Pane, argilla e ironia Paolantoni stupisce con la sua «food art»

RIVISONDOLI. L’arte e le arti. Un universo aperto o una realtà pluridimensionale, labirintica a tratti. Le posizioni, di pensiero e di cuore, di studiosi e appassionati sono diverse. L’idea di fondo...
RIVISONDOLI. L’arte e le arti. Un universo aperto o una realtà pluridimensionale, labirintica a tratti. Le posizioni, di pensiero e di cuore, di studiosi e appassionati sono diverse. L’idea di fondo è però quella che l’artista goda di una posizione privilegiata, sorta di dimensione iniziatica che consente di leggere e interpretare quello/quegli universo/i per comunicarlo/i agli altri. “Cubetti&Cubetti, trenta mosaici di pane e argilla”, mostra di Francesco Paolantoni organizzata dal Comune di Rivisondoli, inaugurata ieri al Centro culturale polivalente del paese (dove resterà fino al 6 gennaio) ne è, a suo modo, una conferma. I lavori portano la firma dell'attore e comico napoletano di fama, qui nei panni non conosciutissimi di artista acuto e creativo.
Originalissima la tecnica impiegata: di “dadettismo” parla il curatore della mostra, Pasquale Del Cimmuto. Il tutto nasce, infatti, da dadini di mollica di pane e argilla, trattati con un intriso di aceto per non farli deteriorare, e colorati con spezie e erbe aromatiche (prezzemolo per il verde, curry per il giallo, paprika per il rosso, pane integrale per il nero). «Parafrasando», scrive nel catalogo il curatore, «si può dire che Paolantoni ha elevato con naturalezza ed inconsapevole determinazione ad un rango artistico l’abitudine digitoclassica “di far palline di mollica di pane”, praticata presumibilmente da ognuno di noi quasi in maniera compulsiva ad accompagnare in genere i momenti di attesa interprandiale». Ironia. Ma non troppa. Sorta di nuova “pop-art” o forse meglio, come suggerisce acutamente Del Cimmuto, «food art». Testimonianza, altresì, della grande versatilità artistica di Paolantoni, nonché della continuità tra l'attività di attore e comico e quella di pittore-modellatore.
Così come i personaggi nati dalla sua fantasia sono frutto dello studio attento dei tic e delle manie, delle nevrosi dell'uomo contemporaneo, così i lavori artistici superano il momento del puro diverstissement per farsi prodotto ragionato sulla semplificazione, talvolta schizoide, delle forme comunicative moderne. Artista a tutto tondo dunque, Paolantoni. Sul palco e in cornice.
Le soluzioni espressive, osserva ancora Del Cimmuto, vanno dalla semplice notazione lineare e disegnativa delle prime opere (“Vesuvio 2”, “Jimmagine”, “Spiderman”) a soluzioni più complesse (“Vesuvio 1”, “Il tempio dell’arte”, “San Gennaro a colori”) «in cui la tecnica personale si fa carico anche di ampie notazioni coloristiche, sfumature e addirittura tentativi chiaroscurali, impegnandosi così efficacemente anche in una sorte di ricercata, progressiva declamazione pittorica». Il tutto con grande leggerezza e pure un tocco di malinconia.
I quadretti parlano di Napoli, città dell’artista, i suoi luoghi e i suoi miti (Vesuvio e San Gennaro su tutti), ma anche della sua carriera di attore, del suo rapporto col pubblico (“Il Teatro” e “Totò” ad esempio). Non mancano rimandi all’arte (a Magritte in particolare: “Anonimo con i capelli al vento”) o provocazioni sul costume contemporaneo (“Il grande fratello”).
E se nell’arte c’è del bello nell’artista c'è del buono: la collaborazione di Paolantoni con la fondazione campana “Polis” per la lotta alle mafie e con L’unione Panificatori Campani, che dedica il suo impegno quotidiano alla sottrazione della produzione del pane alla camorra.
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