«Mio padre Edoardo, capostipite dell’enologia ricordato a Verona»

LORETO APRUTINO. «Mi fa immensamente piacere che mio padre venga ricordato. Non solo per il valore affettivo che il ricordo ha per me, ma perché è stato uno dei capostipiti dell'enologia non solo...
LORETO APRUTINO. «Mi fa immensamente piacere che mio padre venga ricordato. Non solo per il valore affettivo che il ricordo ha per me, ma perché è stato uno dei capostipiti dell'enologia non solo italiana, uno dei primi a credere nel potenziale dei nostri autoctoni, Trebbiano e Montepulciano. Vini che lui ha iniziato a imbottigliare negli anni Cinquanta con le etichette della nostra azienda. Con la Dos, Denominazione di origine semplice, come si diceva allora. Il suo vero merito è di aver fatto da apripista a una regione, l'Abruzzo». Francesco Paolo Valentini non sarà coi suoi vini a Vinitaly, e non è una notizia. Ma ci sarà domenica 10 aprile alle 14.30 per la commemorazione che il 50° Vinitaly dedica a suo padre Edoardo a 10 anni dalla scomparsa. Con Francesco intervengono gli amici più legati al personaggio straordinario che suo padre è stato, protagonista del rinascimento del vino abruzzese e italiano nel ’900, con il suo Trebbiano giudicato miglior vino d'Italia. Gli amici di famiglia sono Daniele Cernilli, Mauro Defendente Febbrari (medico di Edoardo, braccio destro di Luigi Veronelli), Carlo Petrini (se non di persona in video), Antonio Paolini e Rocco Pasetti.
Francesco Paolo, il TrebbianoValentini è stato nominato tra i vini mito nel 40ennale di Vinitaly, 10 anni fa. Come si resta nel mito?
«Un mito è Marilyn. Io sono un cantiniere che cerca di fare il suo mestiere con passione, amore, umiltà e dedizione».
Com'è cambiato il corso per il vino abruzzese dagli anni '50 in poi, cioè da quando l'azienda Valentini ha iniziato a imbottigliarlo?
«Dapprima lentamente, ma dagli anni '80 si è avuta un'accellerazione verticale, in meglio, nella qualità del prodotto. I vini abruzzesi sono tra i migliori vini italiani. Il problema è che sono poco conosciuti a differenza dei toscani o piemontesi. Ma non sono da meno quanto a qualità e tradizione, come altri prodotti che caratterizzano il territorio abruzzese. Mi auguro che per l'olio extravergine si possa percorrere la stessa strada del vino»
Perché la scelta di non partecipare al Vinitaly?
«Non partecipiamo mai a eventi di grande rilevanza e richiamo. Siamo un'azienda sulla piazza dal 1600, il nostro prodotto è già collocato, la produzione è artigianale e la quantità limitata dunque non si ravvede la necessità di partecipare. Non avrebbe senso perché non avrei la quantità per soddisfare le richieste. Una vetrina come quella di Verona va bene a chi ha bisogno di visibilità». (j.f.)
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