Oren: la Sinfonica Abruzzese vive la gioia di fare musica

Bacchetta tra le più prestigiose al mondo dirige l’Orchestra dell’Isa a Teramo «Il “Va, pensiero” è una preghiera per il popolo ucraino che unisce tutta la terra»
TERAMO. «Ho incontrato all’Aquila una realtà bellissima, animata da passione e dalla gioia di fare musica. Ammiro moltissimo chi è riuscito a creare qui un’orchestra stabile, che lavora tanto e per 12 mesi l’anno. Una cosa bellissima per la città, per la regione e per l’Italia che si deve al grande lavoro svolto con capacità e fermezza dal direttore artistico Ettore Pellegrino. Sono felice di fare musica con questa orchestra che ho già incontrato a ottobre, quando abbiamo lavorato insieme per la “Traviata” a Chieti».
Si racconta al Centro il direttore d’orchestra israeliano Daniel Oren, classe 1955, bacchetta tra le più prestigiose e autorevoli a livello mondiale, che 5 mesi dopo l’opera verdiana al Marrucino ritrova l’Orchestra dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese, che dirigerà domani al teatro Comunale di Teramo (ore 21) in un concerto in collaborazione tra Isa e Società Riccitelli (fuori abbonamento). In programma la celeberrima Quinta Sinfonia di Beethoven, Sinfonia del Destino, e il Concerto per violoncello e orchestra op.129 di Schumann, solista la giovane e talentosa Erica Piccotti.
Maestro, cosa ama di più dell’Orchestra dell’Isa?
«Mi piace il grande entusiasmo dei ragazzi, le sezioni di grande qualità, la passione, la gioia di fare musica, che altrove sta sparendo. Sono rimasto colpito dalla “Traviata” e anche ora già dalle prove danno anima e corpo. Provo sempre contentezza a fare musica in Italia, per il grande cuore degli italiani».
Daniel Oren parla bene l’italiano: pur vivendo tra Parigi e Tolone e girando il mondo per dirigere opere liriche per i palcoscenici più importanti, torna spesso nel nostro Paese, dove è attivo dagli anni Settanta e dove da oltre vent’anni è protagonista dell’Arena di Verona Opera Festival.
Lei è un campione della direzione del melodramma, più raro vederla in direzioni sinfoniche.
«Il destino ha voluto così, non ho una predilezione. Fare musica sinfonica è ugualmente meraviglioso. Anzi, ti gratifica di più, sei tu il grande solista, il grande condottiero, è più facile comunicare le grandi emozioni attraverso l’orchestra. Nell’opera ci sono più elementi, è tutto più complesso e difficile. C’è uno scambio, c’è di tutto, i cantanti bravi e quelli montati, il regista con le idee chiare e quello che rende le cose impossibili. Quando a 22 anni sono arrivato all’Opera di Roma il maestro Lanza Tomasi, direttore artistico, mi propose “Manon” e lì ho subito iniziato a dirigere l’opera. Canto io stesso. Sono molto religioso e trovo che con la voce si possa arrivare all’anticamera di Dio. Mi sono trovato subito immerso nell’opera e nell’innamoramento per l’Italia».
Nel programma del concerto a Teramo oltre a Schumann c’è Beethoven. Cosa l’ispira nella scelta dei programmi?
«Sono un grande amante di Beethoven, un genio. Appena vinto a Berlino a vent’anni il concorso von Karajan il primo invito è arrivato dall’Accademia di Santa Cecilia a Roma. Il programma era dedicato a Beethoven. Mi ha portato fortuna, sono legato alle sue Sinfonie, una musica che mi riempie di gioia e emozioni che poi comunico al pubblico. Dopo due anni di Covid e ora questa guerra la gente ha bisogno di innalzarsi, come diciamo noi ebrei, e avvicinarsi a Dio».
Ha diretto spesso il “Nabucco” di Verdi. Il coro degli Ebrei “Va, pensiero” sembra scritto per chi fugge dall’Ucraina.
«Sì, è vero quello che lei dice. Non solo Verdi è stato un genio, forse il più grande nel campo dell’opera, ma dava anche dei messaggi al pubblico. Nel “Nabucco” è stato profetico, ha capito che il popolo ebraico tornerà in Israele. La sua attualità sta nei temi universali del dolore e della sofferenza, è una delle preghiere più elevate mai scritte, una preghiera che unisce tutto il mondo per il popolo ucraino. In Israele da bambini e da ragazzi, dopo aver studiato la Shoah, si diceva “lo od”, mai più. Purtroppo questa parola oggi non esiste più. Pensavamo non potesse più accadere una cosa tanto orribile e tragica. Le immagini terribili di bambini che scappano da soli dalla guerra in Ucraina sono le stesse immagini viste nella Shoah».
Il mondo della musica è internazionale e senza divisioni, qual è il sentimento della vostra comunità?
«È lo stesso sentimento dei popoli. Siamo tutti col popolo che soffre, piange, costretto a fuggire. Tutti i musicisti sono uniti per comunicare con la musica appoggio all’Ucraina. Ma non so fino a che punto la musica, che ha l'enorme potere di emozionare e commuovere, può avere influenza sui tiranni del mondo. Sono sempre rimasto deluso nei concerti fatti per questi “regnanti” ai vari G8, G10, G11 per invitarli a grandi emozioni con le migliori orchestre, i più importanti direttori e solisti, i migliori repertori. Qualsiasi persona, anche se non capisce di musica, viene toccata da questa lingua universale, i potenti no, li vedi immobili, freddi, agghiaccianti. Puoi suonare le opere più toccanti, non muoveranno di un millimetro i loro cuori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA