Niko nell’elite mondiale Il Reale sale al 29° posto dei “ World’s Best”

Il ristorante a Castel di Sangro dello chef pluristellato è anche il quarto italiano fra i primi 50 della classifica
CASTEL DI SaNGRO. Brillano le stelle del Reale di Niko Romito e quelle della ristorazione italiana nella notte dei World’s Best restaurants – i cinquanta migliori ristoranti del mondo – proclamati ieri sera ad Anversa, nelle Fiandre, dopo lo stop causa Covid che ha impedito l’edizione 2020.
Il tristellato ristorante “Reale” di Niko e Cristiana Romito a Castel di Sangro risale di ben 22 posizioni piazzandosi al 29° posto, quarto ristorante italiano fra i primi 50, dopo Lido 84 dei fratelli Camanini a Gardone Riviera che balza sorprendentemente dal 78° al 15° posto (la più alta new entry ), Piazza Duomo di Enrico Crippa ad Alba ora 18° (era 29° nel 2019) e Le Calandre dei fratelli Alajmo ora 26° (31° nel 2019).
World’s Best 2021 edizione delle sorprese come è già stata ribattezzata per il (pronosticato) trionfo del Noma di René Redzepi a Copenhagen per la quarta volta al primo posto in classifica, riconosciuto icona della Nuova cucina nordica e ispirazione a livello globale eppure solo un mese fa incoronato con le tre stelle Michelin. Edizione speciale anche per l’alta ristorazione italiana che guadagna posizioni su posizioni. «Sicuramente una crescita incredibile su 50 posizioni al mondo, il Reale era 51° nel 2019 e ora siamo al 29°. Sono contento per me ma soprattutto per il sistema Casadonna, per la squadra dei ragazzi e per tutto quanto comporta una simile visibilità per il territorio, per il progetto importante che portiamo avanti» commenta felice Niko Romito testa e cuore del Reale Casadonna di Castel di Sangro. «Più vado avanti», dice al Centro il pluristellato chef di Rivisondoli, «più capisco che questi riconoscimenti servono ai tanti giovani della mia scuola che possono credere sempre di più in territori che sulla carta sono più difficili rispetto ad altri. Ma se c’è un progetto, se ci sono contenuti e soprattutto voglia di mettersi in discussione e di credere che il successo si conquista col tempo e non dall’oggi al domani, allora questi come altri traguardi raggiunti finora possono servire a dare coraggio per credere nel proprio territorio e investire nei propri mezzi. È un lavoro di ricerca e studio costante e nessuno ti regala niente, tutto questo è importantissimo».
«Personalmente», continua il patròn del Reale, «questo risultato mi dà più forza di credere nei progetti che sto portando avanti in Abruzzo: la formazione, il campus che partirà a fine ottobre, il progetto “Alt” con l’imminente apertura a Montesilvano, se tutto va bene a novembre. Tutto nasce dal cuore pulsante di Casadonna che dialoga con il mondo senza spostarsi da Castel di Sangro, un lavoro di ricerca che poi si esprime attraverso progetti più semplici, democratici».
Niko durante la pandemia non si è fermato, racconta. Ha ideato piatti nuovi portando la cucina del “Reale” sempre più vicina al territorio, alle radici, ai cibi comuni. «Ho iniziato a lavorare un ingrediente mai prima inserito in carta e che ci sta dando molta soddisfazione, la trota fario allevata nelle acque del Sangro, che procuro anche in accordo con pescatori locali. L’idea», rivela lo chef, «è di valorizzare un pesce di fiume che solitamente non si trova nel menu di un ristorante importante. «Sto lavorando molto anche con i vegetali più comuni come cavolfiore, sedano rapa, carote. Sono sempre più convinto che l’alta cucina debba dialogare con ingredienti italiani comuni e che il valore del cuoco sta nel saperli rendere unici e preziosi». A completare la classifica degli italiani tra i primi 100 (la classifica completa), Mauro Uliassi di Uliassi a Senigallia (52°, mentre nel 2019 era al 61°) e Norbert Niederkofler del St. Hubertus di San Cassiano in Alta Badia (che con un balzo di 62 posizioni è arrivato al 54°). Mentre sul podio al fianco del Noma di René Redzepi, il Geranium di Rasmus Kofoed sempre a Copenaghen e Asador Etxebarri di Victor Arguinzoniz nei Paesi Baschi. A votare sono stati 1040 tra chef, giornalisti e gourmet di tutto il mondo, metà uomini e metà donne.