Ovidio e Livio, l’arte di opporsi al potere

16 Ottobre 2018

Oggi e domani al Mediamuseum di Pescara un convegno sul mondo antico che guarda anche al presente

PESCARA. “Sopravvivere al Principe. Ovidio e Livio tra integrazione e contestazione” è il titolo di un convegno che si terrà, oggi (inizio alle ore 16) e domani (inizio alle 9), nel Mediamuseum di Pescara. L’iniziativa è promossa dalla delegazione di Pescara dell’Associazione italiana di cultura classica, di cui è presidente Claudio Palma, e dall’Istituto nazionale di studi crociani, presieduto da Marco Presutti. Ad aprire i lavori sarà una relazione di Lorenzo Braccesi, docente dell’università di Padova, che parlerà su questo tema: “Livio e Ovidio tra integrazione e contestazione”. Il professor Braccesi ne anticipa i temi in questa intervista al Centro.
Perché discutere di Tito Livio e Ovidio nel 2018?
Qualsiasi indagine del passato, se condotta in maniera incisiva, ha riflessi inevitabili sull’oggi. Perché questo convegno oggi? Intanto perché nel 2017 si è celebrato il bimillenario della morte di Ovidio e Livio, due grandi protagonisti della cultura augustea che meritavano una commemorazione in forma gemellare.
Ci cosa si parlerà nel convegno?
Di Ovidio, un abruzzese la cui opposizione al regime di Augusto è palese e, talvolta, anche spavalda. In un grande storico come Livio, invece, è più difficile cogliere momenti di non allineamento che, pure, ci sono. Messi a confronto, questi due grandi autori, sulla scia lunga che porta fino alla modernità, hanno qualcosa di interessante da dirci ancora oggi, un loro messaggio da darci.
Quale?
Per esempio, possono insegnarci che, quando si guarda al potere e alla politica come quelli di cui loro sono stati testimoni ci vuole sempre un’enorme cautela. Bisogna, insomma, non credere alle false promesse fatte da chi esercita il potere. L’epoca moderna è più propensa di quell’antica a fare queste promesse. La propaganda, sia chiaro, esisteva anche nel mondo antico. Solo che, fino all’Ottocento, altri erano i canali di diffusione della propaganda. Oggi questi canali sono più beceri, e non parlo di giornali o televisioni, ma dei social dove un politico scrive ciò che cavolo vuole e subito si scatenano i “mi piace” e i “non mi piace”. Ecco, se riflettiamo sulla propaganda di ieri e sul modo in cui si faceva opposizione ad essa, si può imparare qualcosa anche su ciò che accade oggi.
In che modo era diverso il modo di fare propaganda ai tempi di Livio e Ovidio?
Innanzitutto era diverso l’elettorato, che non era così ampio come quello attuale; per esempio, le donne non votavano. E poi la propaganda era rivolta soprattutto alle grandi élite che però avevano clientele enormi.
Erano diversi, insomma, soprattutto i destinatari dei messaggi?
Sicuramente. Ma anche gli autori. Allora fu inventata la figura del tribuno del popolo che ha una grande presa sulle masse e che può durare a lungo, anche vent’anni, mentre, nel frattempo, il popolo si addormenta e la stampa scompare. Nel mondo antico non c’erano né stampa né radio né televisione. I messaggi erano più sofisticati ma non meno incisivi. Quando Augusto realizzò il suo Foro a Roma ricostruì la Storia del passato attraverso una serie di statue di uomini illustri con, sotto, iscritto un breve elogio. Ma per quelle statue selezionò solo personaggi che gli erano simpatici, per così dire, e gli elogi ripetevano, guarda caso, tutti le stesse virtù di Augusto.
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