Moretti Day al festival: ovazione per “Tre Piani” con 11 minuti di applausi

12 Luglio 2021

«Un film doloroso, ma anche un inno alla vita e alla pietà. E Margherita Buy è la nostra Meryl Streep: può fare tutto»  

CANNES. La data a suo modo storica, Nanni Moretti l’aveva già prevista: «Quattro anni fa già sapevo che domenica 11 luglio l'Italia si sarebbe battuta su “Tre Piani”: in ordine di tempo quello tennistico, cinematografico e calcistico». E, almeno per lui, obiettivo raggiunto, con un’ovazione durata ben undici minuti, di applausi e grandissimo calore al termine della premiere del film con cui è tornato, in corsa per la Palma d'Oro. Tutta la sala in piedi ad applaudire con calore, mentre Moretti ringraziava tutto il cast e i collaboratori, con accanto la sua attrice feticcio Margherita Buy.
Nanni Moretti ha affrontato il concorso tra emozione e ironia, pronto a vedere con il pubblico del Grand Theatre il suo Tre Piani rimasto congelato per oltre un anno per aspettare la premiere qui e in Italia l'apertura dei cinema. Ha fatto l'alba per controllare tutto, con la prova tecnica in sala alle 3 e mezzo di notte, scegliendo alla fine come musica per la Montee des Marches il brano Allegria scritta da Jovanotti per Gianni Morandi. E ha trovato pure il tempo di montare un video sul suo account di Instagram ormai popolarissimo. Con la stessa attenzione, meticolosità, dedizione «che non è mai cambiata in 40 anni. Questo è un mestiere bellissimo e bisogna farlo con cura, tenacia dal primo all'ultimo momento», dice. In questo periodo ha preparato il nuovo film. «Per la prima volta ho pensato al prossimo quando ancora non era uscito il precedente». È Il sol dell'Avvenire scritto con Federica Pontremoli, Velia Santella (le stesse di Tre Piani) e Francesca Marciano: si inizia a girare a febbraio.
Tre Piani, in sala dal 23 settembre, è il suo primo film tratto da un soggetto non suo. «Quando Federica mi ha consigliato di leggere il romanzo dello scrittore israeliano Eskhol Nevo ho capito subito che sarebbe stato il mio nuovo lavoro perché contiene temi universali che mi interessano molto: la responsabilità delle nostre scelte, il senso di giustizia, la colpa e anche la responsabilità di essere genitori. C'erano stati nei decenni scorsi altre ipotesi da romanzi e non so se mi sarei sentito sminuito come autore, ma oggi assolutamente no; anzi ero strafelice di aver trovato quei temi, quei personaggi e quelle situazioni».
Il film, ambientato a Roma (nel libro è Tel Aviv), racconta le vicende di tre famiglie in un condominio, rappresentazione dei tre livelli dell'anima secondo Freud: l'es ossia gli impulsi, l'io che cerca la mediazione, il Super Io dominato dalla morale delle regole. Ma il film prende una strada meno psiconalitica. Ecco così prendere vita la storia di Lucio (Riccardo Scamarcio), un padre che diventa ossessionato dal presunto abuso subito dalla figlia di 7 anni dal vicino di casa, salvo poi non avere remore di fare l'amore con la nipote dell'uomo innamorata di lui; la storia di Giovanna (Alba Rohrwacher), “vedova” visto che il marito (Adriano Giannini) è sempre fuori per lavoro, mamma di due figli che cresce da sola mentre sente incombere la pazzia che ha già colpito la madre; la storia di due giudici (Nanni Moretti e Margherita Buy) alle prese con un figlio cresciuto severamente, sempre inadeguato rispetto alle aspettative paterne. Storie che si incrociano e li mettono a confronto l’un l’altro.
Le donne ne escono decisamente meglio «sono più aperte, più sane nelle reazioni ai fatti che accadono, più pronte a risolvere, a mediare», spiega Moretti. «Gli uomini invece rimangono incistati nelle loro rigidità, ossessioni, schematismi, inchiodati ai loro ruoli nella famiglia. Le giovani generazioni sono diverse dai padri per fortuna».
Moretti dice di amare tutti i suoi personaggi anche quelli più sgradevoli, come il giudice che interpreta, rigidissimo, che costringe la moglie (Buy) a un aut aut, o lui o il figlio. Un film triste? «No, doloroso, ma anche un inno alla vita, all'umanità e alla pietà». E sui suoi attori ha spiegato di aver fatto più provini a tutti, tranne a Margherita Buy: «È il nostro quarto film di seguito insieme, per me è la nostra Meryl Streep». Nel corso di un lungo incontro Moretti ha raccontato tanto altro come la pandemia. «Non mi ha insegnato nulla: già sapevo dell'importanza degli altri, che esistesse il mio prossimo lo sapevo già, come pure sapevo che ci sono forti diseguaglianze sociali, che la morte fa parte della vita e anche che la fortuna gioca un ruolo importante. Sono stato attento non mi sono ammalato ma altri sono stati altrettanto attenti e si sono ammalati». E come le piattaforme: «Durante questo anno», spiega, «in cui Tre Piani è rimasto congelato, ho detto al mio produttore Domenico Procacci: non voglio sapere quanto offre Netflix per programmare il mio film sulla piattaforma scavalcando la sala. Non sono per la sala cinematografica per un fatto nostalgico, io amo i film al cinema come spettatore ancora prima che come regista, produttore, attore, esercente. Non vuol dire che non mi capiti di guardare serie su piattaforme, come Il Metodo Kominsky o Call my agent, ma trovo pericoloso che si facciano film per le piattaforme, si rischia di non avere più film d'autore».