Micheli a teatro: in Un uomo solo in fila tutti vi riconoscerete

AVEZZANO. Le speranze di un uomo, l’attesa, il dubbio, la paura, nessuna via d'uscita se non quella di andare incontro al proprio destino. Sono i sentimenti che Pasquale, un uomo qualunque, prova...
AVEZZANO. Le speranze di un uomo, l’attesa, il dubbio, la paura, nessuna via d'uscita se non quella di andare incontro al proprio destino. Sono i sentimenti che Pasquale, un uomo qualunque, prova mentre attende il proprio turno in una sala d'attesa di Equitalia. Emozioni messe in scena al Teatro dei Marsi questa sera alle 21 nello spettacolo “Un uomo solo in fila”. Maurizio Micheli, con la sua sofisticata ironia dà corpo a un personaggio kafkiano, vittima consapevole del senso e non-senso della vita.
Spesso i suoi personaggi sono dotati di due livelli: una sottile ironia e seria capacità di far riflettere su problemi della vita. È il caso di “Uomo solo in fila2?
Questo è un personaggio in cui molti si riconosceranno. Il tema dello spettacolo è l’attesa di qualcosa che non si sa cos’è. Un piccolo uomo che aspetta un giudizio, una decisione, una svolta nella sua vita da una “presenza” che nel caso è l’ufficio di Equitalia. È lì che molti uomini aspettano e pensano. Insieme a un solerte impiegato il protagonista canta, si diverte e cerca di far passare il tempo. Tutti abbiamo aspettato un giudizio, un voto e in questo caso il voto lo dà questo ente misterioso.
Il protagonista, durante l’attesa si guarda dentro e affronta temi dell'animo umano, tra cui il desiderio di possedere una fede solida, che possa aiutarlo a uscire da quella situazione. Lei è credente?
No, non lo sono, ma sono invidioso di chi ha la fede. Li invidio perché trovo che sono delle persone fortunate ad avercela. Purtroppo c’è chi ce l’ha e chi no. Il protagonista fa un bilancio della sua vita e alla fine si accorge di non aver avuto valori, fede, anche l’amore non è andato come sperava e tutto questo lo fa sentire in una situazione di stallo in questo posto dove ci sono centinaia di persone come lui, che aspettano, non parlano, vivono questo dramma dei nostri tempi restando in fila. Una fila coatta che lo spinge a riflettere, a guardarsi dentro, ma in modo comico.
C’è qualcosa di autobiografico in questo spettacolo?
Non molto. Diciamo solo che anche io sono una persona che tante volte è stato in fila. So cosa vuol dire stare lì ed essere preso dalla situazione. Non si può neanche leggere, pensare, si sta lì e si aspetta il proprio destino. Questo è un mondo in fila, tutti aspettiamo sempre qualcosa e temiamo il giudizio degli altri. Siamo tutti un po' Pasquale. Perché a tutti è capitata almeno una volta una cosa del genere.
Cosa vorrebbe che lasciasse dentro ogni spettatore questo spettacolo?
Io spero che lasci qualche piccolissima riflessione divertita. Perché il mio scopo è far divertire, sorridere, ma anche riflettere. Rimane qualcosa, me lo hanno detto in molti. Questo è l'obiettivo che mi pongo da anni ormai nei miei spettacoli".
Questo spettacolo si basa su una satira sociale e di costume per dare vita a un cabaret nel senso più nobile del termine. Uno stile raffinato, ma quasi totalmente abbandonato dal mondo dello spettacolo. Crede ci siano i margini per una inversione di tendenza e un recupero di questo patrimonio culturale?
Purtroppo è molto difficile che avvenga ciò. Purtroppo la televisione domina tutto e solo al cinema si fanno cose più raffinate, in tv non è possibile perché siamo schiavi del prodotto, della pubblicità. Questo genere di teatro una volta si praticava, io l’ho sempre fatto. Dal 1978 giro per i teatri con uno spettacolo che si chiama “Mi voleva Strehler” e ha fatto oltre 1.300 repliche. Anche quello era una storia di questo tipo, un piccolo uomo a contrasto con il potere.
Con questo e altri spettacoli ha girato molti teatri dell'Abruzzo e tanti anni fa ha recitato anche per il Tsa. Che ricordi ha di questa regione?
Sono stato tante volte in Abruzzo e ho bei ricordi del pubblico e dei teatri. Sono sempre venuto molto volentieri anche perché nel 1971, quasi 50 anni fa, sono stato per un anno scritturato dal Tsa e giravamo tutti i paesi portando vari spettacoli. Conosco benissimo la realtà teatrale abruzzese, da tantissimi anni. Poi sono tornato piacevolmente con diverse compagnie negli anni successivi, così come piacevolmente ritorno per lo spettacolo di Avezzano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA