“Napoletano? E famme ‘na pizza” Salemme contro gli stereotipi

23 Novembre 2021

AVEZZANO. Vincenzo Salemme torna a teatro e porta in scena il suo pamphlet “Napoletano? E famme ‘na pizza”, che lui stesso definisce «una confessione sincera ed esilarante sui cliché della...

AVEZZANO. Vincenzo Salemme torna a teatro e porta in scena il suo pamphlet “Napoletano? E famme ‘na pizza”, che lui stesso definisce «una confessione sincera ed esilarante sui cliché della napoletanità. Siamo tutti prigionieri di uno stereotipo». E aggiunge. «Mi sembra anche il modo migliore per riassaporare l’atmosfera delle sale teatrali e per tornare a ridere ed emozionarsi tutti insieme». Prodotto da Valeria Esposito per Chi è di scena! lo spettacolo tratto dal libro più recente (pubblicato a marzo 2020 per Baldini + Castoldi) dell’attore, commediografo, sceneggiatore, regista teatrale e cinematografico e scrittore, ha debuttato con successo a Orvieto sabato scorso e arriverà in Abruzzo, in doppia replica ad Avezzano il 15 e 16 dicembre, sul palco del Dei Marsi. Nell’estate dello scorso anno, l’anteprima del tour di “Napoletano? E famme ’na pizza” (in formazione ridotta per ovvie ragioni) era stata per l’artista un primo passo per dare una risposta sul palco alla grave crisi determinata dall’emergenza Covid-19. Una testimonianza concreta “a favore” dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo. Ora il ritorno sul palcoscenico con la produzione al gran completo in una lunga tournée che andrà avanti fino alla primavera 2022. Il titolo dello spettacolo fa riferimento ad «una battuta di “E fuori nevica”, una mia commedia», ha raccontato Salemme, «nella quale uno dei personaggi chiede al fratello di dimostrare la sua presunta napoletanità facendogli una pizza. E sì, perché ogni buon napoletano deve saper fare le pizze, deve saper cantare, deve essere sempre allegro, amare il caffè bollente in tazza rovente, ogni napoletano che si rispetti deve essere devoto a San Gennaro, tifare Napoli, amare il ragù di mammà... e via così con gli stereotipi che rischiano di rendergli la vita più simile ad una gabbia che ad un percorso libero e indipendente».