Mario Martone racconta il suo cinema all’Aquila Film Festival

Oggi al via la retrospettiva delle pellicole del regista che domani incontrerà il pubblico all’Auditorium del Parco
L’AQUILA. L'Aquila Film Festival, a partire da oggi, all'Auditorium del Parco, ospiterà due retrospettive di alto livello, su Mario Martone e Marco Bellocchio, alla presenza dei registi. Due doppie serate, intitolate “Dialoghi sul cinema”, che prevedono la stessa formula.
Si comincia con una retrospettiva di film di Mario Martone, oggi e domani. Oggi nel corso della prima serata saranno proiettati i film “Morte di un matematico napoletano” (inizio alle ore 19) e “Noi credevamo”. Domani, invece, sono in programma “L'amore molesto” (ore 17) e “Il giovane favoloso” (ore 20.30). Alle 19, tra i due film, si terrà l' incontro con il regista napoletano. Il secondo evento, dedicato a Bellocchio, avrà luogo il 14 e 15 novembre: la prima giornata proporrà la visione de “I pugni in tasca” (ore 18.30) e “Nel nome del padre” (ore 20.30). Il giorno dopo sarà la volta di “Buongiorno, Notte” (ore 17) e “Bella addormentata” (ore 21). Alle ore 19, l'incontro con il regista.
Napoletano, 57 anni, Martone ha debuttato nel teatro d’avanguardia. Il suo primo spettacolo risale al 1976 , “Faust o la quadratura del cerchio”. Nel 1977 ha fondato il gruppo Nobili di Rosa (con Andrea Renzi e poi Francesca La Rocca, Augusto Melisurgo e Federica della Ratta Rinaldi), che, due anni dopo, diventa Falso Movimento. Tra gli spettacoli realizzati da questo gruppo si ricordano “Otello” nel 1982, “Coltelli nel cuore” nel 1986 da Brecht e “Ritorno ad Alphaville” da Godard nel 1986. L'esordio di Martone nella regia cinematografica è del 1980 con un cortometraggio sponsorizzato dal Banco di Napoli, a cui segue "Foresta Nera". Dopo 12 anni, nel 1992, si rivela al grande pubblico con il suo primo lungometraggio: “Morte di un matematico napoletano”, storia del matematico Renato Caccioppoli, interpretato da Carlo Cecchi, che gli valse il Gran premio della giuria alla Mostra di Venezia.
Ed è proprio questo film il primo della retrospettiva aquilana. La pellicola è ambientata nella Napoli degli anni Cinquanta dove Renato Caccioppoli, docente universitario di matematica pura, è un uomo disilluso e tormentato che vive gli ultimi giorni della sua vita. Nipote di Bakunin per parte di madre e reduce dall’ospedale psichiatrico, abbandonato dalla moglie, e divenuto estraneo ai suoi stessi compagni di partito del Pci e ai suoi collaboratori all’ateneo, vive la sua vita con disincantato distacco fino al suo ultimo atto, il suicidio.
Il secondo film, in programma sempre oggi all’Auditorium del Parco, è “Noi credevamo”. Il film, del 2010, è articolato in quattro capitoli (Le scelte, Domenico, Angelo e L’alba della nazione), racconta la storia di tre ragazzi del Cilento: Salvatore, con spirito patriota, Domenico, che crede nell’amicizia e Angelo, votato all’azione violenta. Nel 1828 scelgono di prendere parte al movimento politico repubblicano della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Le loro vite, in seguito a questa decisione, prenderanno strade diverse, ripercorrendo alcuni episodi della storia del Risorgimento italiano.
L'Aquila Film Festival, ideato dall'associazione L'idea di Cleves, si è aperto il 4 ottobre e andrà avanti fino al 22 dicembre prossimo. Nella competizione principale ci sono nuovi film in anteprima di autori come Werner Herzog (Lo and Behold: Il Futuro è oggi), Alejandro Jodorowsky (Endless Poetry) e Philippe Faucon (Fatima) in gara con altri autori come lo svizzero Tobia Nolle (Aloys, apprezzato nell'ultima Berlinale). Nel concorso per opere prime e seconde si trovano proposte come quelle della regista croata Hana Jusic (Quit staring at my plate), dell'argentino Robert Bonomo (Miss), del bosniaco Danis Tanovic (Death in Sarajevo) e dell'unico italiano selezionato, Alessandro Comodin (I tempi felici verranno presto). Quattro sono le proposte all'interno del festival: opere inedite (il concorso principale e quello riservato agli autori di opere prime o seconde), cortometraggi, la rassegna d’essai, e le retrospettive. ©RIPRODUZIONE RISERVATA