Paolizzi, esordio da best seller a diciannove anni

3 Giugno 2019

Domani esce per Rizzoli “Ti avrei dato tutto” dell’autore teramano scoperto sui social

TERAMO. A vederlo Nicolas sembra ancora più giovane dei suoi 19 anni. Sembra uno dei tanti adolescenti che incroci per strada. Quegli adolescenti che si sono identificati con lui e le sue storie raccontate sui social e costituiscono il suo sterminato pubblico. Il pubblico che lo ha sospinto verso un debutto editoriale in grande.
Con oltre 500mila followers su Instagram Nicolas Paolizzi ha infatti attirato l’attenzione delle case editrici nazionali, ormai alla caccia disperata di lettori/acquirenti con la speranza di traghettarne un bel po’ dallo spazio immateriale dei social network allo spazio materiale delle librerie. E così il giovane scrittore abruzzese ha pubblicato con Rizzoli il romanzo “Ti avrei dato tutto (Io e te a 313 km dalla felicità)”, che arriva in libreria domani, 4 giugno. Lo stesso giorno Nicolas inizia dal Mondadori Bookstore di Teramo (corso San Giorgio 71, ore 16) un tour firmacopie fitto di date in tutta Italia. Tra like e playlist, “scleri” e messaggi WhatsApp, protagonisti del libro sono la 15enne Nicole, che vive con genitori distratti in un’imprecisata località abruzzese, e il 17enne Marco, di Roma. La loro breve storia d’amore, minata dall’anoressia di lei, è raccontata dal punto di vista di Nicole e, negli ultimi capitoli, di Marco, intervallata da poesie e post-it.


Nicolas Paolizzi, natali a Sant’Omero, vive a Campli, è iscritto al primo anno di Scienze della comunicazione a Teramo, ama il pop romantico di Emma, Alessandra Amoroso, Marco Mengoni, le serie tv di Netflix “Black Mirror” e “La casa di carta”, è curioso del cinema tutto. E ha sofferto di anoressia per quasi un anno. E lo racconta al Centro.
Nicole, fin dal nome, è tuo alter ego. Perché una ragazza?
Sui social per la maggior parte mi avevano scritto ragazze. Perciò Nicole… Però di anoressia soffrono pure i ragazzi, ma ne sono meno consapevoli, hanno più vergogna a parlarne. Nicole è la storia di tantissimi che vivono in solitudine, famiglia assente, pochi amici, tanta insicurezza, nessuno con cui sfogarsi.
Quando hai iniziato a soffrire di anoressia?
Più o meno all’inizio dell’estate di due anni fa. O meglio, me ne sono accorto allora. Probabilmente il disturbo covava da due-tre mesi.
Ti sei spiegato perché?
A scuola ho sempre avuto problemi con la classe. Avevo qualche chilo di troppo, pochi, ora lo so, e mi ero convinto di dover perdere peso. Poi, però, di chili ne ho persi troppi. Sono sceso da 90 a 54. Adesso ne ho ripresi 16, adesso mi piaccio. Prima venivo spesso preso in giro dalle ragazze, pur non essendo grasso, ora posso dirlo. Ero timido e venivo bullizzato. Avevo pochi amici, ho tenuto sempre tutto dentro. E così ti fai delle idee sbagliate, influenzate dalla percezione che di te hanno gli altri. Per fortuna sono una persona sveglia, mi sono documentato e mi sono fidato delle persone che mi hanno aiutato. Inoltre non volevo più far soffrire i miei genitori. Ho dato una svolta, per farmi aiutare e uscirne.
La scrittura ti ha aiutato?
I primi mesi non era facile accettarsi. Ero uscito dall’anoressia col corpo, ma non con la mente. Non sentivo di avere uno scopo in questo mondo. L’anoressia è un voler scomparire non solo un voler perdere peso. A settembre di un anno fa ho aperto il mio account Instagram, dove ho iniziato a pubblicare frasi, e ho avuto subito una bella risposta da persone che stavano vivendo o avevano passato quello che io ho passato. Il 12 gennaio scorso ho autopubblicato il libro “Cara te… amati!” su Amazon per aiutare le tante persone che mi avevano scritto da tutta Italia. È una raccolta di frasi e poesie motivazionali per aiutare le persone ad amarsi di più. A scuola ho sempre scritto bei temi. La mia prof di Lettere, Maria Baracchini, mi ha consigliato di scrivere un libro. Mi hanno incoraggiato lei e mia zia Pina.
Da Instagram e Amazon a Rizzoli. Com’è avvenuto il salto?
Quando ho proposto “Cara te… amati!” nessun editore ha risposto alla mia email, così ho deciso di sponsorizzarlo attraverso Instagram, dove ho iniziato a pubblicare alcune parti poetiche. Il libro ha avuto un grande successo, non me lo aspettavo. Ha venduto 6mila copie in un mese. Da lì sono subito arrivate le proposte delle case editrici, Salani, Sperling & Kupfer, Giunti, Fabbri, Mondadori, Rizzoli. Dopo circa un mese ho scelto la Rizzoli. A fine febbraio ho firmato il contratto, ho fatto tutto da solo, senza un agente. Ho scelto la casa editrice che mi dava più fiducia e libertà. Le altre case volevano tutte una raccolta di frasi, tranne Rizzoli che invece voleva un romanzo. E io volevo confrontarmi con qualcosa di nuovo, salire un gradino e passare alla grande editoria. Avevo già una storia pronta per questo romanzo. In parte autobiografica. Anch’io ho vissuto una relazione a distanza e alcuni tratti dei due personaggi sono miei. Ho scritto “Ti avrei dato tutto” di pancia, in due mesi e mezzo.
Sei uno scrittore nato sui social, mai scritto sulla pagina di carta?
Sulla carta solo i temi a scuola. E i diari alimentari, in cui devi appuntare quello che mangi, gli orari, e le emozioni collegate a quel pasto, seguendo le indicazioni del nutrizionista e dello psicologo che mi seguivano.
Negli ultimi capitoli l’io narrante si sposta da Nicole a Marco. Lui vede il problema, lei no.
Quando sei nel tunnel non ti rendi conto e neghi il tuo stato, menti a te stesso.
Che aspettative nutri per questo secondo libro?
Per me conta soprattutto che venga letto e serva a qualcosa. Ci sono aspettative alte da parte mia e della casa editrice, che ha stampato 20mila copie per la prima tiratura. Il pre-order va benissimo, con circa 200 ordinazioni al giorno solo on line, siamo già a 3-4mila copie. Sono emozionato, credo molto nel lavoro del team della Rizzoli, è eccezionale, abbiamo lavorato tanto.
Ti hanno imposto qualcosa?
No. Il team ha lavorato soprattutto sull’aspetto esteriore del libro e mi hanno seguito per la promozione. Per loro era essenziale che la storia e la scrittura fossero invece tutte mie. La struttura è stata ideata insieme a loro, semplice ma non banale. Quando la narrazione diventa intensa stoppiamo con la poesia o un post-it, che ho pubblicato anche sui social.
Cosa leggi?
Leggo e rileggo i classici. Un libro che amo moltissimo e che secondo me rispecchia la realtà è “1984” di George Orwell. E poiché sono molto romantico, ho amato i “Promessi sposi”, il romanzo di Manzoni è stato l’ispirazione principale.
Progetti?
Non miro a un singolo progetto ma a tanti obiettivi. Sto già costruendo il prossimo libro, sèguito di “Ti avrei dato tutto”. E poi il sogno è fare il giornalista. Mi piacerebbe lavorare nel mondo dell’editoria.
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