Ortis: «Il mio Presepe vivente fra tradizione e modernità»

4 Gennaio 2020

Il regista della rappresentazione della Natività domani sera a Rivisondoli «È bello sentirsi parte di una comunità e combattere il male dell'individualismo»

«Al di là di credere o non credere nella religione cattolica, la Natività rimane una favola meravigliosa, la favola direi di tutti i tempi, che si svolge attorno alla potenza generante della nascita di un uomo o di una donna, che è luce a prescindere, che è luce cattolica ma che è luce anche di ogni famiglia italiana». È Andrea Ortis, il regista che quest’anno curerà la 69edizione del Presepe vivente di Rivisondoli che parla rivelando i motivi che lo hanno portato ad accettare di rivisitare una delle manifestazioni più famose e sentite della Regione. L’appuntamento è per domani sera nella Piana di Piè Lucente, con Carlotta Santostefano, 16 anni di Castel di Sangro, studentessa del liceo scientifico Patini nei panni della Madonna e l’attore napoletano Fabio Fulco in quelli di San Giuseppe. In questi giorni, Ortis è impegnato nelle prove della nuova tournée della “Divina Commedia”, lo spettacolo teatrale che porterà in giro per i teatri italiani toccando anche quello di Pescara dove sarà a fine gennaio.
Cosa l’ha convinta ad accettare questo impegno così inusuale per un regista famoso come lei?
Il presepe vivente è conosciuto in tutta Italia e anch'io che sono friulano ho avuto modo di sentirne parlare quando ad impersonare la Madonnina, nel 1991, fu scelta una ragazza di Pordenone. Tutta la città ne parlò e da quel momento sono rimasto legato a questa tradizione. In questi ultimi anni ho capito che questa manifestazione aveva bisogno di un rilancio e quando mi hanno chiesto una rivisitazione della storia ho subito accettato.
Qual è stato il punto di partenza?
Nella stesura del progetto sono partito dall’idea di raccontare una storia, la storia di un piccolo, che quando arriva illumina. Nella storia di Gesù quel piccolo illumina il mondo e lo illumina per sempre. Nella storia di ognuno c’è un piccolo miracolo o un piccolo per sempre. Questa è un po’ la suggestione, il linguaggio espressivo che ho voluto utilizzare insieme alla scelta di oltre 250 comparse, asini, cavalli, pecore. Tutto un ambiente a cielo aperto, inserito in uno scenario suggestivo, naturale, sotto la neve caduta in questi giorni.
Quali sono le novità rispetto al passato?
Diciamo che il racconto si sviluppa anche con altri linguaggi espressivi e in particolare con una serie di proiezioni che accompagneranno il racconto, che vede anche la voce narrante di Luca Ward. Proiezioni multimediali, in 3d, che non si sostituiscono alla storia ma che s'innestano in maniera poetica in essa, dalla centralità della nascita di Gesù, e fanno scorrere, in sette otto scene, i momenti salienti della rappresentazione, connessi con questi altri linguaggi. Avremo un'apertura particolare caratterizzata dalla zampogna di Pietro Ricci, forse lo zampognaro più importante al mondo, con il quale ho lavorato alla Scala di Milano.
Che cosa la lega all’Abruzzo?
All'Abruzzo mi legano tante cose. Intanto colleghi attori e registi abruzzesi e le sue due anime: quella del mare e l'altra, che conosco molto bene, contraria ma altrettanto affascinante, che è quella della montagna. All'Abruzzo mi legano la natura, le tradizioni e anche la cucina. Ma il paesaggio che considero più bello è quello rappresentato dalle persone.
Dalla regia della Divina Commedia a quella del Presepe vivente, cosa lega queste due esperienze?
La religiosità in senso lato è qualcosa che fortunatamente appartiene alla nostra cultura italiana. E' un dono meravigliosamente gratuito che l'uomo può avere. La religiosità è un dialogo tra l'uomo e il suo creatore e non penso che possiamo permetterci, né come artisti, né come uomini, di pensare di vivere da cinici. E' bello sentirsi parte di una comunità e combattere il male dell'individualismo. Vi assicuro che il presepe vivente non è stata opera semplice, perché ce ne sono tantissimi in giro. Ma al di là dei cachet e di altre cose, penso che un regista debba mettersi a disposizione, con grande rispetto per una tradizione che è assai sentita nel paese e che spero di raccontare nel modo migliore. E' importante poi la presenza dell'attore Fabio Fulco che sarà San Giuseppe il quale ha dimostrato grande disponibilità nel partecipare a questa edizione. Una presenza che dà un tocco di attenzione in più a tutta la manifestazione.
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