Melchiorre e “l’autobiografia” ritrovata: «Confessa debolezze che lo avvicinano a noi oggi»

24 Marzo 2021

PESCARA. È stato da poco pubblicato da Edizioni La Spiga il libro di Roberto Melchiorre “Dante Alighieri, il racconto di una vita” (2021, p. 127, € 7,70, con pregevoli illustrazioni di Daniele Fabbri)...

PESCARA. È stato da poco pubblicato da Edizioni La Spiga il libro di Roberto Melchiorre “Dante Alighieri, il racconto di una vita” (2021, p. 127, € 7,70, con pregevoli illustrazioni di Daniele Fabbri). Il libro vede la luce nella nuova collana di narrativa LeggerMente, pensata dall’editore per la scuola secondaria superiore, dove l’Autore è da decenni docente di materie letterarie, a Pescara.
Nel settecentesimo della morte del Sommo Poeta, Roberto Melchiorre ha indubbiamente avuto un occhio di attenzione al mondo della scuola, in cui si è fatto molto apprezzare quale divulgatore, come tiene a presentarsi (da 15 anni i suoi libri offrono agli studenti uno straordinario vademecum di storia, letteratura e anche di storia dell’arte e di critica); ha perciò dato al volume un taglio autobiografico da parte di Dante, immaginando ritrovato, alcuni mesi dopo la morte nel 1321, a Ravenna, un manoscritto epistolare col racconto degli ultimi giorni di vita, segnati dal declino della salute, e di tutto il suo passato: l’adolescenza, la giovinezza e la prima vita politica a Firenze; poi l’esilio, in compagnia dapprima di altri esuli guelfi della sua parte, poi sempre più solitario, vagando per corti del nord Italia a conoscere “quanto sa di sale/ lo scendere e il salir per l’altrui scale”.
In questo modo l’attenzione del lettore si accende, seguendo un percorso che non si trova in altri libri su Dante pubblicati in questo periodo, caratterizzati da un taglio storico o filologico che li rende a volte pesanti; mentre anche le esigenze didattiche risultano soddisfatte, il quanto il volume è completato, a uso studenti/docenti, da un Focus (in agili schede azzurre) sulle fonti della vita, la iconografia, la cronologia di Dante e la sua presenza nel web; poi dalle Attività (in schede arancioni) consistenti in unità di apprendimento a uso scolastico. Tutto il volume centra un raro punto di sintesi tra specialismo e divulgazione.
Professor Melchiorre, quanto è difficile essere chiari?
Come dico nei miei incontri nelle scuole, io sono un insegnante che scrive e non uno scrittore che insegna. Per questo conosco l’importanza della chiarezza e mi rendo conto anche di quanto sia sempre alto il rischio della banalizzazione. Direi che divulgare vuol dire essere chiaro senza tradire il rigore.
Nel suo libro lei fa raccontare Dante da lui stesso, immaginandone ritrovata poco dopo la morte un’autobiografia da parte del figlio Jacopo, insieme con le ultime 13 cantiche del Paradiso, delle quali parla Boccaccio come di un plico rimasto, per un po’, nascosto. Cosa Le ha suggerito questo espediente, che peraltro ha una colta tradizione letteraria alle spalle?
Un giorno Marguerite Yourcenar, aprendo un vecchio baule, trovò delle lettere con un incipit che recitava: Mio caro Marco. Ecco, forse sono state proprio le Memorie di Adriano a ispirare una struttura narrativa come quella del mio Dante. Ne esce un ritratto vivo La grandezza di Dante sta ovviamente nella sua poesia, ma anche nella sua umanità, quindi anche nei suoi difetti e nelle sue debolezze. Evitare l’agiografia vuol dire avvicinarlo, renderlo vivo, farlo amare di più.
Qual è l’aspetto che Le è piaciuto più farci raccontare?
L’amicizia con Cavalcanti, l’amore per le donne (non solo per Beatrice) e l’affetto di padre. Ma anche aspetti che si conoscono poco, come la sua esperienza di soldato. Mi affascina l’idea di un poeta della sua grandezza che aveva combattuto in prima linea, rischiando la vita, per difendere l’amatissima Firenze.