Onore contro fame, D’Alatri firma “Uomo e galantuomo”

11 Gennaio 2015

AVEZZANO. L’appuntamento di questa sera al teatro dei Marsi di Avezzano (ore 21) è con “Uomo e galantuomo”, commedia di Eduardo De Filippo che vede in scena Gianfelice Imparato per la regia di...

AVEZZANO. L’appuntamento di questa sera al teatro dei Marsi di Avezzano (ore 21) è con “Uomo e galantuomo”, commedia di Eduardo De Filippo che vede in scena Gianfelice Imparato per la regia di Alessandro D'Alatri, neo direttore artistico del Teatro Stabile d'Abruzzo.

“Uomo e galantuomo” è un opera giovanile di Eduardo, scritta nel 1922, ma di altissimo livello scenico, forse la più divertente e certamente quella che segnò per il drammaturgo il passaggio dalla farsa napoletana al vero e proprio teatro di prosa. Un cast importante, con 10 attori in scena tra i quali dunque Imparato accompagnato da Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Antonia Truppo, Alessandra Borgia, Lia Zinno, Gennaro Di Biase, Roberta Misticone, Giancarlo Cosentino. In scena dunque gags ed equivoci tipici della farsa napoletana, ma non solo. Infatti, seppure caratterizzata da una ricca serie di battute ed episodi irresistibilmente comici, nella commedia emergono una gran quantità di contraddizioni «tra l'apparire e l'essere» della borghesia contro il dramma proletario di chi ogni giorno affronta la sopravvivenza. Falso perbenismo contro tragedia. Onore da salvare contro fame. E in tutto questo dov'è l'uomo e dove il galantuomo? E guarda caso al centro della commedia c'è proprio il teatro.

Dalle note di regia di D'Alatri emerge il suo progetto di messinscena, nato da un «profondo rispetto per l'imponenza di una figura di Eduardo, il grande protagonista del teatro mondiale del novecento», che richiede di essere affrontato con il rigore che merita. «Lo spazio scenico viene riempito dalle anime di quegli esseri umani mentre l'allestimento è cornice che le libera dal realismo per ricondurre la drammaturgia al centro della rappresentazione», scrive il regista. «E' ovvio che si ride molto, ma con quel rigore di cui Eduardo si è fatto ambasciatore della sua arte nella storia. Un'ultima cosa. Napoli e la sua lingua. Non starò qui ad elencare tutte le profonde radici che mi legano a quella città. Ma Napoli è un luogo che o contieni o è difficile da raccontare. Aspettavo da tempo questo appuntamento artistico con lei, con la sua lingua, con la sua ironia, a volte apparentemente eccessiva, ma così densa di umanità e poesia da renderla ogni volta teatro».

Info: www.lanciavicchio.it 3342578164 ; per prenotazione biglietti Crea 3929191561 e circuito Iticket.

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