Morto Schumacher il regista di Batman venerato dagli attori

I cult, il successo con Un giorno di ordinaria follia il Cavaliere Oscuro criticato, le serie tv all star
Ha raccontato con immagini abbacinanti e poi buie gli abissi della mente e della psiche dell’uomo comune e del più tormentato dei supereroi, fino a scoperchiare l’algida forza del potere nella Stanza Ovale. Joel Schumacher, il regista tra gli altri di Un giorno di ordinaria follia (1993), di Batman Forever (1995) Batman e Robin e di alcuni episodi della serie House of Card (2013) è morto lunedì all’età di 80 anni. Era malato di tumore. A darne l’annuncio un suo portavoce, che si trovava con lui a New York.
Nella Grande Mela Schumacher era nato il 29 agosto 1939 da madre svedese di fede ebraica e da padre americano praticante battista. Una famiglia molto religiosa e altrettanto rispettosa della libertà individuale, che gli permette di crescere seguendo le proprie inclinazioni. Il giovane Schumacher si iscrive così alla Parsons School of Design, attratto da tutto ciò che riguarda l’arte e l’estetica.
Una attrazione che non passerà mai e su cui costruisce la propria carriera partendo dalla Revlon, la famosa azienda di cosmetici dove viene assunto per occuparsi del design delle confezioni. Ma il mondo del cinema è già una calamita per lui e vi entrerà come costumista, prima per la televisione poi per il grande schermo. È accanto a Woody Allen che comincia il suo percorso: con il regista di Io e Annie è sul set nel 1973 per Il dormiglione e nel 1978 per Interiors. Quindi passa alla sceneggiatura per altre produzioni di poco successo. La macchina da presa lo aspetta e il debutto lì dietro avviene nel 1981 con The incredible shrinking woman, film di fantascienza con un bel cast (Lily Tomlin, Charles Grodin, Ned Beatty, John Glover e Elizabeth Wilson) e un’accoglienza tiepida. I veri successi arrivano con due pellicole poi diventate dei piccoli cult anni Ottanta, St. Elmo's Fire, del 1985, che lancia le carriere di Rob Lowe, Emilio Estevez e Demi Moore, ma soprattutto con l’horror Ragazzi perduti, del 1987, storia di un gruppo di giovani vampiri di una cittadina della California. Nel cast un giovanissimo Kiefer Sutherland, Jason Patric, Corey Feldman e Corey Haim.
I grandi incassi arrivano negli anni Novanta, con lo strepitoso Un giorno di ordinaria follia, con un Michael Douglas entrato nell’immaginario mondiale per la sua interpretazione, e una serie di adattamenti riusciti tratti dai romanzi di John Grisham: Il cliente, 1994, e Il momento di uccidere , del ’96 opera riuscita anche grazie ad attori come Susan Sarandon, candidata all’Oscar, Tommy Lee Jones, Sandra Bullock, Matthew McConaughey, Samuel L. Jackson e Kevin Space.
Ed è alla metà degli anni Novanta che il regista newyorkese succede a Tim Burton per continuare a trasporre al cinema le avventure del Cavaliere Oscuro. Nel 1995 Schumacher dirige Batman Forever, cui segue due anni dopo Batman & Robin con George Clooney, Chris O’Donnell e Alicia Silverstone e i “cattivi” Arnold Schwarzenegger e Uma Thurman. Un film duramente contestato da critica e pubblico per le scelte stilistiche ed estetiche, tanto che vent’anni dopo il regista ha chiesto scusa ai fan dell’eroe di Gotham City. Tre nomination all’Oscar in carriera, negli anni 2000 Schumacher è irrefrenabile: quell'anno gira Tigerland, con il suo attore-feticcio Colin Farrell, nel 2002 Bad Company – Protocollo Praga, con Anthony Hopkins e Chris Rock, e In linea con l’assassino, di nuovo con Farrell, Kiefer Sutherland e Katie Holmes e, nel 2003, Veronica Guerin – Il prezzo del coraggio, con Cate Blanchett, Ciarán Hinds e, ancora, Farrell. Nel 2004 ecco Il fantasma dell’Opera, tratto dal musical di Andrew Lloyd Webber, e poi Number 23 (2007), Blood Creek (2009) e Twelve (2010). L’anno dopo chiama sul set Nicolas Cage e Nicole Kidman per il thriller Trespass, premiato al Toronto Film Festival. Nel 2013 Schumacher torna al piccolo schermo dirigendo alcuni episodi della serie House of Cards con Robin Wright e Kevin Spacey, nel 2015 produce la serie Do Not Disturb: Hotel Horrors. In una delle ultime interviste, nel 2019 a Vulture ha detto: «Il mio successo ha infastidito sempre molte persone. Forse hanno pensato che non me lo meritassi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA