«Nelle mie foto il Rinascimento incontra il rugby»

5 Novembre 2020

Il fotografo e antropologo abruzzese d’adozione porta “Mischia e battaglie” da Roseto a Genova 

ROSETO DEGLI ABRUZZi. «Osservando la “Battaglia dei centauri” a casa di Michelangelo Buonarroti mi si è materializzata davanti agli occhi una mischia rugbistica e da lì mi sono impegnato a trovare analogie fra immagini fotografiche e altre opere d’arte rinascimentali». Un’idea intrigante quella di Massimiliano Verdino, fotoreporter e antropologo romano trapiantato a Roseto degli Abruzzi, chiamato a esporre al Palazzo Ducale di Genova (il periodo dal 6 al 28 novembre subirà un rinvio a causa delle nuove disposizioni anti Covid che chiudono i musei), “Mischia e battaglie”, mostra fotografica tratta dai suoi scatti contenuti nel volume “Inside Rugby” (24 Ore Cultura editore).
Il libro venne pubblicato nel 2010, anno in cui Verdino decise di trasferirsi definitivamente in terra d’Abruzzo. «Dopo aver perso l’avvolgente stanzialità romana, mi sono trovato dal 1998 al 2010 a Milano», raccont il fotografo, «ma nel frattempo ho sempre continuato a viaggiare in giro per il mondo. All’interno di questo arco temporale ho frequentato periodicamente Roseto, perché la mia compagna, Katia Stefanucci, vi trascorreva le vacanze estive e i suoi genitori avevano fin da allora come obiettivo quello di trasferirvisi a vivere una volta in pensione». Una gravidanza inaspettata, che porterà alla nascita di Milvio, pone l’interrogativo a Massimiliano e Katia su quale potesse essere il luogo più indicato per far crescere il loro bambino e fra una serie di opzioni decisero per Roseto. «La volontà di stabilirmi qui è stata anche determinata dalla passione per il mare e per la natura», ammette Verdino, «che mi ha portato ad apprezzare sempre di più anche gli abruzzesi e il loro essere solidali». Un passo che si è rivelato importantissimo anche perché nel frattempo decise di riprendere gli studi di Antropologia Culturale, abbandonati da ragazzo per via della «passione di fuoco per la fotografia», che lo portò a diplomarsi all’Istituto Europeo del Design. «Roseto mi ha trasmesso tranquillità, permettendomi di tornare a studiare», conferma l’abruzzese d’adozione, «e poi di intraprendere l’esperienza dell’insegnamento». Verdino infatti, dopo essersi nel 2011 llaureato in Antropologia culturale alla Sapienza, è oggi docente di Cultura Visuale allo Ied di Roma e all’Isia Pescara, oltre a tenere corsi di comunicazione visiva, antropologia visuale e di fotografia in varie scuole della provincia di Teramo. Nel 2010, in quello che si è rivelato un anno chiave per la sua esistenza, diede dunque vita anche al libro fotografico “Inside Rugby”, al termine di un progetto partito nel 1996.
«Ho seguito per tanti anni la Nazionale di rugby in giro per il mondo», racconta, «potendo trasformare qualsiasi sciocchezza sul tema in fotografia. Nel frattempo, appassionandomi alla storia dell’arte anatomica notai al suo interno una certa inclinazione al ricorso alle battaglie. Partendo dalla “Battaglia dei centauri” iniziai, anche grazie a Katia che ha una conoscenza più analitica dell’archivistica, la mia ricerca». Per rendere ancora più evidenti le analogie iconografiche, l’artista visuale decise di dare alle foto un taglio estetico in bianco e nero. «Credo sia stata una mossa azzeccata che ha messo maggiormente in evidenza la gestualità», sostiene Verdino, che nel progetto decise di coinvolgere per scatti in studio due star della Nazionale di rugby di qualche anno fa. «Ho fatto dei “posati” con Mauro e Mirco Bergamasco», rivela ancora, «con un’immagine di quest’ultimo messo a confronto con il David di Michelangelo. Volevo concettualizzare l’idea dell’Italia come Davide che andava contro Golia, con i suoi mezzi raffazzonati contro il gotha del rugby».
Qualche anno più tardi l’incontro con un editore importante come Federico Motta portò alla pubblicazione del libro da cui ora nasce la mostra genovese. «L’idea dell’esposizione di queste foto è venuta però molto dopo», spiega il fotoreporter, «su interesse di Fabio Di Marco della libreria “La Cura” di Roseto. La libreria però sarebbe stata un po’ stretta anche a livello “concettuale” e così venne l’idea di proporre una mostra diffusa coinvolgendo altre attività commerciali limitrofe. Poi ho esposto le stesse foto in altri spazi ed ora torno al Palazzo Ducale di Genova, dove presentai in passato un altro progetto: si sono ricordati di me».