Nicola D’Antino, in mostra il grande scultore abruzzese

2 Novembre 2016

Sgarbi celebra le opere dell’artista nel cinquantenario della morte Oggi e domani l’inaugurazione di un’esposizione nella nuova casa museo

di Giuliano Di Tanna

Un museo e una mostra per celebrare i 50 anni dalla scomparsa di Nicola D’Antino. Lo ha deciso l’amministrazione comunale di Caramanico, dove lo scultore scomparso il 3 novembre 1966 a Roma, era nato nel 1880. D’Antino fu allievo e amico di Francesco Paolo Michetti, nel cenacolo del Convento di Francavilla, dove incontrò Francesco Paolo Tosti, Basilio Cascella e Gabriele D’Annunzio che fu tra i suoi estimatori.

L’appuntamento è per oggi e domani a Caramanico. Vittorio Sgarbi, conoscitore ed estimatore dell'opera di D’Antino e curatore della mostra antologica, sarà, oggi alle 11, all’inaugurazione della Casa natale di D’Antino (di proprietà dell'ente Parco nazionale della Majella e adibita a Casa d'Arte dal Comune), e terrà una conferenza sull’artista e sul periodo storico in cui è vissuto, nella sala del consiglio comunale. Per domani alle 17, sempre nella sala del consiglio comunale di Caramanico, è in programma un incontro pubblico intitolato “La memoria e le eredità di Nicola D’Antino” al quale parteciperanno Bruno Parruti, ricercatore e studioso dell’opera dello scultore, Enrico Sconi, dell’Accademia delle belle arti dell’Aquila, e due artisti, Amedeo Del Giudice e Oliviero Rainaldi. Direttore artistico della manifestazione è Licio Di Biase, dirigente della Cultura del Comune di Pescara, estimatore di D'Antino e studioso, in particolare, delle sue opere sul Ponte del Littorio (oggi Ponte Risorgimento) di Pescara poi trafugate dai nazisti durante l’occupazione.

La mostra è allestita nella villa che l’artista stesso fece costruire affinché diventasse un museo, luogo di conservazione ed esposizione delle sue opere. Lo stesso Sgarbi ha contribuito all’esposizione con opere di sua proprietà. Nell’allestimento della mostra, Sgarbi è stato coadiuvato da Di Biase, Paola Di Felice, Sauro Moretti e dal gallerista Antonio Di Battista.

Lo stile di D’Antino fu influenzato dal liberty, tra la Secessione e il Novecento. Lo scultore di Caramanico si formò artisticamente tra Roma e Napoli ma operò soprattutto in Abruzzo dove, all’Aquila nel 1934, realizzò la sua opera forse più famosa, la Fontana luminosa. A Napoli frequentò l'Accademia di belle arti, seguendo le lezioni di D'Orsi. Durante il soggiorno napoletano conobbe Gemito, Scarfoglio e Mancini, imbevendosi di verismo partenopeo. La sua produzione giovanile è influenzata dal naturalismo dei suoi primi maestri.Tornato a Roma nel 1906, esordì alla Esposizione degli amatori e cultori di belle arti dello stesso anno.

Le sue opere più note sono il Monumento ai caduti all'Aquila (1926), le Fontane gemelle di piazza del Duomo (1929) sempre all’Aquila, alcune statue dello Stadio dei Marmi (1931) a Roma, il busto di Gabriele D'Annunzio (1933) a Pescara e il busto di Francesco Paolo Michetti (1938) a Francavilla.

La mostra di Caramanico raccoglie 25 opere di D’Antino e, spiega Di Biase, mira a ricostruire la vita e degli episodi più significativi dell’attività artistica dello scultore abruzzese, «per la restituzione ad un giudizio definitivo e congruo della sua arte, proseguendo sulla strada feconda di un recupero massiccio dell’attività e dell’opera di artisti abruzzesi che una critica disattenta e parziale ha consegnato all’oblio e alla dimenticanza».

«Seguirà», prosegue Di Biasze, «nel periodo primavera-estate, una mostra antologica dell’artista con una prima fase a Caramanico e poi nella prestigiosa sede dell’Aurum di Pescara; il che consentirà un percorso nella formazione culturale dell’artista, dagli esordi alla maturità, sena tralasciare una documentazione visiva puntuale e completa delle sue sculture monumentali. La mostra, che si terrà in seguito, si proporrà l’obiettivo di approfondire definitivamente l’interesse per uno scultore come Nicola D’Antino del quale, proprio in relazione agli studi di questi ultimi anni, si scopre l’importanza e il ruolo preciso nell’ambito della storia dell’arte italiana mentre il rinnovato e costante recupero della tradizione scultorea del Novecento, connessa a una precisa tradizione italiana, aiuta a sottolinea di D’Antino il gusto delicato, nello scolpire fragili fanciulle in movimento; la sua esperta capacità nel trattare le pelli luminose dei bronzi, nel modellare le delicate trasparenze dei marmi, nel far emergere riflessi argentei sui materiali preziosi».

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