Modà, dopo il periodo buio è l’ora di “Buona fortuna”

Domani esce la Parte Prima. Kekko: «Il titolo è un auspicio per noi e per i nostri fan Il Covid ha dato il colpo di grazia alle mie fragilità. I Maneskin? Riscatto mondiale»
I mesi di pandemia e di lockdown, insieme alle fragilità personali di Kekko Silvestre e alla vita che cerca di tornare alla normalità. C’è questo nel dna di “Buona Fortuna – Parte Prima”, il nuovo disco dei Modà in uscita domani. Primo capitolo, con sei inediti, di un progetto più ampio «che avrà una Parte Seconda e magari anche una Terza. Dipenderà da quello che avremo da dire», spiega Kekko, anima e penna della band milanese, che torna a due anni dall’ultimo lavoro di studio “Testa o croce”.
«Il titolo è un auspicio per noi e per i nostri fan, dopo un periodo buio e in cui tutto è stato difficile, con la speranza che si torni a vivere una vita diversa da quella degli ultimi mesi tra paura e ansie». Kekko racconta di come il Covid abbia accentuato fragilità che ha sempre cercato di mascherare, anche per la sua bambina Gioia. «Mi sono rinchiuso sempre più nel mio mondo, esco sempre meno. Soffro di attacchi di panico e il Covid mi ha dato la mazzata finale. Il peggiore? Quello durante un concerto a San Siro: cantavo senza sapere cosa cantavo, in un processo di dissociazione terrificante. Vivo questi momenti affrontandoli, perché se scappi è finita». Fragilità che l’artista prova a raccontare nel brano che dà il titolo all’album, “Buona fortuna buona vita buona luna” («Non sentirà più il peso della vita addosso, camminerà leggera verso un nuovo inizio»). «Parlo di me attraverso le fragilità di una figura femminile, che sono sempre io», racconta Kekko. «Di come curare le ferite allontanandosi dalle cose che mi hanno fatto ammalare». Nel disco si parla anche di Alzheimer in “Scusa se non lo ricordo più” («a ispirarmi una intervista di Lino Banfi nella quale raccontava della malattia della moglie. Mi toccò molto») e di bullismo e critica social in “Comincia lo show” («Facciamo musica pop, capace di arrivare a molti: per questo cerchiamo nei testi di dare anche messaggi sociali»). Dopo lo stop agli spettacoli dal vivo, a maggio la band tornerà in tour nei palazzetti. «Surreale che torniamo con “Testa o Croce” quando nel frattempo è uscito “Buona Fortuna”. Viviamo una sorta di ritorno al futuro», osserva il chitarrista Diego Arrigoni. «Ma tornare sul palco è bellissimo. Siamo fiduciosi. La ripartenza è felicità». Come band guardano con piacere al successo che stanno avendo i Maneskin. «Possono piacere o no, ma oggettivamente rappresentano un grande riscatto per la musica italiana a livello internazionale, a livello di band e di rock non c’è mai stata una tale attenzione verso un gruppo italiano. Consigli? Solo tenere i piedi per terra lavorare sodo, analizzare bene le decisioni».