«Mio nonno il Vate poche favole e tanto imbarazzo»

11 Settembre 2015

Maria Teresa Montanarella a Pescara racconta il D’Annunzio familiare: «Era l’eroe di mia madre»

di Federica D’Amato

PESCARA

Minuta e dal portamento signorile, lo sguardo attento, una parola gentile per tutti, e il ricamo di uno scialle rosso ad avvolgerla: si è presentata così, mercoledì a Pescara Maria Teresa Montanarella, la nipote di Gabriele d'Annunzio, in visita in città per la presentazione del libro “Gabriele d'Annunzio e Renata. Carteggio inedito 1897-1937” (Ianieri Edizioni) di Franco Di Tizio.

Ad accoglierla, nella casa natale di suo nonno in corso Manthoné, una vera e propria folla di persone, che a fine incontro l'ha letteralmente subissata di domande, richieste di foto, autografi e selfie, quasi a rievocare, seppur nel breve giro di un pomeriggio, quella che fu la celebrità di nonno Gabriele, il suo richiamare come un demiurgo il favore delle masse.

Maria Teresa Montanarella è la quinta degli otto figli di Eva Adriana Renata d'Annunzio, l'amatissima “Cicciuzza”, figlia del poeta, e del pugliese Silvio Montanarella, tenente di Vascello della Marina Militare Italiana, sposi nel 1916; una donna certo avvezza all'importanza delle proprie origini, sicuramente orgogliosa della storia familiare, ma anche attenta a non tralasciare, con la propria testimonianza, il lato più tenero e quotidiano del rapporto intercorso tra sua madre e il nonno. In occasione della presentazione, Montanarella ha rilasciato al Centro una intervista in cui acconta di sé, di sua madre e aneddoti della propria infanzia.

Signora Montanarella, questa è la prima volta che viene a Pescara?

No, sono venuta già un'altra volta, sei anni fa con la Contessa Caproni perché diedero un premio a mio padre, Silvio Montanarella.

Qual era il rapporto tra sua madre Renata e d'Annunzio?

Mia madre era letteralmente innamorata del padre, ne parlava in continuazione. In particolare amava il suo lato eroico, mi raccontava sempre delle sue imprese, delle pazzie e delle acrobazie belliche che lo hanno reso immortale. D'altronde, come biasimarla? Il volo su Vienna, sul Polo, le due medaglie d'argento e d'oro al valor militare... Volava con aerei al limite della precarietà ingegneristica, con ali di stoffa e il corpo di legno compensato. Era sua figlia, certo, ma era anche una autentica ammiratrice del d'Annunzio pubblico.

E nelle sue immagini da bambina, come lo ricorda questo nonno così importante?

Era sicuramente un nonno che non raccontava le favole della buonanotte, ma perché le scriveva, di meravigliose, per il mondo intero. L'impatto più forte di questa importante origine familiare l'ho avuto a scuola, dove già si studiavano le opere e la vita di d'Annunzio... Può immaginare l'orgoglio, ma insieme anche l'imbarazzo, davanti ai propri compagni!

Quindi, per lei, cosa ha rappresentato essere la nipote del Vate?

Un grande onore, una profonda emozione per tutto quello che ha fatto, che ha scritto. Ma soprattutto, un forte senso di gratitudine per il rapporto che ha avuto con mia madre perché è stato assolutamente un padre affettuoso. Quando lei era in collegio a Firenze e lui alla Capponcina, tutti i fine settimana le faceva visita, la prendeva e la portava alla villa. Le aveva comprato un cavallino che si chiamava Cinirellina; quando non poteva andare a trovarla, le diceva sempre “Cirenella ti manda un bacino”. Molto carino, insomma, proprio come un papà di quelli nostri di adesso. So che è difficile credervi, considerato il personaggio, ma lui era così con sua figlia.

Lei è qui per presentare il libro di Franco Di Tizio, un documento importante perché getta luce su tanta storia dannunziana sinora inedita... Le è piaciuto? Cosa rappresenta per lei?

Credo che il libro di Di Tizio sia molto, molto importante per lo stato degli studi dannunziani, quindi sì, lo reputo personalmente importante, anche e soprattutto per la nostra cultura. Da una parte mi ha fatto molto piacere, quindi, anche perché ho collaborato, in alcuni punti, alla sua documentazione; dall'altra parte, sono rimasta un po' dispiaciuta quando si incontrano le richieste di mia madre al padre affinché venisse aiutata economicamente... D'altronde, anche oggi i ragazzi chiedono i soldi a papà e mamma. Lei era in una situazione particolare, i genitori separati, e possiamo immaginare che la sua infanzia non fu proprio serena. Anzi, è stato bravo il nonno a metterla in collegio così da darle una educazione completa.

Tornerà a Pescara?

Senz'altro, con piacere, spero di avere ancora occasione di poter parlare di nonno Gabriele.

©RIPRODUZIONE RISERVATA