«Non mi pesa la quarantena ma temo il futuro»

Il cantante pescarese racconta giornate e pensieri «È tutto sospeso. Mi sono un po’ ritirato dai social»
PESCARA. Da mesi, era tornato a vestire i panni del campanaro Quasimodo nel fortunatissimo musical dei record “Notre-Dame de Paris”. Il tour era stato sospeso prima dell’annuncio delle misure restrittive messe in campo dal Governo per contrastare la diffusione del Covid-19 e Giò Di Tonno, cantautore e “cantattore” pescarese, si trovava già nella sua casa di Montesilvano, con la moglie Sara in dolce attesa e il figlio Jad.
Una quarantena dedicata alla famiglia e ai progetti artistici, aspettando di poter tornare a calcare i palchi di tutta Italia. «Le date di marzo e di aprile del musical erano state già spostate a luglio, ma ora è tutta una incognita perché non sappiamo cosa succederà», racconta al Centro il vincitore di Sanremo 2008 e di Tale e Quale Show nel 2013. «Se tutto va bene, se ne parlerà in autunno. Ci atterremo a tutte le disposizioni che verranno date. Quando è stato sospeso il tour non si sapeva bene cosa sarebbe potuto accadere. Prima delle misure del Governo ero tranquillo a casa, a Montesilvano. Venivo da mesi in cui non mi ero mai fermato. Da lì a poco, è scattata la chiusura delle scuole e ne stavo approfittando per stare di più con mio figlio; ero nel mood riposo che poi è diventato un riposo forzato».
Come sta vivendo questo periodo di sospensione dalla vita a cui siamo abituati?
Trascorro le mie giornate tra pianoforte, chitarra, computer, ma soprattutto tempo con mio figlio, che ha sei anni, a inventarmi cose per non farlo annoiare. Io e mia moglie lo aiutiamo a fare i compiti. Con lui faccio piccole partite a calcio in camera, a volte in cortile. Cerchiamo sempre di inventarci qualcosa per tenerlo impegnato. Siamo in attesa di un altro maschietto, che arriverà alla fine di luglio. La quarantena per una donna incinta non è molto semplice. Si va in ospedale a fare i controlli con uno spirito diverso, con grande cautela, anche se nella struttura garantiscono tutta la sicurezza necessaria. Per il resto, ascolto musica: sto riscoprendo un po’ di cose che avevo accantonato.
Cosa le piace ascoltare?
Ascolto un po’ di tutto: musica classica, colonne sonore, cantautori italiani. Mi sono appassionato alle serie televisive, che non mi avevano mai preso molto; ho fatto maratone assurde, guardando tutte le stagioni di serie come “La casa di carta” e “Narcos”. Sto lavorando anche al mio progetto di un musical in costume: prima di questa situazione si era iniziato a smuovere qualcosa, ora si vedrà.
Cosa le manca di più della vita prima del Coronavirus?
In questa situazione ci si rende conto che mancano anche le cose più stupide. Non parlo di quanto mi manca il pubblico, perché sarebbe scontato. Chiedersi quando potremo rifare le cose di prima mi spaventa. Mi manca anche la didattica, le mie lezioni di gruppo. È tutto sospeso. Mi sono un po’ ritirato dall’ambiente dei social network: già di mio non sono molto “social”, ma non ho sentito l’esigenza di trascorrervi tempo e organizzare dirette. Mi hanno chiesto messaggi da utilizzare per raccolte fondi, lì ho partecipato volentieri.
Come vede il futuro dopo l’emergenza?
La mia speranza è che il Governo pensi anche al settore della musica e dello spettacolo, che aveva subito già molti tagli. Lo spettacolo e la cultura rappresentano una grande percentuale del Pil italiano, non possono essere lasciati in balìa degli eventi. Temo però che il mio settore sarà molto penalizzato. Ci sarà tanta voglia di uscire, ma anche la paura, si eviteranno assembramenti. Speriamo tutti nell’arrivo di un vaccino, ma ci sarà bisogno di tempo. La vita cambierà, ci dovremo abituare a un cambiamento sociale importante.
Sta trascorrendo queste settimane con preoccupazione o con speranza verso il futuro?
Mi preoccupo quando guardo in prospettiva, per il lavoro, ma non faccio fatica a stare in casa. Penso a quelli che stanno davvero passando un momento difficile, a chi soffre, al personale sanitario. Noi stiamo bene, è una situazione estrema, ma c’è la speranza di uscirne. Non riesco a concepire chi prende questa cosa alla leggera. Sono sereno, sapendo che questo tempo lo devo trascorrere in casa. Al massimo, posso scendere in cortile con mio figlio, ma raramente. Quando esco per fare la spesa cerco di fare tutto in fretta. Sembra di essere in un film. Quando si parlava della Cina, si pensava a una cosa lontana. Si pensava che certe cose a noi non potessero toccare mai, invece ora ci siamo completamente dentro. Speriamo che tutto questo ci insegni qualcosa, che si torni “a quote più normali”, come dice il grande Battiato.
©RIPRODUZIONE RISERVATA