“Panico”, i viaggi di Doninelli «Beuys? Lo conobbi in treno»

Lo scrittore e drammaturgo Doninelli pubblica una raccolta di aneddoti di vita vera «Racconto il terrore di non esistere e anche storie di studenti fuorisede e papà»
PESCARA. Il genere non-fiction ha sempre più seguaci sia tra i lettori che tra gli autori; esempi illustri sono quelli di Emmanuel Carrère, e dei Nobel Annie Ernaux e Svjatlana Aleksievi›. Nella categoria non-fiction rientra il nuovo atteso lavoro dello scrittore, drammaturgo e critico Luca Doninelli (1956) “Panico”, pubblicato da Editoriale Scientifica nella collana S-Confini, diretta da Fabrizio Coscia, collana che vuole dare spazio a una scrittura fuori dagli schemi, non catalogabile nelle forme della narrativa tradizionale. Tra gli aneddoti curiosi presenti tra le pagine di questo saggio-memoir, c’è quello dell’incontro tra Doninelli e l’artista tedesco Joseph Beuys, tra i protagonisti assoluti dell’arte nel secondo dopoguerra che tanto della sua poetica e la sua peculiare pratica artistica in “Difesa della natura” ha sviluppato tra le campagne del borgo pescarese di Bolognano. Doninelli si è imbattuto in Beuys viaggiando in treno.
Doninelli, come definirebbe “Panico”?
Racconti con riflessioni. Sono vicende tratte dalla mia vita reale. Non invento nulla in questo libro. Provo anche a raccontare cos’è un attacco di panico a chi non lo ha mai avuto; non so bene perché succeda, però mi è accaduto e lo racconto: spiego come mi sentivo io quando avevo attacchi di panico. All’inizio ero titubante a scrivere di non-fiction, perché a me piace la fiction. Sono legato alle storie di balene bianche, ai viaggi all’inferno e al purgatorio. Poi mi è venuta la chiave: raccontare episodi che mi sono capitati e che potessero essere interessanti. So che non-fiction è una parola che significa quasi niente, perché fiction e non-fiction sono due terreni che si compenetrano. Certamente la fiction vera e propria è qualcosa che oggi è oggetto delle serie Netflix, di film Marvel...
Cos’è il panico per lei?
Il panico è quando uno si trova dentro un incubo sapendo però di essere sveglio.
Cosa le fa più paura?
Ognuno ha le sue paure. La paura fondamentale è non esistere più. Il terrore della pura inesistenza. Una delle mie più grandi paure fu quella di non riuscire a respirare.
Perché leggere “Panico”?
Perché è scritto con una certa umiltà, con una certa apparente semplicità. Perché racconto delle storie curiose. Perché nella prima parte spiego cos’è un attacco di panico e cosa si prova durante. Perché racconto cosa può succedere viaggiando in treno. Perché parlo delle avventure di uno studente fuori sede. Perché racconto cosa vuol dire essere papà di un figlio che è diventato a sua volta papà. Penso che questi possano essere racconti utili e anche divertenti.