“Mumble, mumble”, ovvero le confessioni di un orfano d'arte

14 Gennaio 2017

CHIETI. «Qual è il segreto per un famoso figlio d'arte? Semplice... trovare la propria strada nella vita ridendo amaramente di sé stesso». Mumble mumble, il riflettere borbottando è il soprannome di...

CHIETI. «Qual è il segreto per un famoso figlio d'arte? Semplice... trovare la propria strada nella vita ridendo amaramente di sé stesso». Mumble mumble, il riflettere borbottando è il soprannome di Emanuele Salce, figlio, anzi orfano d'arte e protagonista della pièce teatrale di successo che va in scena domani (unica data in Abruzzo) alle ore 21 nel Piccolo teatro dello Scalo dell’associazione Il Canovaccio, in via Pescara 205/A (Chieti scalo).

Tre atti scritti con Andrea Pergolari in cui Salce raccontando "la follia dilagante di gente che non sa come comportarsi credendo di comportarsi bene", affronta tre morti, quella del padre Luciano Salce, il padre naturale, quella di Vittorio Gassman, il padre putativo, più una propria catartica e metaforica morte, il proprio fallimento di seduttore esposto alla mortificazione e alla vergogna.

Di ricordo in ricordo, mescolando i registri e i toni, tra alto e basso, divertimento ed emozione, il protagonista rivive i momenti più grotteschi dei due funerali,tra amici di famiglia, becchini, finti parenti, politici e prelati; personaggi singolari e improbabili, un vero e proprio carosello a tinte surreali di sacro e profano. Il rimuginare di Salce è un pensare senza rancore; ora è Edipo a parlare e a raccontare: verso i suoi due grandi padri non prova né rancore, né astio ma un atto d'amore che ne testimonia la maturità, umana e artistica..

A fare da contraltare in scena lo spettatore-regista Paolo Giommarelli ora complice, ora provocatore della confessione.