Orti sociali, educazione alla natura

24 Luglio 2015

Toccare, piantare, estirpare, proteggere, raccogliere e innaffiare per imparare a rispettare l’ambiente

di Walter Teti

E' da tempo che le proposte di orto sociale o di orto didattico hanno conquistato un po' il campo delle scienze educative per la loro capacità di coinvolgimento, di favorire la relazione e l'integrazione.

Un'idea nient'affatto nuova se si pensa che le prime esperienze di coltivazioni di orti nelle scuole risalgono ai primi anni del secolo scorso. Ne erano paladini i teorici dell'Attivismo con il presupposto della valorizzazione del fare, di cercare nell'ambiente sani e giusti stimoli, di condurre pratiche e ricerche con il fine di ottenere un risultato come base concreta per l'apprendimento. In più, e non è poco né trascurabile, si favorisce l'incontro, il confronto, la socializzazione, e la didattica si svuota di intellettualismo e di autorità costituite. Questo tipo di orto invita all'esperienza, alla condivisione, incontra tutti sullo stesso piano: si può fallire nella coltivazione di un orticola, si possono avere ottimi risultati con prodotti sani che si possono condividere a tavola. Ma c'è di più: ci sono le sensazioni che si vivono all'aria aperta, ci sono sapori, odori, assaggi e poi ancora fiori, frutti, insetti che ronzano, api impollinatrici, acqua, terra, nascita e morte di plantule e piccoli animali. Eventi che si trasformano all'improvviso in esperienze di vita. E non sono favole. Quale miglior modo per apprendere di toccare, piantare, estirpare, proteggere, raccogliere, innaffiare, al fine di ottenere risultati concreti che addirittura si possono mangiare?

Finalmente la coltivazione di un orto è entrato a far parte dei programmi di insegnamento di molti istituti scolastici. Si è compreso che questo tipo di attività e di esperienza può essere utilizzato quale facile aggancio per aiutare nell'insegnamento.

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