Orsini: «Lidia Poët continua a lottare in una nuova stagione»

19 Giugno 2023

Lo sceneggiatore teramano Nastro d’argento con Iuculano  racconta il futuro della serie premiata: «Lei non partirà»

TERAMO. «È il mio primo premio importante, sono molto contento. Siamo tutti contenti. Guido Iuculano aveva già ricevuto il Nastro per “Romulus”, ma per me è la prima volta». Lo sceneggiatore teramano Davide Orsini, creatore col collega napoletano Iuculano della bella serie Netflix “La legge di Lidia Poët”, interpretata da Matilda De Angelis, commenta al telefono col Centro il successo ottenuto dalla loro creatura, vincitrice del Nastro d’Argento – Grandi Serie nella categoria Migliore serie crime, riconoscimento assegnato dal Sindacato nazionale giornalisti cinematografici italiani.
Prima della cerimonia di consegna domani dei Nastri d’Argento per il cinema di sala, si è vissuta sabato a Napoli a Palazzo Reale la festa della serialità, diventata altrettanto importante per il concorso organizzato dal 1946 dall’Sngci. «Il Nastro alla serialità colma un vuoto in Italia, dove si premia molto il cinema di sala, rispetto al quale il prodotto seriale appartiene più ai creatori che ai registi. Le serie sono degli sceneggiatori e i Nastri mostrano grande attenzione proprio al comparto degli autori», continua Orsini, mentre domenica pomeriggio ritorna in pulman a Teramo col premio, prima di rimettersi domani in macchina alla volta di Roma, dove parteciperà nella sede della Cassazione a un incontro su “Lidia Poët tra finzione e verità”, con Chiara Viale, autrice del libro “Lidia e le altre”.
L’avvincente crime in costume, pop e ironico, ispirato alla prima donna in Italia a laurearsi in legge e a chiedere nel 1883 l’iscrizione all’Ordine degli avvocati, iscrizione poi annullata dalla Corte d’Appello di Torino, ha visto premiati con Davide Orsini e Guido Iuculano i registi dei sei episodi Letizia Lamartire e Matteo Rovere (anche produttore con la sua Groenlandia). «Matteo è sempre una garanzia di grande qualità».
Vi aspettavate la vittoria in una cinquina che comprendeva “Rocco Schiavone”?
No, i premi sono una roulette russa. Ma eravamo tutti già felici per la candidatura e per i risultati della serie. Ora “La legge di Lidia Poët” è in finale anche al Globo d’Oro della stampa estera.
Complimenti. Netflix ha annunciato la seconda stagione, sei episodi nel 2024, con le riprese iniziate a Torino in questi giorni. Ci sono stati cambiamenti nella squadra di sceneggiatori?
Quest’anno abbiamo lavorato solo io e Guido sia al soggetto di serie che ai soggetti di puntata. Al posto di Elisa Dondi, Daniela Gambaro e Paolo Piccirillo è entrata Flaminia Gressi, che ha vinto il Nastro per la docuserie “Circeo”.
La prima stagione si conclude con Lidia indecisa se partire per l’America o restare a Torino dopo il rigetto del suo ricorso da parte della Cassazione. Cosa succede nella seconda?
È una stagione in cui rilanciamo. Visto che la legge le impedisce di esercitare l’avvocatura, Lidia scrive un progetto di legge per cambiare la norma che limita le donne, cosa che la vera Lidia ha fatto, e cerca un candidato politico maschio che presenti la sua proposta. Nel 1886 si voterà e si arriverà al governo Depretis VII. Lidia continua la sua battaglia e su questa linea orizzontale si innestano i casi verticali di puntata.
Dopo il successo italiano e internazionale della prima stagione è stato confermato tutto il cast, con Matilda De Angelis tornano Eduardo Scarpetta, il giornalista Jacopo Barberis, Pier Luigi Pasino, nel ruolo di Enrico, fratello di Lidia, Sara Lazzaro, la moglie di Enrico. Avete creato nuovi personaggi?
C’è un nuovo antagonista per Lidia, un personaggio importante, il nuovo procuratore Fourneau, interpretato da Gianmarco Saurino (il defunto dottor Lazzarini di “Doc”, ndc), col quale Lidia si scontrerà. Ci siamo divertiti a scrivere la seconda stagione, mantenendo sempre quel tono ironico. Abbiamo aggiunto personaggi storici realmente esistiti nella Torino del tempo. Lidia sarà ancora in lotta in un mondo di uomini. Nella prima stagione il fratello Enrico era il suo cavallo di Troia nel mondo della magistratura, stavolta cercherà un politico, un altro maschio, per entrare nell’agone politico.