Messaggi dalla scena vuota «Al teatro serve il pubblico»

21 Aprile 2020

Spazio Matta, Teatro Gianni Cordova, Florian, Arotron e Teatro Immediato  tra esperimenti su Internet, nuovi linguaggi e nostalgia di una platea vera

Palcoscenici muti e sedie vuote. L’emergenza Covid-19 ha costretto gli operatori del settore a ripensare il concetto classico di teatro e ad avanzare proposte alternative. Sono diverse le realtà pescaresi che si sono affidate al mondo dei social network, per offrire al pubblico la loro arte in questo periodo difficile. Il futuro resta un’incognita. Quando si potrà tornare alla “normalità”, una volta superata la fase di emergenza? In che modo il mondo del teatro potrà davvero ripartire?
SPAZIO MATTA. «Abbiamo aderito alla campagna #iorestoacasa e iniziato una programmazione virtuale delle nostre attività», spiega Annamaria Talone, presidente della rete Artisti per il Matta e curatrice teatrale. «L’abbiamo divisa in “Pillole d’artista”, in cui leggiamo riflessioni, pillole di saggezza, e “Playlist Matta”, in cui proponiamo frammenti di spettacoli. Abbiamo recuperato alcuni appuntamenti della rassegna Matta in Scena, in versioni da poter diffondere sui social».
Una ripresa delle attività, dopo il lockdown, appare ancora lontana. «Ci domandiamo come si potrà ricominciare. Ci sarà una fase in cui bisognerà creare distanze tra gli spettatori, ma quello che impareremo da questo periodo ci aiuterà a far cultura in modo diverso», aggiunge. «I limiti spingono a trovare altre soluzioni, possono diventare una sfida, essere superati attraverso la creatività». Tra le idee: «Spettacoli in spazi aperti, riconquistando il contatto con la natura, o spettacoli pensati per una fruizione da casa. O, ancora, esperienze come quella di Studio Azzurro, che esplora i linguaggi delle nuove tecnologie, in modo da escludere la presenza fisica di attori in scena. Bisognerà puntare ancora di più su un’arte che sappia dialogare con le persone, sulla qualità, su operazioni che abbiano una ricaduta sul territorio».
TEATRO GIANNI CORDOVA. Potrebbero volerci molti mesi «per la riapertura di sale cinematografiche e teatrali», sottolinea l’attore e regista William Zola, ideatore dello Spoltore Ensemble e direttore artistico del Teatro Gianni Cordova, che esprime preoccupazione. «Andrà rispettata una certa distanza, cosa che ridurrà ancora di più la disponibilità di posti a sedere. La speranza è quella di poter ripartire presto in una forma ridotta, pensando a tutto questo come a un ricordo: un periodo che, indubbiamente, ci ha fatto riflettere sul senso della vita. Gli spettacoli dal vivo sono insostituibili. L’attore è un officiante e il pubblico assiste al rito del teatro, ma anche gli spettatori sono protagonisti. Il teatro è uno spazio in cui si abbatte ogni forma di barriera. Ci auguriamo che arrivi un sostegno concreto per gli operatori del settore, perché tante realtà, ferme per parecchio tempo, rischiano davvero di non sopravvivere».
FLORIAN. Tempo di «calma e rigenerazione» per Giulia Basel, direttrice artistica del Florian Metateatro, attrice e regista. «Quello che sta succedendo deve farci riflettere su come dobbiamo riprogettare il nostro lavoro per quando sarà possibile ricominciare dal vivo», afferma. «La possibilità di tenere vive delle relazioni grazie alle comunicazioni a distanza è stata utile, ma il nostro è un lavoro che non può assolutamente prescindere dalla presenza o, meglio ancora, dalla compresenza. Riprenderemo, appena ce ne daranno l’opportunità, anche a piccoli passi, rivolgendoci a piccoli gruppi, e questo sia riguardo agli spettatori ma anche agli allievi dei nostri laboratori che stanno continuando online. Speriamo che si possa quanto prima almeno ricominciare con le attività di residenza e di produzione dei nuovi spettacoli che abbiamo progettato e per le quali stiamo per ora lavorando solo a livello di testo».
AROTRON. Ripartenza online per il regista, attore e doppiatore Franco Mannella, direttore artistico dell’accademia teatrale Arotron di Pianella. «Non penso alla normalità. Mi sono obbligato a pensare che ci sarà qualcosa di nuovo, per non angosciarmi e per ingegnarmi a trovare nuova linfa e nuove soluzioni», riflette. «Prima pensavo in modo marginale ai canali social, ora mi sono reso conto che vanno utilizzati e anche bene. Sto realizzando delle clip con letture, con nostre lezioni, ma anche quando passerà questa fase dovremo accompagnare le nostre performance con qualcosa di multimediale. Spacchettare un progetto, ad esempio, proporlo in pillole, in parte gratuito e in parte a pagamento». Utilizzare Internet sì, ma «in maniera funzionale. Mettere in rete interi spettacoli teatrali non rende un servizio al teatro: è già difficile far emozionare e riflettere a teatro dal vivo, figuriamoci mettere uno spettacolo in rete così com’è». Occorrerà pensare «a nuove forme di intrattenimento. Il compito dell’arte è far pensare e scuotere. Questa può essere una grande opportunità per rinnovarci e rigenerare la nostra arte. Il teatro deve lasciarsi contaminare e trovare un’altra via».
TEATRO IMMEDIATO. Numerosi gli appuntamenti del festival “La cultura dei legami”, diretto da Edoardo Oliva, regista, attore e direttore artistico del Teatro Immediato, rimandati aa data da destinarsi, probabilmente in autunno. Questa emergenza non lascia intravedere cosa accadrà, soprattutto in luoghi che naturalmente producono assembramenti, come i teatri e i cinema». Oliva ha preso parte alla stagione virtuale del Teatro stabile d’Abruzzo, che propone «pillole per cercare di tenere viva la fiammella teatrale. Come Teatro Immediato non ho messo in atto ipotesi social. Il teatro è l’ultima arte rimasta in cui l’uomo incontra l’uomo. Mentre possiamo guardare film a casa, il teatro ha bisogno della relazione umana. Il problema, quando riaprirà, sarà capire se le persone avranno voglia di tornare in un luogo chiuso e affollato, per quanto sia un luogo dove accadono cose meravigliose. Si avrà dentro la paura. Quello che è certo, però, è che il teatro è un’arte millenaria, è sopravvissuta a tutto. È un luogo che nessuna tragedia ha potuto sopprimere».
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