Morto Treat Williams, l’antieroe ribelle di “Hair”

14 Giugno 2023

Vittima a 71 anni di un incidente in moto. Una carriera densa di successi, con registi come Leone e Allen

Treat Williams, il ragazzo del Connecticut, ha chiuso la sua vita a bordo della sua moto, coinvolto in un incidente proprio come il mitico Lawrence d'Arabia alla metà degli anni '30. E anche lui era una delle figure dell'immaginario americano capaci di sedurre tutte le classi sociali del grande Paese, dagli intellettuali di New York agli agricoltori del profondo Sud. La sua biografia lo descrive campagnolo, studente modello, atleta del football, pilota d'aereo ad appena 21 anni, ottimo subacqueo, sposato una sola volta con moglie e due figli da cartolina, scrupoloso professionista con oltre 75 apparizioni tra cinema e televisione. In realtà Richard Treat Williams, nato il 1 dicembre 1951 a Stanford, campagnolo non era, anzi era figlio della borghesia dorata dell'area metropolitana della Grande Mela: la madre antiquaria, il padre manager d'azienda. Tra i suoi antenati c'erano il grande Barnum (l'uomo dei circhi americani) e Robert Paine, uno dei padri della Dichiarazione d'Indipendenza. Ammesso al Marshall College di Lancaster, poté dar sfogo fin da ragazzo alla passione per il teatro e la musica, esibendosi in spettacoli via via più professionali, fino al musical Grease. Al cinema debutta nel 1975 con un thriller indipendente, Deadly hero, ma si fa le ossa a Hollywood con particine in film diretti da autori come Richard Lester, John Schlesinger, John Sturges. Nel 1979 Milos Forman lo scrittura per Hair, il film che gli cambierà la vita. «È stata probabilmente la più grande esperienza della mia carriera», ha detto in seguito. «Una mattina qualunque, mi sono messo un paio di jeans e una giacca e ho camminato dal mio appartamento fino a Central Park per cominciare a girare. Era tutto così semplice! Certo, un sacco di preparazione, un duro lavoro per le coreografie e le canzoni, ma alla fine abbiamo cominciato a girare e tutto sembrava più che reale. Forman è stato uno dei più grandi registi di ogni tempo per me».
Treat Williams amava il suo lavoro, per ogni film aveva parole entusiaste e per ogni regista un apprezzamento, ma al momento del vero debutto, coronato dalla candidatura al Golden Globe per il ruolo del leader hippie Berger che morirà in Vietnam per sostituire l'amico Claude, non sa che diventà un mito. Per tutta la vita rimarrà l'idolo della generazione pacifista al tempo del Vietnam e non troverà mai più un ruolo altrettanto carismatico.
La sua carriera è certamente legata a ottimi film diretti da grandi autori. Si ricordano tra i molti 1941 di Steven Spielberg nel 1979, Il principe della città di Sidney Lumet, per cui ottiene la seconda candidatura ai Golden Globes nel 1981, Cose da fare a Denver quando sei morto di Gary Fleder nel 1995, L'ombra del diavolo di Alan J. Pakula nel 1997, Hollywood Ending di Woody Allen nel 2002. Nel 1984, a chiamarlo è il nostro Sergio Leone, per Cera una volta in America, in cui Treat è il sindacalista Jimmy Conway. E come molti americani della sua generazione, trovò una seconda vita professionale in Italia lavorando tra gli altri con Vittorio Caprioli, Pasquale Squitieri, Pupi Avati. All'inizio degli anni 2000, poi, ottenne fama anche fuori dal cinema. Nel 2001 fu protagonista del musical Follies, vincendo il Drama League Award e dall'anno dopo divenne un beniamino delle serie tv con Everwood in cui era il celebre neurochirurgo Andy Brown. Lavorò poi in Chesapeake shores nel ruolo del patriarca di una grande famiglia americana. Vi compare fino alle puntate dello scorso anno.
Sposato con Pam Van Sant dal 1988, ha avuto due figli di cui parlava spesso attribuendo alla solidità della famiglia la vera ragione della sua costante empatia con un vastissimo pubblico. Treat Williams era infatti prima di tutto un'icona e poi un attore. Anche per questo tre generazioni di spettatori lo ricordano come «uno di loro», capace di attraversare le stagioni dell'America rimanendo sempre se stesso.