Paglione, mezzo secolo al centro dell’arte italiana e internazionale

28 Maggio 2017

Mecenate e gallerista, partì ragazzo da Tornareccio. Nella sua collezione i più grandi, su tutti Sassu «È stata una persona fondamentale per me, fra gli anni '50 e '60 grazie a lui conobbi dei veri maestri»

Il setaccio deve andare e venire. Lo dice in dialetto prima di tradurlo in un italiano cortese che non nasconde inflessioni fra abruzzese e milanese.
È questa la formula etica che ha guidato tutta la vita di Alfredo Paglione, gallerista e mecenate partito ragazzo dall'Abruzzo e cresciuto professionalmente a Milano, dove ha collezionato, accanto a opere d'arte ed amicizie celebri, successi tali da farlo tornare sempre vincitore nella sua regione.
Una terra che non ha mai lasciato veramente e a cui ha dedicato importanti donazioni negli ultimi decenni, rivitalizzando luoghi e istituzioni dal punto di vista culturale, a partire da Tornareccio, il borgo del Chietino dove sono le sue origini. Dare e avere, un andirivieni del setaccio esistenziale di Paglione che ha lasciato intrecciare la sua vita, privata e pubblica, con quella di personaggi eccellenti, artisti, poeti, musicisti, intellettuali, imprenditori, uomini di Stato e di Chiesa, personalità della cultura internazionale come Quasimodo, Fontana, Guttuso, Buzzati, Manzù, Levi, De Chirico, Picasso, Rauschenberg, Grosz, Carrieri, Sciascia, Mafai, Luzi, Ungaretti, e davvero molti altri, che hanno scritto la storia degli ultimi 50 anni in tanti campi della creatività. Su tutti il maestro Aligi Sassu, il pittore a cui Paglione è rimasto sempre legato, sin dagli inizi, quando lo incoraggiò come giovane gallerista, e per tutta la vita, in cui hanno condiviso anche un legame di famiglia grazie al matrimonio con le due sorelle Olivares. Teresita, violoncellista, la dama delle tartarughe – è sua l'importante collezione di opere e oggetti ispirati a questo animale donata di recente al nascente Museo dell’Arte e della Scienza dell’Università d’Annunzio di Chieti-Pescara – è stata la persona più importante per Paglione: hanno condiviso anni indimenticabili fino al 2008, anno della sua scomparsa.
Cavalier Paglione, dice sempre di aver avuto fortuna nella vita e lo dimostrano i tanti premi e onorificenze ricevute. Ha tenuto però particolarmente a restituirla, specie al suo Abruzzo.
«A distanza di tanti anni, posso dire di essere stato per mezzo secolo al centro del mercato dell’arte italiana e internazionale, ho collaborato con personaggi incredibili, ho messo su una collezione importante, riunita nelle nostre case di Milano, Majorca e Giulianova, che negli ultimi 15 anni circa ho deciso di donare, in gran parte, a musei e altre istituzioni, specialmente in Abruzzo, in memoria di Teresita, circa 2000 opere ad oggi. Così facendo ho voluto favorire la formazione di tanti giovani, perché sento di aver adottato idealmente tutti i ragazzi abruzzesi che hanno voglia di avvicinarsi all'arte e sento di voler continuare a dare il mio contributo perché nascano, nella nostra regione, sempre più sinergie culturali».
Anche lei è stato un giovane abruzzese amante della cultura. Come è iniziata la sua avventura nell'arte?
«Dopo i corsi universitari a Roma e un viaggio in Sudamerica sono arrivato a Milano per trovare la mia strada, avevo 25 anni. C'era un ricco impresario che voleva regalare un teatro a sua moglie, attrice del Piccolo, ed era alla ricerca di un gestore. Ci provai, nonostante un curriculum scarno e la poca esperienza dovuta alla mia giovinezza. Lui mi guardò, lesse che venivo dall'Abruzzo e mi disse: “Si consideri assunto, conosco bene gli abruzzesi, son gente seria, responsabile, attenta e laboriosa”. Iniziai così, poi nel '63 aprii la Galleria Trentadue».
Per questo è stato grato in particolare a Sassu, di cui fu amico, cognato e gallerista.
«È stata una persona fondamentale per me, fu lui a cavallo fra gli anni '50 e '60 ad introdurmi nel campo dell’arte, grazie a lui conobbi dei veri maestri, con alcuni di loro poi, negli anni, ho anche avuto modo di lavorare, per esposizioni e pubblicazioni, ma Aligi Sassu è stato sempre al primo posto. Ho collezionato con lui successi straordinari in giro per il mondo, centinaia di mostre e volumi. E anche in Abruzzo ho fatto in modo che la sua presenza fosse notevole, collocandovi oltre 600 lavori. Restano importanti segnali come il murale della Cappella del Concilio Vaticano II, che realizzò nel 1964 per la chiesa di Sant’Andrea a Pescara, o il ricordo della presentazione, in prima assoluta in Italia, nel 1987 al Museo Gizzi di Torre de' Passeri, dei 112 dipinti con i quali aveva illustrato le tre cantiche della Divina Commedia».
Cosa ama in particolare dell'Abruzzo?
«Sono d'accordo con Sgarbi quando dice che è una terra straordinaria e piena di misteri. Ha risorse storiche e naturalistiche ancora poco conosciute o poco valorizzate, anche per via del carattere degli abruzzesi che troppo spesso non hanno saputo e non sanno ancora riconoscere le bellezze, specie artistiche, presenti in questa regione. Pensiamo ad opere d'arte e monumenti come il ciclo di affreschi di Andrea Delitio della cattedrale di Atri, il Guerriero di Capestrano del Museo Archeologico di Chieti, l’Abbazia di San Clemente a Casauria o San Giovanni in Venere, San Liberatore a Majella, Santa Maria Arabona, Collemaggio all'Aquila. Pensiamo al Parco Nazionale d’Abruzzo o alla Costa dei Trabocchi, a un patrimonio di geni creativi come Saturnino Gatti, Dante Gabriel Rossetti, Francesco Paolo Michetti, i Palizzi di Vasto e i Cascella di Pescara. E sono solo pochissimi esempi della ricchezza materiale e immateriale del mio Abruzzo».
Cosa manca a questa regione alla voce Cultura?
«Una volta ho detto che proporrei un corso accelerato di studio e management di Storia dell’arte per gli amministratori locali e anche per certi parroci. Ecco, in Abruzzo in particolare manca quella consapevolezza che diventa capacità di rilanciare la cultura con un respiro ampio, perché questa regione non ha nulla da invidiare alle altre, anche a quelle abituate da tempo alla gestione e promozione culturale. L'Arte è la vera ricchezza della nostra Italia».
Lei infatti non smette mai di crederci ed è sempre proiettato verso nuovi progetti.
«E se posso cerco di concentrare proprio in Abruzzo i miei sforzi, per esempio con la recente costituzione della Fondazione Immagine per l'istruzione, la formazione e la promozione della cultura e dell’arte, con sede a Chieti, che vanta un presidente onorario come Giovanni Legnini.
A Milano, invece, negli spazi che ospitavano la mia galleria, è appena nata VS Arte, grazie alla passione per l’arte e il collezionismo dei due fondatori, Vincenzo Panza e Samantha Ceccardi».
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