Oizmud: «Tatuare o fotografare per me è la stessa cosa»

PESCARA. Apparentemente timida e riservata, con una voce armoniosa e delicata, simile a quella di una bimba, della quale conserva la curiosità nei confronti dei dettagli e delle piccole sfumature...
PESCARA. Apparentemente timida e riservata, con una voce armoniosa e delicata, simile a quella di una bimba, della quale conserva la curiosità nei confronti dei dettagli e delle piccole sfumature della realtà circostante. È forse questa la chiave del successo di Barbara Oizmud (classe 1977), nata a Pescara ma romana di adozione, fotografa e disegnatrice di tatuaggi personalizzati. È tra le protagoniste di “The body Electric Documentary”, di Barbara Ragghianti, regista italiana adottata dalla Grande Mela.
Dal 2015 tatua in tutta Italia e nell'ultimo periodo i suoi “pezzi unici” sono molto richiesti da esperti del settore. Come fotografa lavora per artisti di fama nazionale e internazionale: Subsonica, Max Gazzè, J-Ax, Trio Medusa, Nanni Moretti, ballerini quali Roberto Bolle e Joaquin Cortes. Le sue foto circolano su testate come Wired, Vanity Fair e altre ancora. Non mostra mai il suo volto in pubblico, ma preferisce coprirlo con una maschera realizzata dall'artista Emiliano Maggi (come nella foto).
Fotografa di successo e disegnatrice di tatuaggi. Come riesce a conciliare queste due forme d'arte?
«Ho un passato da cartoonist e non ho mai smesso di disegnare, lo faccio anche quando scatto. Prima di uno “shooting” mi armo di foglio e matita: illustro le foto e il modo in cui la luce deve vestire le persone. Questo passaggio mi consente di spiegare l'idea al soggetto da scattare e di coinvolgerlo in un personalissimo dietro le quinte prima della messa in scena, prima del click. Premessa a parte, tatuo da tre anni, quasi per sposare il mio lavoro di fotografa. Sono una romantica, cerco sempre di abbracciare progetti che permettano una crescita personale e in questo periodo storico è quasi un'utopia. Frequentare un corso di tatuaggi, essendo inchiostrata dalla testa ai piedi, mi è sembrata la cosa più naturale. Affiancare le due attività mi permette di avere la matita in mano anche quando mangio e di alternare due passioni che si alimentano a vicenda».
Qual è la particolarità dei suoi tatuaggi?
«Sul piano stilistico i miei disegni si distaccano dai canoni estetici del tatuaggio tradizionale, seguendo una linea proveniente dal mondo dell'illustrazione, con contaminazioni grafiche. A livello concettuale, nella maggior parte dei casi nascono da storie. Le persone mi raccontano passaggi di vita importanti come se mi conoscessero da sempre, fidandosi completamente. È sulla base di queste esperienze che costruisco il disegno. Ogni tatuaggio che realizzo è un'opera unica, figlia delle mie mani e di chi mi concede tale privilegio».
Ultimamente ha realizzato un tatuaggio esclusivo?
«In questo momento sto lavorando alla realizzazione di un disegno che sarà il punto di convergenza tra l'ecografia di una mamma al quarto mese di gravidanza e il soggetto di un film scritto dalla sua compagna».
Che cos’è “The body Electric Documentary”?
«L'idea di base è quella di raccontare alcune donne tatuatrici che si esprimono anche attraverso altre forme d'arte (scultura, fotografia, pittura), influenzando il mondo del tatuaggio e portandolo su un altro binario. Sono molto orgogliosa di far parte di questo progetto».
Ha avuto altre possibilità di lavorare all'estero?
«Diverse volte: a Parigi, dove ho scattato il collettivo artistico “Le 9eme Concept”, al Centre Pompidou, a Londra per realizzare uno shooting di moda e a Shanghai, dove ho avuto il grande privilegio di avere Roberto Bolle come protagonista delle foto».
La prima foto scattata?
«In prima media, il titolo era 'Il ponte del diavolo'. La foto è stata esposta e poi venduta a 5mila lire. Piansi».
Un sogno ancora da realizzare?
«Sposare Dylan Dog».
Sara Del Vecchio
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