Nello Daniele: ad Avezzano in concerto con Pino nel cuore

Il fratello del cantautore scomparso si esibirà al Teatro dei Marsi il 21 aprile «Amo l’Abruzzo ma dopo il sisma quante presunte iniziative di solidarietà»
di Fabio Iuliano
La locandina li ritrae insieme, sorridenti, in un'altra vita. Entrambi con una chitarra a tracolla. Pino e Nello Daniele. Due fratelli da sempre uniti sul filo della sei corde. Un mix di suoni che sai a volte di jazz e di nostalgico blues, a volte di funk e ballabile groove. Perché Nello, più giovane una decina di anni, raccoglie e interpreta l'eredità del fratello in un tributo che sbarca in Abruzzo. Dopo il concerto-memorial del 18 marzo a Napoli, Nello e la sua band sbarcano al Teatro dei Marsi di Avezzano, in una data che rappresenta una sorta di "tappa pilota" di quello che, nei prossimi mesi, diventerà un vero e proprio tour “Daniele canta Daniele”, tra musica, performance teatrale e contenuti audiovisivi. L’appuntamento è per venerdì 21 aprile alle 21, per una serata che sarà presentata dalla scrittrice Roberta Di Pascasio e dalla speaker Roberta Maiolini. Una produzione della Tony Eventi di Tony Orlandi col sostegno del sindaco Giovanni Di Pangrazio. Il costo del biglietto è di 15 euro in platea e 10 euro in galleria.
Cantante, compositore e chitarrista, Nello Daniele, 52 anni, si è fatto conoscere in club e locali napoletani, duettando più volte col fratello. Nel 1999 ha inciso il suo primo album “Si potrebbe amare”, prodotto da Fausto Leali per la Rti Music. A seguire gli Ep “Dimmi che è vero” (Sony Music, 2001), “Aspettando 'o soul” (Duck Records, 2007), “Uguale a ieri” (Universal, 2010) e «Io bianco io nero» (Self, 2014). Sul palco di premi nazionali e internazionali, si è esibito insieme a giganti del soul mondiale del calibro di di Solomon Burke e Billy Preston. Nel 2005 ha partecipato al progetto di musica-teatro con Dario Fo. È anche coautore di un libro “Je sto vicino a te”, insieme ad Antonio D’Errico. Un lavoro a quattro mani scritto all’indomani della tragica scomparsa di Pino, il 4 gennaio 2015, qui proposto in una chiave inedita e intima: figlio di un portuale e di una casalinga, cresciuto in casa delle zie non sposate, poi a sua volta marito e padre. Nello eseguirà brani dal suo repertorio per arrivare al momento dei grandi classici che hanno reso suo il sound di suo fratello celebre in tutto il mondo, da “Napule è” a “Quanno chiove”, passando per “Chi tene 'o mare” e per “I so pazzo”, oppure “Yes know my way”. «Ogni giorno, quando apro gli occhi, ogni sera quando vado a dormire», racconta al Centro, Nello, «rivolgo col pensiero il mio personalissimo tributo a mio fratello. Certo, sul palco è tutta un’altra cosa. Nel momento in cui accendiamo quel faro, la sua musica ci illumina i volti: quando suoniamo Pino abbiamo delle sensazioni nette e forti che ci abbracciano».
Che band la accompagna sul palco?
Sono in giro con i compagni di sempre. Le esperienze di provenienza sono piuttosto varie. Partiamo da Claudio Romano, il batterista, che è di base è un jazzista. Tuttavia, il suo stile poliedrico e la sua curiosità lo hanno spinto a collaborare con artisti italiani e internazionali. Al basso e al contrabbasso c’è Diego Imparato, mentre al piano Lino Pariota. Al sax Tony Panico e alle percussioni Tony Cercola che si è fatto le ossa proprio con Pino. Io sarò alla voce e alle chitarre. Al memorial del mese scorso abbiamo collaborato anche con Tony Esposito.
Una formazione dalla composizione quasi speculare a quella che accompagnava suo fratello.
Le influenze sono tante, è inutile negarlo. Del resto, buona parte del concerto è dedicata alle sue canzoni.
Lei è spesso in tour, che rapporto ha con l’abruzzo e con i palchi abruzzesi?
Ho dei ricordi anche piuttosto recenti, come la partecipazione alla notte bianca di Ortona della scorsa estate. Amo il pubblico da queste parti per l’energia e il calore che la gente riesce a trasmettere. Ho suonato a Chieti e in alcune occasioni da queste parti: penso di ritornare a Tagliacozzo in estate. Certo, non ho bisogno di fare concerti per tornare in questa regione. Amici di vecchia data mi legano a Castel di Sangro, come l’imprenditore Sergio Pantaloni, tanto per fare un esempio.
Una terra che vive un periodo storico difficile. che idea si è fatto?
Mi piacerebbe dire tante cose ma vorrei evitare di essere banale. In tanti hanno approfittato di tragedie come quella del terremoto per intraprendere presunte iniziative di solidarietà, finalizzate a tutt'altro.
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