Ozpetek si racconta: dalle “Fate ignoranti” l’Italia è cambiata

Il regista italo-turco: «I ragazzi oggi più fluidi, aperti mentre i politici ancora discutono sulla Legge Zan»
GIFFONI VALLE PIANA. Ferzan Ozpetek arriva al Giffoni Film Festival per ricevere il riconoscimento più prestigioso, il Premio Truffaut. «È un grandissimo onore ricevere un premio così importante, che hanno ricevuto i più grandi, a partire da Bertolucci».
Questi mesi «sono difficili per tutti, ma immagino soprattutto per voi. Stiamo vivendo la terza guerra mondiale, ma la supereremo e ci tornerà utile». Lo dice il regista turco nell'incontro con i ragazzi, dove ritira il premio. «Questo riconoscimento lo dedico a due attrici che amo e con cui mi sarebbe molto piaciuto lavorare, Monica Vitti e Lea Massari. Le saluto entrambi e mando loro un grande abbraccio», aggiunge.
Per affrontare questo periodo «la cosa più importante è vaccinarci tutti, magari potremmo anche cadere di nuovo ma ci rialzeremo», ha aggiunto, poi, nell'incontro successivo con i giornalisti. L'Italia, dice «è il paese di cui io sono innamorato pazzo. Sono sicuro che si rialzerà benissimo dalla pandemia», sottolinea.
Ma tornando all’incontro con i ragazzi, Ozpetek commenta: «Nella società, voi bambini e adolescenti siete talmente aperti. Lo vedo anche con i miei nipoti, noi grandi guastiamo tutto», spiega rivolgendosi ai giovani giurati.
La curiosità è tutta per la serie de Le fate ignoranti, a cui sta lavorando in questi mesi. Il film nel 2001 accese i riflettori sul tema dell’omosessualità, cambiando lo sguardo culturale di un paese che prima la rifiutava. Il regista italo-turco oggi non vuole creare categorie, ma preferisce «guardare ai giovani d’oggi e alla loro fluidità. Le persone vanno giudicate per la testa».
«Nella serie», ha detto ancora, «amplieremo il mondo sviluppato nel film. Ho scoperto attori nuovi di cui mi sono innamorato, come Eduardo Scarpetta. Ma ce ne saranno anche altri che già conoscevo, come i grandi Cristiana Capotondi e Luca Argentero. Il livello degli attori in Italia è più alto del livello dei registi e degli sceneggiatori. È straordinario. E gli attori sono la mia vita».
«Oggi molti ragazzi sono fluidi, non gli interessa fissare degli schemi, soprattutto sulla sessualità, I politici questo non lo capiscono e stanno ancora lì a discutere del Ddl Zan».
Come autore, ha proseguito durante l’incontro, «non mi sono mai preoccupato della reazione del pubblico alle mie storie, ho sempre raccontato i sentimenti delle persone, nella mia cinematografia non ho mai pensato a dividere tra omosessuali e eterosessuali. Ho sempre fatto le cose che piacevano a me, che fosse girare un film, scrivere un libro o fare una regia teatrale». Ad esempio, girando Le fate ignoranti «non avrei mai immaginato, allora, come avrebbe cambiato lo sguardo di molti su certe tematiche», spiega. «Voi ragazzi dovete sempre giudicare le persone dalla cintura in su, mai dalla cintura in giù, quello che conta è la testa».
Il cineasta sta terminando le riprese della serie ispirata da Le Fate ignoranti, realizzata per Star all'interno di Disney+: Nel cast, oltre a Cristiana Capotondi, Edoardo Scarpetta e Luca Argentero, anche Anna Ferzetti, Paola Minaccioni e Carla Signoris. «Rispetto al film», racconta, «abbiamo cambiato moltissime cose, perché oggi quella storia è molto comune. L'Italia in vent’anni è cambiata moltissimo. Siamo partiti da quell'idea ma è venuto fuori un mondo molto forte e bello. Sono molto contento».
Dopo la serie Ozpetek tornerà sul set per un film, realizzato per Warner, «con cui abbiamo una grandissima intesa».
Recentemente il regista ha raccontato che gli piacerebbe lavorare con Matilda De Angelis, «un'attrice bravissima, ma non so se sarà in questo nuovo progetto. Sono molti gli attori che ammiro». Ozpetek considera l'Italia «il mio Paese, pur non dimenticando le mie origini. Sono tre anni che non torno in Turchia, lo farò per girare l'ultima puntata della serie e sono emozionato». Il regista non teme che questi mesi di pandemia abbiano tolto il gusto di andare al cinema: «La differenza è come quella tra mangiare al tavola da soli e mangiare in una tavolata con altre persone. Il grande schermo, come il teatro, continueranno ad esserci». L'amore per il cinema, in lui è nato da bambino: »Non dimenticherò mai», racconta, «la prima volta che sono andato in sala, con mia nonna e la signora Diamante che lavorava per la mia famiglia. Mi hanno portato in un'arena e ho visto un film anche esagerato per un bambino, Cleopatra. Ero sconvolto dalla sensazione che ho provato. Tornando a casa mezzo addormentato, quelle immagini continuavamo a girarmi nella testa. Da allora andavo al cinema tutti i mercoledì e il sabato e la domenica vedevo due film».
Ai ragazzi il cineasta raccomanda infine «di non perdere mai la curiosità, è la cosa più importante».
Nel frattempo si gode il Giffoni Film Festival, dove torna per la terza volta in carriera: «Giffoni ci aiuta perchè ci fa confrontare con i bambini, che ci fanno vedere le cose come non riusciamo a fare noi adulti. È una magia che trovo intatta ogni volta che torno qua».