Morto Zafon, con “L’ombra del vento” dalla Spagna conquistò il mondo

“L’ombra del vento” è stato il primo vero bestseller planetario spagnolo del dopoguerra (assieme alla “Cattedrale del mare” di Falcones) arrivando, tradotto in 36 Paesi, a vendere 8 milioni di copie...
“L’ombra del vento” è stato il primo vero bestseller planetario spagnolo del dopoguerra (assieme alla “Cattedrale del mare” di Falcones) arrivando, tradotto in 36 Paesi, a vendere 8 milioni di copie di cui uno solo in Italia dove l'autore, Carlos Ruiz Zafon, morto ieri a Los Angeles a 55 anni dopo una lunga malattia, ha dei veri e propri fan.
Era nato il 25 settembre 1964 a Barcellona, amata città che sarà al centro della maggioranza dei suoi libri, con Avinguda del Tibidabo, Els Quatre Gats in Calle Montsiò e Montjuic che sono i luoghi nei quali si svolgono le vicende di Daniel Sempere, protagonista dei suoi romanzi più famosi, a cominciare dalla quadrilogia del “Cimitero dei libri dimenticati”. Lui stesso ne spiegava così l'origine: «Con il mondo sempre più popolato da media che vanno oltre il libro, pur avendo in esso la propria origine, ho voluto che la carta stampata si riappropriasse di ogni stimolo sensoriale, cercando di creare un’esperienza a 360 gradi. Tutto ha avuto inizio con un’immagine, quasi una fotografia mentale: una biblioteca per i libri che rischiano di andare perduti, libri salvati da chi crede nel loro valore. Simbolo che è anche metafora della memoria e del ricordo, alla base della nostra identità. Da quest’idea si è dunque sviluppato un vero e proprio labirinto, una matassa intricata in cui ho tentato di combinare e racchiudere tutti i generi possibili: una storia che altro non è che un tributo alla letteratura».
La quadrilogia, storia tra il poliziesco e il noir con echi metafisici e misterici, si apre nel 2002 proprio con “L’ombra del vento” con sullo sfondo la città anni ’40, piegata dalla 2ª guerra mondiale e oppressa dalla dittatura franchista, per proseguire nel 2008 con “Il gioco dell’angelo”, prequel ambientato negli anni ’20, in una Barcellona reduce dalla guerra ispano-americana, in cui la Spagna perse le colonie di Cuba, Filippine e Porto Rico. Poi sono arrivati “Il prigioniero del cielo” nel 2011 che ci porta negli anni ’50, tra le vie di una città che sta trovando il riscatto da distruzioni e miserie del dopoguerra, e “Il gioco dell’angelo” del 2016 , sorta di chiusura della vicenda, del cerchio esistenziale di Daniel prima ragazzino e poi cresciuto e padre, raccontando assieme l’inizio e la fine della sua storia. Ad accompagnare le sue vicende personali e della libreria Sempere, ereditata dal padre, c’è anche il suo stravagante amico Fermín Romero de Torres, legato alle vicende di un libro maledetto su cui una dedica dice sia «tornato dal mondo dei morti»; poi c’è l’inquietante Mauricio Valls, scrittore ambizioso ma privo di talento che incarna il volto peggiore del franchismo ed è sovrintendente del carcere di Montjuic, tutto quindi tra misteri, omicidi, storie d’amore e di coraggio, di delusioni e speranze. Terminato questo ciclo, Zafon annunciò che non avrebbe mai più scritto «di Barcellona, né di libri. Dopo aver trascorso 16 anni immerso in questo mondo gotico e labirintico, mi sento pronto per qualcosa di nuovo».
Cresciuto a Barcellona, iniziò a lavorare come insegnante e quindi in un’agenzia pubblicitaria, poi, separatosi dalla moglie, si trasferì nel 1994 a Los Angeles dove lavorava come sceneggiatore per Hollywood. Come scrittore debuttò nel 1993 con una serie di libri per ragazzi. Romanzo a sé è “Marina” del ’99, in cui si legge: «In genere il destino si apposta dietro l'angolo, come un borsaiolo, una prostituta o un venditore di biglietti della lotteria, le sue incarnazioni più frequenti. Ma non fa mai visita a domicilio. Bisogna andare a cercarlo».