Maurizio Cocciolito: «La mia vita tra i grandi della musica e del teatro»

Il direttore dei Solisti Aquilani e presidente della Società Riccitelli a Teramo racconta 20 anni di ribalta «L’artista che mi ha più emozionato è stata Monica Guerritore. Avrei voluto ospitare Pollini e Abbado»
Giuseppe Lettieri, Nino Carloni, Vittorio Antonellini i numi di una carriera verticale. Maurizio Pollini e Claudio Abbado nel cartellone i sogni irrealizzati. John Malkovich con i Solisti Aquilani uno dei tanti prestigiosi progetti avverati. I protagonisti del teatro e della musica colta a Teramo il premio a un lavoro di decenni. Maurizio Cocciolito, da vent'anni presidente della Società della musica e del teatro Primo Riccitelli a Teramo e dal 2013 direttore artistico dei Solisti Aquilani, avrà sì sacrificato la carriera di pianista e direttore d'orchestra, ma si è imposto nel panorama regionale come formidabile organizzatore e promotore della cultura teatrale e musicale. Negli ultimi cinque anni il percorso del maestro Cocciolito si è affiancato a quello dei Solisti Aquilani, gloriosa orchestra che il 21 aprile ha compiuto mezzo secolo, all'attivo 6mila concerti in tutto il mondo, la collaborazione con tutti i big del concertismo, un'imponente produzione discografica. «La nomina a direttore artistico dei Solisti Aquilani è stata totalmente inaspettata. Il mio nome fu fatto dal maestro Vittorio Antonellini, a lungo direttore dei Solisti. Nel 2012 ricevetti a L'Aquila il premio Nino Carloni per la mia attività artistica e per quanto fatto con la Riccitelli. Nacque tutto da quel riconoscimento. Conoscevo Antonellini da 30 anni, lui mi conosceva come musicista, direttore d'orchestra, amministratore della Riccitelli, ha pensato che avessi i requisiti per fare il direttore dei Solisti».
Come si articola il suo ruolo?
Sono sia direttore musicale che direttore artistico. I Solisti hanno una struttura molto professionale, tra parte artistica, organizzativa, amministrativa. Io coordino un po' tutto. La carica di direttore artistico comprende anche quella di direttore dell'orchestra. A volte dirigo io, a volte chiamo direttori ospiti, a volte i 15 elementi della compagine suonano senza direttore. Sono tutti ottimi elementi, l'età media non arriva a 30 anni. Provengono dall'Accademia di Santa Cecilia, dalla Scuola di Fiesole, dall'Accademia Stauffer di Cremona di Salvatore Accardo.
Chi sceglie i programmi?
Decido io sulla base di un progetto artistico ben delineato ma anche delle esigenze e richieste delle istituzioni che ci invitano.
Prossimi impegni con ospiti di prestigio?
Al Festival di Bratislava riprendiamo il progetto dell'estate scorsa con John Malkovich, che recita un testo del poeta argentino Ernest Sabàto. Torniamo al Festival di Lubiana e poi alle serate musicali di Stresa. A novembre a Rotterdam per il Festival internazionale della viola. Poi una tournée col chitarrista cubano Manuel Barruejo, che comprenderà Napoli e le Serate musicali di Milano. Nel 2017 i Solisti hanno tenuto 110 concerti, e non solo in Italia. Negli ultimi due anni hanno suonato a Parigi, Strasburgo, Colonia, Düsseldorf. Alla Philarmonie di Berlino c'erano mille persone in piedi a applaudire.
Tra tanti solisti ospiti quali le eccellenze?
Ne abbiamo avute tante. Ultimamente star internazionali, dai violoncellisti Mischa Maisky, Mario Brunello e Giovanni Sollima ai direttori Krzyszof Penderecki e Vladimir Ashkenazy, col quale abbiamo inciso un cd di prossima uscita su partiture del compositore teramano Francesco Antonioni scritte per i Solisti. Coltiviamo anche la curiosità per altri generi, come nel caso dei concerti con Dee Dee Bridgewater, Gino Paoli, Nccp, con brani concepiti appositamente per i Solisti. Artisti ogni volta felicissimi di partecipare, con arrangiamenti loro. Per un direttore artistico la fiducia, nella relazione con gli ospiti, è fondamentale».
Quali le figure importanti per la cultura musicale a L'Aquila e a Teramo?
Al primo posto direi Nino Carloni. Se a L'Aquila c'è sensibilità per la cultura, anche musicale, si deve all'avvocato Carloni. Società Barattelli, Solisti Aquilani, Orchestra sinfonica abruzzese, conservatorio Casella: le istituzioni musicali aquilane sono nate grazie a lui. Vittorio Antonellini era invece il passionale della situazione, ma anche il filosofo. Con lui si parlava di tutto, si potevano fare discorsi alti. Un grande innovatore della musica, per oltre trent'anni direttore dei Solisti, l'orchestra si è identificata con lui. Giuseppe Lettieri, fondatore e presidente della Società Riccitelli, è la figura che mi ha fatto crescere come organizzatore. Ho iniziato a collaborare con la Riccitelli nel 1980 e grazie a Lettieri ho scoperto il dietro le quinte e imparato come nasce un cartellone musicale. L'avvocato, grande appassionato di musica classica, era una persona autorevole. La nascita a Teramo della Riccitelli deriva proprio dall'amicizia tra lui e Carloni, che diede molti utili suggerimenti.
Ha sacrificato l'attività concertistica. Le manca?
Spesso e volentieri mi manca. Per fortuna come insegnante, al conservatorio Casella, ho il rapporto diretto con lo strumento e le partiture, e quindi la musica vera la vivo quotidianamente.
Vent'anni di presidenza Riccitelli. Bilancio?
La Riccitelli ha vissuto anni straordinari, ha ospitato in 39 stagioni musicisti come Radu Lupu, Andràs Schiff, Alicia de Larrocha, Uto Ughi, e tanti altri. Le 13 stagioni di prosa hanno ospitato le maggiori produzioni nazionali. Lo straordinario rapporto col direttore artistico Ugo Pagliai ha permesso di portare a Teramo grandi attori e grandi compagnie, con una risposta di pubblico unica in Italia. Quest'anno la Riccitelli festeggia il quarantennale. In autunno celebreremo il traguardo con un evento importante.
Teatro e musica, quale artista l'ha più emozionata?
Una delle persone che è riuscita a trasmettermi più emozione è stata Monica Guerritore, presente più volte nel cartellone di prosa della Riccitelli. Comunica il sacro fuoco. Ricordo che finito lo spettacolo su Giovanna d'Arco era ancora presa dal personaggio.
Un artista che avrebbe voluto portare a Teramo?
Maurizio Pollini, sfortunatamente non ci sono riuscito. E Claudio Abbado. Eravamo vicini, poi purtroppo si è ammalato. Invece per il teatro tutti i grandi sono stati a Teramo.
Che musica ascolta?
Soprattutto giovani interpreti di musica classica.
Tempo per la famiglia?
Cerco di stare il più possibile con mia moglie Cinzia e i ragazzi, anche se il lavoro è tanto. Non li trascuro. Ho un'idea tradizionale della famiglia.
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