Morto Amoroso l’economista teatino allievo prediletto di Caffè

È morto la notte scorsa a Copenaghen l'economista Bruno Amoroso, l'allievo prediletto di Federico Caffè, docente emerito dell’Università di Roskilde in Danimarca dove aveva fondato il Centro studi...
È morto la notte scorsa a Copenaghen l'economista Bruno Amoroso, l'allievo prediletto di Federico Caffè, docente emerito dell’Università di Roskilde in Danimarca dove aveva fondato il Centro studi intitolato al grande economista pescarese. Amoroso era nato a Roma ma teneva molto alle sue radici abruzzesi: i suoi erano originari di Rapino, nel Chietino, e il padre si era trasferito a Roma al seguito di Basilio Cascella. Lui non aveva mai perso il legame con il territorio dove tornava in vacanza da ragazzino. Studioso di livello internazionale, carattere discreto e riservato, prima che la lunga malattia glielo impedisse aveva cominciato a lavorare a un progetto di sviluppo locale per il comprensorio teatino coinvolgendo giovani, intellettuali, amministratori. Fortissimo il legame con Caffè e nella sua autobiografia “Memorie di un intruso” pubblicata da Castelvecchi solo pochi mesi fa Amoroso lascia intuire la sorte di Caffè, nei giorni e negli anni successivi a quell’alba del 15 aprile del 1987 in cui si allontanò dalla sua casa nel quartiere Monteverde a Roma, per dileguarsi nel nulla. Un nulla fitto di ipotesi: da quella del suicidio a quella della volontaria reclusione in un convento. Amoroso non risolve in maniera recisa il rebus della sorte del suo docente alla Sapienza di Roma, non dirada completamente la nebbia che avvolge il destino dell’economista, ma fa capire che la vita di Caffè ebbe un epilogo diverso da quello tragico che il senso comune ha assegnato alla vita di uno dei più grandi intellettuali italiani del Novecento, che fu maestro di Mario Draghi, presidente della Bce, Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, e di tanti altri nomi di prestigio, da Marcello De Cecco a Giorgio Ruffolo, da Guido Rey a Enrico Giovannini. Lo fa in conclusione del penultimio capitolo del suo libro. Nell’ultimo capoverso prima dell’Epilogo, Amoroso scrive: «Federico capì la situazione prima di noi e ha trascorso gli anni che ci separano da lui tornando alla sua amata musica classica e al silenzio. Una volta lo interruppi in questo ascolto con una canzone di Lucio Dalla, Come è profondo il mare. Ascoltò in silenzio, accennò un grazie con la mano, e riprese l’ascolto di una sinfonia di Mahler».