Mogol e Carusi, dialogo di musica e parole attorno alla “Capinera”

2 Ottobre 2016

Il poeta della canzone e il celebre pianista di Celano insieme per la messa in scena dell’opera di Gianni Bella

CELANO. Metti il più grande paroliere italiano e un pianista di fama mondiale. Falli incontrare quasi per caso nel cuore dell’Abruzzo e osservali mentre discutono di un’opera “La capinera”, tratta dal romanzo epistolare che Giovanni Verga pubblicò nel 1871. La novità è che il compositore è un autore di musica pop: Gianni Bella.

Giulio Rapetti, in arte Mogol, e Nazzareno Carusi si ritrovano a Celano e con un pizzico di diffidenza, ben presto sostituito da una buona dose di stupore, il paroliere per eccellenza fa scoprire a Carusi il talento operistico imprevedibile dell’autore di “Montagne verdi”. Affetto ormai da anni da una grave patologia il fratello della cantante Marcella Bella ha lasciato in dote un gran numero di bellissime canzoni pop e un’opera lirica, appunto “La capinera”.

È lo stesso Mogol a spiegarci come nasce questo progetto.

«Tanti anni fa vennero da me Gianni Bella e un ragazzo che gli aveva suggerito di comporre l’opera, Giuseppe Fulcheri, che lavora anche in televisione. Mi chiesero di scrivere il romanzo. Io in un primo tempo non accettai perché pensavo che Gianni Bella non avesse una cultura operistica, ma poi, dopo averla ascoltata, mi sono convinto che è un genio. Quando ho cominciato a sentire quello che aveva composto mi sono reso conto della sua grandezza».

Oggi Gianni Bella capisce tutto, ma non riesce a parlare. Non scrive e non compone ormai da anni e quest’opera è l’ultimo suo regalo al mondo della musica.

L’incontro di Mogol con Carusi «è merito del professor Walter Santilli di Celano, grande professionista, con una cattedra di fisiatria all’università La Sapienza, di cui sono grande amico. Carusi l’ho conosciuto da poco, ne apprezzo le qualità pianistiche e il suo modo di approcciarsi al mondo della musica».

Il pianista celanese non si fa pregare ed esprime il suo giudizio sull’opera. «Altre volte è successo», sostiene, «e quasi sempre a sproposito, che grandi del pop volessero comporre un’opera lirica. Ma qui è diverso. Il libretto di Mogol è come le canzoni di Mogol, che sono eterne, e Gianni Bella è un genio melodico e musicale, e come tutti i geni ha nel sangue la storia. Nella Capinera si sente, e si sente quasi incredibilmente l’acqua scorsa da Alessandro Scarlatti a Franco Alfano. E se nell’allestimento si troverà un immenso orchestratore e ci si staccherà dall’isocronia tipica e un po’ monotona del pop, dando alla musica il ritmo del cuore che mai batte sempre uguale, questa opera sarà il primo esperimento di questo tipo pienamente riuscito. E non ho dubbio che accadrà. Ma spero che accada in Italia, e non all’estero come invece pare».

Sull’argomento è intercorsa in serata anche una telefonata tra Carusi, Mogol e il ministro Dario Franceschini il quale ha garantito un suo interessamento per far sì che la prima dell’opera avvenga in Italia.

Dietro l’incontro tra Carusi e Mogol c’è anche una curiosa storia legata alla canzone Emozioni del duo Mogol-Battisti.

Tutto è iniziato con uno scambio di battute tra Gino Ianni, noto falegname celanese, ed il professor Santilli sulla canzone nella quale Battisti cantava: “Guidare a fari spenti nella notte”. E accadde davvero, che spegnendo i fari, Gino Ianni, da giovane, finì in un fossato con la sua auto mentre ascoltava proprio quel brano. Santilli gli garantì che avrebbe invitato Mogol e così è avvenuto. L’incontro si è trasformato in un happening musicale nell’abitazione della famiglia Piemari. Il giovanissimo Gianmarco Piemari ha riarrangiato per l’occasione il noto successo scritto da Mogol, Paolo Limiti ed Elio Isola, dal titolo “La voce del silenzio” che egli stesso ha eseguito alla viola insieme agli altri membri del quartetto Annarita Piemari (violino), Federica Piemari (violino) e Francesco Monti (pianoforte). «Ho conosciuto questi ragazzi, sono davvero molto bravi», il commiato di Mogol dopo la performance.

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