Oliva e Mambella raccontano la favola dei fratelli calzolai

24 Febbraio 2018

PESCARA. Ha inizio, oggi a Pescara, la quarta edizione del festival La cultura del Legami, ideato e diretto da Edoardo Oliva del Teatro Immediato, in collaborazione con il Museo delle Genti d’Abruzzo...

PESCARA. Ha inizio, oggi a Pescara, la quarta edizione del festival La cultura del Legami, ideato e diretto da Edoardo Oliva del Teatro Immediato, in collaborazione con il Museo delle Genti d’Abruzzo e il Comune di Pescara.
La rassegna comincia con la nuova produzione originale del Teatro Immediato, “Sutor”, scritta da Vincenzo Mambella, in scena Edoardo Oliva (che cura anche la regia) insieme allo stesso Mambella. È previsto un doppio spettacolo: oggi alle 21 e domani alle 18, sempre all’Auditorium Petruzzi di via delle Caserme a Pescara. I biglietti d’ingresso costano 12 euro (intero) e 10 euro (ridotto).
Al termine della replica di domenica 25 febbraio si terrà un incontro con gli artisti a cura di Paolo Verlengia, che curerà anche il rendez-vous inaugurale di oggi alle 18 al Museo delle Genti d’Abruzzo (con ingresso gratuito) intitolato “Le nuove tendenze del teatro contemporaneo”. Ad animare il dibattito, oltre a Verlengia, ci sarà Simone Nebbia di "Teatro & Critica". Seguirà un aperitivo.
«“Sutor”», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo, «succede allo straordinario exploit, lungo tutta la Penisola, di “Caprò”, il precedente spettacolo del duo Oliva&Mambella. “Sutor” è una giornata dentro la vita, apparentemente normale, di due fratelli calzolai, spiati nella loro intima solitudine mentre costruiscono e riparano scarpe: strumenti di percorsi e passaggi di quell’umanità in cui hanno scelto di stare ai margini. Da tempo il loro ingranaggio, quello che li collegava al moto perpetuo dell’esistenza, si è consumato e non gira più in sincrono. Dalla fissità delle loro postazioni, chini sulle forme e sugli attrezzi, i due tagliano, cuciono, battono, limano: pelli, tacchi, suole ma anche visioni, dubbi, certezze sulla vita e i suoi misteri. Attraverso ricordi, affettuose schermaglie e teorie sempliciotte e sgangherate, cercano ossessivamente di sagomare le proprie convinzioni, tra loro molto distanti, dentro gli sghembi profili che umano e divino hanno disegnato nel tempo, mentre da lontano lentamente riaffiora l’origine di quel tormento che ha immobilizzato le loro orme ma che ora, finalmente insieme, troveranno la forza di affrontare».
“Sutor” chiude la trilogia su “Destino e destinazioni” iniziata con “Caprò” e proseguita con “Gyneceo”. «I greci», si legge nelle note di presentazione dello spettacolo, «dicevano “istemi”, stare, essere fermi, “destinarsi” come “prepararsi”. Se in “Caprò” l’ineluttabilità del destino si compiva nella destinazione e in “Gyneceo” era il ritorno dalla destinazione a rivelare il destino, in “Sutor” è il movimento immobile verso la destinazione a dare forma e sostanza al destino. E lo smarrimento diventa il fiume in cui nuotare controcorrente, l’arte della fuga verso la sorgente, l’infinita ed estenuante attesa dell’agognato approdo a cui lasciarsi andare, stremati, dolcemente.“Non è la destinazione che crea il destino ma è il destino che crea la destinazione”».
Tema di questa quarta edizione del festival La cultura dei Legami è “lo smarrimento. «Questo», spiega Edoardo Oliva, «è il filo rosso, la poetica che lega i protagonisti delle opere rappresentate, smarriti e alienati tra perdite d’identità a causa della perdita di lavoro, e lo smarrimento della fede di un prete dopo che la malattia ha cancellato la sua mente; tra la vita di due uomini semplici ossessionati e sovrastati dagli interrogativi esistenziali della vita, e “l’uomo” abbandonato dalle “divinità” a se stesso, alla sua incertezza e solitudine. Ancora una volta sarà la contaminazione dei linguaggi il mezzo attraverso cui esploreremo le suddette tematiche».
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