Michela Murgia al Salone del libro: «Adesso posso dire e fare tutto»

20 Maggio 2023

TORINO. «Ora sto vivendo il tempo della mia vita. Dico tutto, faccio tutto, tanto che mi fanno? Mi licenziano? Ho chiesto a Vogue di fare un viaggio sull'Orient Express. Posso andare alle sfilate di...

TORINO. «Ora sto vivendo il tempo della mia vita. Dico tutto, faccio tutto, tanto che mi fanno? Mi licenziano? Ho chiesto a Vogue di fare un viaggio sull'Orient Express. Posso andare alle sfilate di moda, farò un sacco di cose. Ma voi non aspettate di avere un cancro per fare così». Michela Murgia chiude così l'incontro al Salone del Libro, dove presenta il suo Le Tre Ciotole (Mondadori). Il pubblico la applaude a lungo, sono in tanti fuori dalla Sala Oro, la più grande del Lingotto. Chi è entrato è stato in coda tre ore per stringerla in un simbolico abbraccio. «L'incontro più atteso? Non esageriamo. Non ci sono stati i politici?», scherza la scrittrice, in caftano bianco e turbante nero. In sala ci sono il figlio Claudio e la madre («non è la mia compagna», precisa).
Nel suo nuovo libro, dodici storie in cui i protagonisti attraversano cambiamenti radicali - un lutto, una ferita, un licenziamento, una malattia, la perdita di un amore - che costringe ciascuno a forme sconosciute di sopravvivenza emotiva. «Non mi risulta che con la felicità si sia fatta molta letteratura. Le parole possono curare anche aprendo ferite, un modo per curare quelle degli altri. Se sei in grado di fare questo puoi andare dall'editore e non dall'analista». Murgia torna a parlare della malattia: «Quando l'oncologo mi ha detto del tumore, senza mai definirlo tale, ero sotto morfina. Qualsiasi cosa mi avesse detto sarebbe stata bella» ironizza. Ha iniziato a svuotare il suo armadio «perché non c'è cosa più triste per gli altri». Non manca la politica: «Penso che questo governo sia fascista, si vede dalle scelte che fanno. Va tutto in una certa direzione: controllo dei corpi, controllo della libertà personale, discriminazioni delle comunità già discriminate che cominciavano a ottenere dei diritti» dice. Scherza su Elly Schlein: «È passata per fashionista perché per una volta qualcuno le ha consigliato di stare attenta ai colori, mentre è una che si veste al buio, sembra quasi daltonica». «Se sono stanca di essere antagonista? In un Paese normale, civile, quello che faccio io lo fanno gli intellettuali e nessuno viene trascinato in tribunale. È l'unico Paese che si definisce democratico dove gli intellettuali sono perseguitati dal potere», dice Michela Murgia. Niente firmacopie alla fine, troppi rischi a stare troppo vicina alla gente. E un ultimo avviso: «Non chiamatemi guerriera, odio i militari».