«Mi piace la roccia del Gran Sasso, è più ruvida di me»

Lo scrittore stasera a Castelbasso: «Qui da voi è speciale la facilità con cui si entra in confidenza»
«Le montagne abruzzesi sono di gran lunga sottoutilizzate, un vantaggio. Il futuro potrà approfittare dell’Abruzzo ma con un approccio diverso da quello con cui sono state aggredite le altre montagne». Per Erri De Luca, lo scrittore napoletano con la montagna nel cuore, l’esperienza dell’alta quota, «tempo vuoto in uno spazio vuoto», è fondamentale e rappresenta anche il punto di partenza del suo ultimo romanzo, “Impossibile” (Feltrinelli). «Sono un frequentatore del Gran Sasso, mi piace fare una corsetta fin su in cima per respirare e muovere le gambe. Sono abituato a scalare e la roccia qualche volta riesce a essere più ruvida di me, dunque un bene». Lo scrittore «Napolide» attivista per i diritti civili, è atteso questa sera a Castelbasso nel weekend che chiude la composita kermesse culturale allestita nel borgo teramano di Castelbasso da Fondazione Malvina Menegaz per le arti e le culture.
Erri De Luca, l’ambiente e gli spazi all’aria aperta sono stati importanti durante la gestione della pandemia da coronavirus. Pensa che sia servito a diffondere consapevolezza ambientale invitando a un comportamento più attento alla sostenibilità?
L’Italia ha la fortuna di avere una geografia benedetta, spesso la calpestiamo ma resta spettacolare ovunque. Mai come quest’anno si è vista grande affluenza di visitatori in montagna, sulle Dolomiti dove d'estate vado abitualmente mai viste così tante persone. E questo perché l’immagine che si ha della montagna è di un posto dove c'è spazio, più che al mare. Nella giusta premura di tenere le distanze dagli altri ci si è indirizzati in massa in montagna, un effetto simpatico è stata la vendita di molte roulotte e biciclette, addirittura ne sono esaurite le scorte. Una necessità quella di cercare nuovi spazi e frequentarli in maniera diversa.
Un segnale di cambiamento in meglio?
Penso che questa estate ci abbia dato una buona lezione. Quanto durano questi ammaestramenti non so, ma è stato un ottimo aggiornamento su quali sono le priorità soprattutto per i giovani che per la prima volta hanno conosciuto la necessità di modificare i comportamenti dopo mesi di chiusura totale.
Qual è la sua percezione del sentimento dei giovani, quali insegnamenti sente di voler trasmettere?
In verità sono loro a incoraggiare me, sono loro i depositari del futuro. Mi sembra che questa ultima generazione invece di ereditare passivamente il futuro come gli viene consegnato da chi li ha preceduti, voglia dire la sua, orientare il proprio futuro in maniera che sia diverso, sono pieni di domande che esigono risposta.
Risposte che poi troveranno?
Intanto rafforzano il dispositivo di domanda, la volontà di ottenere risposta. Risposte rispetto alle quali le nostre categorie politiche sono in ritardo cronico.
È ottimista sul mondo che verrà?
Penso che questa nuova generazione saprà cambiare i connotati del rapporto col pianeta a livello globale, penso che saranno capaci di impostarlo diversamente perché sono competenti, informati, studiano, sono partecipi, sanno cosa stanno chiedendo.
Come vede la questione meridionale oggi? Tra Sud e Nord le parti si sono rovesciate?
Credo che oggi esista piuttosto una “questione settentrionale”. La ripartenza e il cambiamento sono già in atto grazie a chi ad esempio potendo lavorare da casa preferisce restare nelle proprie zone di origine invece che trasferirsi al Nord. Milano oggi è una città quasi deserta con una quantità di esercizi chiusi che avevano ragione di essere sulla base dei consumi del ceto impiegatizio.
Novità da leggere come miglioramento?
Per il Sud nettamente. Il Sud si è dimostrato un presidio sanitario oltre che un posto dove la qualità della vita è migliore, l’aria che si respira è migliore. Un’inversione di segno che si affaccia per la prima volta.
Pensa che questi effetti dureranno a lungo?
Sicuramente una necessità fintanto che questa epidemia che stiamo affrontando non si risolverà. E non è cosa da poco, non so quando né quanto sarà efficace il vaccino ma fino a buona metà del prossimo anno le condizioni di vita non cambieranno. È dunque un avviamento a un modello di vita diversa che va ad affermarsi e che porterà delle conseguenze. Si comincia a guardare fuori delle città e cercare spazi abitativi, una novità innegabile, le persone non aspettano gli incentivi per cercare di affrontare la situazione in maniera nuova. Sono fiducioso anche nella nostra grandiosa capacità di adattamento.
L’emergenza coronavirus ha cambiato i suoi progetti?
Proprio no, ho avuto il privilegio di abitare in una casa in campagna da solo, spazi fuori e dentro, ho trascorso una quarantena molto migliore rispetto ad altri in città, per me è stato abbastanza facile confrontarmi con la clausura prolungata.
Quanto le piace l’Abruzzo? L’Abruzzo ha posti magnifici e torno sempre volentieri, ho parecchi amici sia di montagna che di mare. Apprezzo il rapporto con gli abruzzesi, la facilità con cui si entra in confidenza, una bella specialità.
©RIPRODUZIONE RISERVATA