Nella Hollywood di 75 anni fa iniziava la caccia alle streghe

Nel 1948 la commissione per le attività anti-americane accusò dieci cineasti Sospettati di essere comunisti, furono banditi dagli Studios senza alcuna prova
LOS ANGELES. In un momento in cui la tensione tra gli Studios hollywoodiani e gli sceneggiatori è al massimo, il mondo del cinema riflette sulla pagina più buia del suo passato. Con lo spauracchio del primo sciopero degli scrittori messo in atto negli ultimi quindici anni, due importanti istituzioni culturali di Los Angeles esplorano quel periodo in cui l'industria dello spettacolo più potente del mondo fu funestato della caccia alle streghe tra i suoi lavoratori. Il periodo storico noto come gli anni del Maccartismo, quando gli studi di produzione bandirono dalle loro produzioni i sospetti comunisti.
Era l'autunno del 1947. La commissione parlamentare per le attività anti-americane guidata dal senatore John McCarthy chiamò a Washington decine e decine di sceneggiatori, artisti e registi a testimoniare: tra di loro c’erano anche gli scrittori Dashiell Hammet, l’autore del “hardboiled” Il falcone maltese, e Howard Fast. Dovevano difendersi dall'accusa di fare propaganda comunista nei propri film e soprattutto riferire di sospetti comunisti tra i loro colleghi, amici, conoscenti. Molti si rifiutarono di collaborare e nonostante il comitato non avesse presentato alcuna prova, il presidente della Motion picture association of America (che rappresenta gli Studios) impose di licenziarli e di non farli lavorare finché non fossero cadute le accuse.
Nell'aprile del 1948, esattamente 75 anni fa, Alvah Bessie, Herbert Biberman, Lester Cole, Edward Dmytryk, Ring Lardner, Jr., John Howard Lawson, Albert Maltz, Samuel Ornitz, Adrian Scott e Dalton Trumbo furono condannati a un anno di prigione. Proprio a loro, l'Academy Museum di Los Angeles dedica in questi giorni la retrospettiva “The Hollywood Ten at 75”, una serie di proiezioni e tavole rotonde curate dallo storico del cinema Ed Rampell.
«Interrogarsi su quell'isteria anticomunista può darci strumenti per reagire all'ondata reazionaria di oggi, che mette all'indice libri, revisiona programmi scolastici, censura e nega la storia», riflette Rampell. Nancy Escher, nuora di Dalton Trumbo, presenterà Spartacus, il film che nel 1960 segnò la fine dell'epurazione: Stanley Kubrick inserì il nome dello sceneggiatore nei titoli di testa. «Il costo umano di quegli anni fu altissimo. Non solo per i dieci più famosi. Molti altri creativi persero lavoro e libertà. In alcuni casi, come per gli attori John Garfield e Philip Loeb, lo stress ha portato a una morte prematura», spiega all'Agenzia Ansa Cate Thurston, curatrice di “Blacklist: The Hollywood Red Scare”. L'esposizione, in programma allo Skirball Cultural Center dal 4 maggio al 3 settembre, raccoglie filmati, documenti, foto ed effetti personali che «ci mettono davanti a domande ancora attuali - considera Thurston - : fino a dove può spingersi il governo per bilanciare sicurezza e libertà civili? Si può licenziare qualcuno per le sue idee politiche? Allora come oggi, Hollywood modella e interpreta il dibattito dell'intero paese».