Morena Gentile: racconto la femminilità negata dall’Olocausto

Domani la proiezione speciale di “Bocche inutili” a Spoltore Presenti l’attrice pescarese e il regista Claudio Uberti
Le bocche inutili sono quelle delle donne. Le bocche inutili di questo film intenso e necessario sono quelle che non gridano, sono ammutolite dall’orrore. Bocche inutili era il nome che i nazisti davano alle donne internate nel campo di concentramento di Ravensbruck. Inutili perché bisognava sfamarle senza avere in cambio lo sfiancante lavoro fisico garantito dagli uomini.
Bocche inutili è una storia profondamente femminile che prende spunto dalle testimonianze di donne sopravvissute all'Olocausto e si snoda, dura e insostenibile, attraverso le vicende di Ester, ebrea italiana mandata nel campo di transito di Fossoli e poi a Ravensbruck, il cosiddetto “inferno delle donne”, e poi di Lia, Andra, Giuliana, Ada, donne che condividono quest’inferno con lei, tra solidarietà, istinto materno e istinto di sopravvivenza. Un cast tutto femminile composto da Margot Sikabonyi (Ester), Lorenza Indovina (Lia), Morena Gentile (Andra), Nina Torresi (Giuliana), Anna Gargano (Bianca Maria), Sara Zanier (Dorothea).
L’opera è uscita come film evento il 25 aprile scorso e domani verrà presentato al cinema Arca di Spoltore, alle 21, per una proiezione speciale a cui parteciperanno il regista Claudio Uberti, la sceneggiatrice Francesca Nodari e una delle protagoniste, Morena Gentile, l’attrice pescarese che dà il volto al personaggio di Andra.
L’attrice, originaria di Cugnoli, risponde per quest’intervista mentre è in viaggio verso Bologna, dove è attesa per una presentazione del film: il tono gentile della sua voce si alterna al rumore del treno sulle rotaie, che sembra lì quasi a ricordare quegli altri tremendi trasferimenti verso l’inferno dei campi.
Sono tanti i film girati sulla Shoah, tra cui alcuni autentici capolavori: cosa porta di diverso Bocche inutili, rispetto al tema tante volte trattato?
Nel film è il tema della femminilità negata a fare la differenza: è la storia di un gruppo di donne ebree e il merito del film è di ricorrere al punto di vista femminile nel raccontare la lotta di ognuna per conservare la propria identità in un luogo dove l’identità è negata. Nel film, un ruolo centrale è svolto da una finestra, quella della latrina della baracca, che funge da membrana che separa l’esterno, dove avvengono le violenze e i soprusi degli aguzzini nazisti, e l’interno dove è centrale l’accoglienza, dove le donne riescono a instaurare una sorta di unione.
Il film è girato in un vero campo di concentramento, quello di Fossoli, in Emilia Romagna. Come ha influito questo set così autentico sul suo lavoro?
Ha influito moltissimo. A Fossoli c’è il Museo-Monumento del Deportato, che ho visitato e che mi ha aiutato a comprendere ed entrare davvero nella terribile atmosfera di quel passato. Riportare quella tragedia in un film è stato estremamente difficile, non è facile interpretare una violenza così disumana. Mi sono preparata anche vedendo altri grandi film come Schindler’s list. E mi sono documentata: abbiamo avuto la fortuna di poterci basare su documentazioni reali, tratte dalle esperienze di donne che hanno vissuto veramente la Shoah.
Come è stato lavorare su un set quasi esclusivamente femminile?
Molto bello, si è creato un bel rapporto con le mie colleghe, che continuava anche fuori dal set. Ci ritrovavamo a cena insieme dopo le riprese, o a chiacchierare davanti a un caffè, un te, oppure una camomilla, a seconda delle necessità! Anche alla prima assoluta del film, è stato molto bello ritrovarci emozionate insieme: ci siamo tenute per mano, una cosa molto intensa.
Il film vanta, oltre al cast di attrici, anche una sceneggiatura scritta da due donne, Francesca Nodari e Francesca Romana Massaro: il cinema al femminile ha una sensibilità “diversa”?
Le donne possono avere una sensibilità più partecipata, vissuta, possono capire meglio le tematiche femminili. Sono sentimenti che possono essere i nostri, parlarne è più semplice, l’effetto più reale.
Il film, ambientato nel 1943, richiama temi di fortissima attualità come la guerra in Ucraina.
Anche in Ucraina vediamo donne che scappano dalle proprie case, corrono per sfuggire alla guerra. La forza della donna esce fuori nelle difficoltà. Però, secondo me, la guerra non si può vincere solo con atti violenti: bisogna agire con le parole e con la solidarietà. C’è una parola importante che chiude il film, che ha pronunciato anche Papa Francesco recentemente, cioè “ricorda”... Non dobbiamo mai dimenticare quello che è successo.
Altro tema è la violenza sulle donne: violenza psicologica e anche fisica.
Nel film ci sono immagini molto violente. Del resto, “bocche inutili” ha un significato ben preciso: erano le donne, considerate non adatte ai lavori fisici, quindi inutili. Solo bocche da sfamare. Erano utili solo per farne cavie per esperimenti, oppure per lo stupro.
Nel film lei interpreta Andra, una donna che trova in sè l’istinto della “cura”, seppure in una situazione di assoluta disumanità.
Sì, nel film sono Andra, una prigioniera che ha una sorella, Giuliana, che cerca di proteggere il più possibile. E all’arrivo di Ester prova gli stessi sentimenti di protezione anche per lei. È un personaggio sfaccettato: è diffidente, si fida poco delle altre donne. Il suo obiettivo principale è sopravvivere con le poche cose che ha.
Esiste la solidarietà femminile in situazioni così estreme?
In quelle situazioni c’è solidarietà, ma c’è anche disumanità. Andra è diffidente perché ha un vissuto, è stata lì per più tempo delle altre e sa che cosa potrebbe succedere. Cerca di farlo capire anche alle altre. È ferita nell’animo, ma ha una sorella più piccola da proteggere e poi anche Ester. Andra è lucida, sa quello che succede e vuole uscire da lì, salvando la sorella e le compagne.
Morena, che legame ha con l’Abruzzo, sua regione di origine?
Ho un rapporto bellissimo, sia con il paese di Cugnoli, dove sono nata, sia con Pescara, dove ho studiato e dove ho fatto il concorso di Miss Italia. Ritorno spesso, ho tanto amici. Verranno anche a vedere la prima del film domani all’Arca e sono molto felice di rivederli.