Mazzocchetti spiega il suo “Don Pasquale” portato negli anni ’20

Il direttore artistico del Città Sant’Angelo Music Festival «Tante novità musicali e di regia: saranno tre belle serate»
CITTÀ SANT’ANGELO. Si alza il sipario sul Città Sant’Angelo Music Festival e arriva il Don Pasquale. L'opera buffa in tre atti di Gaetano Donizetti su libretto di Giovanni Ruffini sarà in scena da domenica 18 a martedì 20 luglio, sempre alle 21, nel giardino delle Clarisse. Il direttore artistico, Alessandro Mazzocchetti, si avvarrà per questa sesta edizione del supporto della Fondazione Nicola Polidoro e della collaborazione del conservatorio “Luisa d’Annunzio” di Pescara.
Il Don Pasquale è pronto a conquistare il pubblico del Città Sant’Angelo Music Festival. Che serate saranno?
Saranno tre serate, da domenica a martedì, in cui sarà presentata una nuova revisione del don Pasquale. Sarà una nuova revisione sul manoscritto autografo del compositore, preparata appositamente per la manifestazione angolana. E poi lo spettacolo avrà la regia di Manuel Renga che ha scelto di ambientare l’azione nell’America degli anni ’20 ai tempi del proibizionismo. Il Don Pasquale ha fatto i soldi con il contrabbando degli alcolici e lo spettacolo avrà come scenografia uno spaccato di New York. Una nuova produzione, e tante novità sia dal punto di vista della musica sia dal punto di vista della regia. Saranno tre belle serate.
Quanto è stato difficile preparare tutto in un periodo come quello che abbiamo vissuto tra problemi e incertezze?
È stato molto complesso. Già mettere in moto la macchina organizzativa di un'opera lirica è articolato normalmente perché comprende molti settori, dalle scenografie, al casting, dal trucco, al parrucco, fino alle ballerine e agli attori. In più quest’anno è stato particolarmente complesso a causa della pandemia. Ci siamo organizzati con una convenzione con la Croce Angolana per effettuare i tamponi dall’inizio delle prove fino al giorno del debutto per tutti. Manteniamo il distanziamento sempre. Tutti indossano la mascherina: verrà tolta solo nella prova generale e nelle tre serate. Abbiamo avuto ripercussioni dal punto vista economico perché molti sponsor, loro malgrado, hanno dovuto ridurre i budget.
Parteciperà all’opera il conservatorio “Luisa d’Annunzio” di Pescara, grazie alla disponibilità del suo direttore maestro Alfonso Patriarca. Cosa rappresenta per lei questa collaborazione?
Questa collaborazione per me è un onore perché mi sono laureato in flauto traverso proprio lì e mi ritrovo oggi davanti all’orchestra con i miei docenti. Quest’anno ci saranno la sinfonica e i soprani Claudia Nicole Calabrese (serata del 18 e del 20) e Jessica Ricci (serata del 19), allieve delle classi di canto del conservatorio di Pescara, che interpreteranno il personaggio di Norina, e il notaro Valerio Morelli. Sono giovanissimi, la parte più giovane del cast, che faranno un’esperienza importante e formativa affiancando professionisti già affermati come Matteo D’Apolito nel ruolo di Don Pasquale, il tenore Matteo Mezzaro per la parte di Ernesto, e il baritono Guido Dazzini che sarà il Dottor Malatesta. Ci saranno sul palco la compagine orchestrale con 40 elementi, 35 coristi e poi attori e ballerine. Ci siamo lasciati alle spalle mesi difficili soprattutto per il vostro settore con teatri chiusi e concerti sospesi.
Come ha impiegato il suo tempo in questo particolare periodo e cosa si aspetta ora dal futuro?
Principalmente ho studiato. Questo tempo è stato utilizzato per dare spazio a quelle partiture, quelle opere che non si ha il tempo di studiare approfonditamente. Ho concluso gli studi di composizione al conservatorio di Milano e a presto prenderò il diploma finale di composizione. Spero possano ripartire gli auditorium, i concerti nelle sale e nei locali al chiuso per ricominciare a fare cultura non solo d’estate.
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