Nella casa del Vate le immagini del Pasolini segreto sul set del Fiore delle Mille e una notte

Vittorio Sgarbi aprirà venerdì prossimo a Pescara Vecchia una mostra delle fotografie scattate da Roberto Villa durante le riprese del film nel 1973
di Giorgio D’Orazio
C'è feeling ultimamente tra Vittorio Sgarbi e Pescara. Dopo la caccia a capolavori d'arte da portare all'Expo, nella notte di Natale tra i quadri della collezione Di Persio, dove ha scovato un'inedita opera di Cagnacci a cui ha dedicato la sua ultima rubrica "Scoperte e rivelazioni" su Sette, il settimanale del Corriere della Sera,il critico tornerà venerdì prossio con una mostra fotografica nella casa natale del Vate. «D’Annunzio rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la cultura italiana e non solo», esordisce iSgarbi, «ha vissuto buona parte del secolo più vivo, ha influenzato persone distantissime da lui come Montale e persino Debussy, ha abbracciato il comportamentismo, l’estetica e il teatro fondendoli in una vita sola».
Ma il poeta pescarese non c'entra con questa nuova operazione culturale, tutta dedicata, invece, ad un'altra colonna portante della letteratura italiana, Pier Paolo Pasolini, che Vittorio Sgarbi non esita, per l'occasione, ad accostare a D'Annunzio. «Pasolini è un personaggio dannunziano, in quanto è molto forte la presenza della sua vita nella sua opera. Sono due epoche diverse, Pasolini era un omosessuale invece l’altro era un donnaiolo ma, in un certo senso, l’esperienza degli uomini e l’esperienza delle donne sono state parte della loro creatività».
La mostra “Da Pier Paolo Pasolini a Maria Pia Severi”, curata da Sgarbi e organizzata da Salvo Nugnes, presidente dell’associazione Spoleto Arte, sarà inaugurata venerdì prossimo alle 18 nel Museo Casa natale di Gabriele D'Annunzio a Pescara Vecchia con interventi di Vittorio Sgarbi e di Lucia Arbace, soprintendente per i Beni storici, artistici ed etno-antropologici dell'Abruzzo. L'esposizione presenta gli scatti d'autore realizzati dal fotografo Roberto Villa durante le riprese sul set del film "Il fiore delle mille e una notte", che Pasolini diresse nel 1974.
Villa, genovese classe 1937, vive e lavora a Milano, nel 1967 inizia l'attività di fotografo e nel 1969 assume l'art direction della rivista Fotografiamo. Dal 1973 diviene collaboratore di Playboy e realizza numerosi servizi fotografici anche per Vogue, Photo Magazine, Harper's Bazaar, Esquire, Photo13, Epoca, National Geographic, Manchete, Amica, Gioia e Grazia, e in quello stesso anno viene invitato da Pier Paolo Pasolini a fotografare le riprese del “Fiore delle Mille e una notte”, ultimo film della Trilogia della vita, nato da lunghi viaggi in paesi remoti e arcaici come l'Iran, lo Yemen e altri. Viaggi che ebbero come testimone appunto Villa, che condivise con il regista e la troupe alcune settimane sul set.
Le sue fotografie, esposte per la prima volta nel 2011 nella mostra “L'Oriente di Pasolini” alla Cineteca di Bologna - a cui Roberto Villa ha donato, nel 2008, il suo archivio, costituendo l'omonimo fondo comprendente fotografie, pubblicazioni e prezioso materiale tecnico, audio, video e fotografico che ha utilizzato durante la sua attività - restituiscono la magia figurativa e la fisicità popolare del film più visionario di Pasolini e ne arricchiscono la conoscenza con uno sguardo sul mondo arabo che lo ha ispirato, anche grazie al catalogo, curato da Roberto Chiesi del Centro studi – Archivio Pasolini ed edito dalla Cineteca di Bologna, dove sono pubblicate alcune interviste e testi di Pasolini su una concezione antropologica, narrativa ed estetica che si contrapponeva allo «sviluppo senza progresso» del presente.
Nella mostra che aprirà il 6 febbraio a Pescara, poi, accanto a queste suggestive immagini di Villa presenziano le originali raffigurazioni dell'obiettivo della fotografa Maria Pia Severi, che rievocano soggetti e momenti dalle città che le sono rimaste nel cuore, con figure femminili spesso protagoniste, avvolte da una magica cornice sospesa tra realtà e sogno, come nota la curatela, insomma un variegato percorso di opere ad intreccio che, negli intenti della mostra, permetterà allo spettatore di immergersi in atmosfere di intenso coinvolgimento emozionale.
«Questa mostra da un lato ci permette di vedere il racconto di un viaggio intorno a Pasolini nelle fotografie di Villa», spiega Sgarbi, «accompagnando il regista sul set de “Il Fiore delle Mille e una notte” nello Yemen, in Eritrea e in Etiopia. È come un viaggio iniziatico. Pasolini è stato l’intellettuale più attuale, perché ha intuito il percorso rovesciato del progresso, ha fatto considerare che fossero positive cose che non lo sono, in un processo di distruzione delle memorie e delle tradizioni».
«Dall'altro lato» prosegue il curatore «Maria Pia Severi ci inghiotte nello spazio attrattivo delle sue forme. Fotografie che non documentano, ma evocano. Così la sua tecnica appare impressionistica e divisionistica come la trascrizione di un sogno. Contro la distanza dei luoghi impone la perdita del fuoco, rinunciando alla nitidezza che è propria della riproduzione fotografica. La confusione, che l’immagine produce, accompagna il fruitore in un luogo diverso da quello della realtà ripresa».
Su Pasolini, tra l'altro, Vittorio Sgarbi aveva avuto modo di soffermarsi in uno dei suoi libri, cercando un parallelo con Caravaggio. «Sono stato il primo ad accostare Pasolini a Caravaggio, parlando della sessualità di Caravaggio e della sua doppia vita. Della vita d’arte e della vita libera, che è quello che fa capire perché Caravaggio è diventato così attuale, era predisposto ad essere compreso nel nostro tempo. Pasolini», nota il critico, «ebbe una vita contrastata, sempre in chiaroscuro, un’anima cattolica molto tormentata, un profilo popolare e populista. Tutto questo lo rende profondamente affine al mondo realista e tragico del Caravaggio. Pasolini è il grande scrittore, regista e poeta morto drammaticamente, con la stessa doppia vita che caratterizzò il pittore seicentesco».
Insomma «un grande», come direbbe Sgarbi pensando a D'Annunzio, «che come tutti i grandi non è stato adeguatamente celebrato dal suo Paese». Con questa mostra si aggiunge un ricordo e si stimola una lettura ulteriore della complessità intellettuale e artistica di Pasolini, da conoscere fino al 4 marzo 2015 ad orari di museo nella casa avita di quel Gabriele D'Annunzio liquidato a Teramo da Pasolini come «pessimo uomo, pessimo soldato, pessimo poeta».
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