Materia arcaica e fuoco L’arte di Sciannella ai Mercati di Traiano

9 Dicembre 2019

Si intitola Scultore di archetipi la bella retrospettiva romana dell’autore internazionale di Castelli scomparso nel 2016

È considerato il più autentico scultore di terra, tra gli esponenti più significativi della scultura contemporanea italiana, rinnovatore di una tradizione antica fatta di materia arcaica e fuoco con un linguaggio artistico che si è portato dentro le radici e il legame antropologico e culturale con la comunità di origine.
All’artista castellano Giancarlo Sciannella, morto tre anni fa, è dedicata dalla città d’adozione, Roma, la retrospettiva “Giancarlo Sciannella. Scultore di archetipi”, in corso ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali. Fino al 16 febbraio le tabernae della via Biberatica ospitano una significativa selezione di lavori in terracotta del grande scultore abruzzese. La mostra documenta la produzione di Sciannella dal 1980 al 2013 attraverso 12 opere, scelte tra le sue creazioni più incisive nell’esprimere il rapporto scultura-spazio e nel convocare lo sguardo del visitatore. Progetto espositivo e allestimento sono stati pensati in funzione dei suggestivi ambienti in cui le opere sono collocate, coi quali esse si misurano in un evocativo percorso. L’esposizione è promossa da Roma Capitale, assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali, col patrocinio del Comune di Castelli. Il curatore Simone Battiato: «È un dialogo interrogativo interiore, intimo e personale, quello intrapreso da Sciannella con la materia primaria e arcaica, che il fuoco concretizza investendola e trasformandola in scrittura, attraverso un racconto che conserva sacralmente gli echi della tradizione ceramica paesana».
La tradizione plurisecolare di Castelli, nel Teramano, piccola e preziosa capitale della ceramica, dove Sciannella nacque nel 1943. Giancarlo Sciannella ha saputo rinnovare la tradizione castellana confrontandosi con le tendenze dell’arte contemporanea rivolte alla materia terra, rappresentate in Italia da Martini, Fontana, Melotti, Leoncillo, fino a Valentini, Spagnulo, Mainolfi. Ancora Battiato: «Il percorso artistico di Sciannella ha cercato e trovato nella ceramica la “ragione povera” delle opere, lontane dal virtuosismo e invece allusive a un passato arcaico e mai perduto. Ne sono esempio le sculture “Strumenti” (1980) e “Macina” (2005), che rimandano a un mondo rurale, montano, legato al lavoro e al luogo d’origine. Le opere “Zodiaco” (2003), “Osservatorio” (2003), “Enea” (2011) testimoniano il viaggio metaforico intrapreso nel proprio intimo dall’artista, novello Odisseo e, in dimensione storica per quest’ultima opera, il viaggio per mare compiuto dalle anfore romane che le fanno da suggestivo contorno. Nell’opera “Foresta” (1993), per la critica capolavoro della scultura ceramica italiana del Novecento, Sciannella riesce a “trasformare” la terracotta in legno, mentre in “Selva” (2011), minimale nell’essenziale linearità geometrica, riflette gli echi della ricerca di Alberto Burri e delle poetiche dell’Informale».
Alla morte dell’artista abruzzse, avvenuta a Roma il 25 settembre 2016, il critico e storico dell’arte Enrico Crispolti scrisse: «Giancarlo Sciannella è forse il più autentico attuale scultore di terra, partecipe di una grande tradizione che dagli anni Venti del secolo scorso ha vivificato il far scultura in Italia. Dall’inizio degli anni Ottanta, rinnovando le prospettive più consistenti ma povere di una manipolazione arcaica della mera terra, ha attinto a suggestioni profonde archetipiche di un patrimonio antropologico e mitico centroitalico». Sciannella studiò nell’Istituto d’arte di Castelli con Serafino Mattucci e Arrigo Visani, completando il percorso di formazione all’Accademia di Belle Arti di Roma, dove frequentò il corso di pittura di Franco Gentilini. A inizio anni ’60 l’esordio come pittore, per dedicarsi subito anche alla scultura in terracotta, presto il principale mezzo espressivo. Nel ’72 il trasferimento a Roma e il decollo nella dimensione nazionale e internazionale. La mostra romana, con attività didattiche e divulgative, è corredata da una monografia (Silvana Editoriale) con saggi del curatore Battiato, Lorenzo Fiorucci, e della teramana Giulia D'Ignazio sul rapporto tra Sciannella e l’artista teramano Romano Rocchi e la stagione delle arti visive in teatro.
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