Onorificenza a Liliana Segre nel ricordo della Shoah

30 Ottobre 2018

Oggi l’università d’Annunzio a Chieti nominerà Membro onorario la donna sopravvissuta allo sterminio nazista degli ebrei: «Ho conosciuto il male assoluto»

«Nell’attuale momento storico appare importante ricordare la pagina storica della Shoah e in questo senso il riconoscimento a una personalità come Liliana Segre apporterebbe sicuro prestigio alla nostra università». Recita così la motivazione con la quale l’università d’Annunzio conferirà a Liliana Segre, sopravvissuta all’Olocausto, senatore a vita delle Repubblica, l’onorificenza di Membro onorario del corpo accademico dell’ateneo di Chieti-Pescara. L’appuntamento è per oggi alle 15, nell’auditorium del rettorato della d’Annunzio nel campus universitario di Chieti.
Il riconoscimento sarà conferito all’88enne esponente della comunità ebraica italiana nell’ambito di un’iniziativa intitolata “La memoria libera. Le leggi razziali e la Shoah”. Il titolo di Membro onorario sarà conferito alla Segre dal rettore dell’ateneo, Sergio Caputi. Introdurrà l’incontro il pro rettore della d’Annunzio, lo storico Stefano Trinchese, che è l’ideatore della serie di convegni di cui fa parte l’appuntamento di domani, intitolato “Dalla parte degli esclusi”.
L’onorificenza viene conferita a Liliana Segre, si legge nella motivazione «per gli alti meriti di fonte all’umanità, poiché, quale testimone e protagonista di una delle pagine più tragiche della storia del Novecento, ha contribuito a diffondere e approfondire e a rendere viva davanti ai giovani la memoria di quelle vicende, promuovendo nelle coscienze il sentimento di consapevolezza storica, di umanità e di pacifica convivenza, in luogo dell’indifferenza e dell’odio razziale, condizione necessaria e imprescindibile per il progresso culturale e scientifico. La sua opera di testimonianza orale risponde in pieno ai criteri che la recente storiografia scientifica ha imposto per la ricostruzione della oral history, vale a dire per l’utilizzo della testimonianza orale quale fonte documentaria di primario valore scientifico per la ricostruzione storica».
Liliana Segre proviene da una famiglia della borghesia ebrea di Milano la città dove è nata. Suo padre si era distinto come ufficiale dell’esercito italiano durante la prima guerra mondiale. Liliana ha appena 8 anni quando, in seguito alla promulgazione in Italia delle leggi razziali da parte dello Stato fascista, le viene interdetta la frequenza della scuola pubblica. La sua famiglia richiede, di conseguenza, asilo in Svizzera, venendo poi respinta al momento dell’espatrio. I Segre vengono, quindi, deportati nel lager nazista di Auschwitz, dove Liliana, appena 14enne, viene utilizzata con altri lavoratori coatti in una fabbrica di munizioni. Della sua famiglia composta dal padre, dai nonni e da due cugini (sua madre era morta in giovane età), lei sarebbe stata l’unica sopravvissuta. Dopo la sconfitta dei nazi-fascisti, Liliana Segre si dedica a sostenere e dirigere l’azienda di famiglia. Avrebbe taciuto per 45 anni sulla sua storia di deportata ad Auschwitz, fino al giorno in cui il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampil, il 20 luglio 2000, introdusse in Italia la Giornata della memoria in ricordo dello sterminio e della persecuzione della popolazione ebraica.
Da allora non ha mai smesso di testimoniare, senza mai una parola d’odio o di risentimento, ma con puntualità e con serenità, i valori della convivenza. Il 19 gennaio scorso è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
In questa sua veste di senatore, Liliana Serge ha promosso l’istituzione di una commissione parlamentare di indirizzo e controllo dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza.
Intervenendo di recente al Festival del giornalismo culturale a Pesaro, la sopravvissuta allo sterminio nazi-fascista, ha detto: «Il Novecento va insegnato nelle scuole. Un esame di maturità senza tema di storia mi fa pensare a “1984” di Orwell. Con la scomparsa dei testimoni, credo che la Shoah sarà solo una riga nei libri di storia. Per questo, a maggior ragione, oggi contiamo sugli insegnanti. Oggi sento un'onda di violenza che sale nei confronti dell'altro. Anche del vicino di casa, per la colpa di essere nato. Sono stata espulsa da scuola perché ebrea Ho conosciuto il male assoluto per la colpa di essere nata».
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