Paolo Nori: «La letteratura vince su censura e governi»

15 Marzo 2022

«Come minimamente dimostra la mia vicenda personale, la letteratura vince sulle censure, sui governi, è una cosa che dura di più e che è più potente». Così Paolo Nori al suo arrivo a Libri Come, dove...

«Come minimamente dimostra la mia vicenda personale, la letteratura vince sulle censure, sui governi, è una cosa che dura di più e che è più potente». Così Paolo Nori al suo arrivo a Libri Come, dove terrà una lezione speciale su “L’incredibile vita di Fedor M. Dostoevskij”nel giorno di chiusura della Festa del Libro e della Lettura a Roma.
Nori, che all’inizio di marzo ha visto cancellato il suo corso su Dostoevskij all’Università Bicocca di Milano, ripristinato dopo le proteste scoppiate sui social, spiega: «Io in Bicocca non ci vado, però ho ricevuto un centinaio di inviti in varie istituzioni, primo fra tutti questa di Roma. E al posto delle 4 lezioni che non ho potuto fare in Bicocca, che poi loro avevano chiesto di allargare agli autori ucraini che io non conosco, ne farò una trentina in giro per l’Italia. Una studentessa di Bicocca mi ha chiesto di andare a fare un intervento a RadioBicocca, gestita dagli studenti e in questo caso ci vado molto volentieri». «Penso che non sia possibile censurare l’arte», osserva l’autore, nella cinquina del Premio Campiello 2021 con la biografia romanzata “Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fedor M. Dostojevskij” (Mondadori). «In Russia nel XX secolo, sotto il comunismo, un sacco di libri erano proibiti ed erano i libri più letti. Mi ricordo che una volta sono andato ad abitare in una bellissima casa dietro il Cremlino, si chiamava la “Casa sul lungofiume” e la mia insegnante di russo mi disse che c’era un romanzo su quella casa. Mi chiese se lo avevo letto e io non lo conoscevo ma lei sì, lo aveva letto certo, era proibito. La buona letteratura e l’arte hanno degli strumenti contro i quali non c’è governo, non c’è legge, non c’è censura che tenga» sottolinea lo scrittore. «Penso che la diffusione dell’arte e della letteratura russa sia naturale. Non si può fare a meno di Dostoevskij, anche chi non lo ha mai letto lo ha dentro di sé. Basta aver visto una puntata del Tenente Colombo per essere stati infettati da un grammo di Dostoevskij, perché ogni puntata del telefilm è costruita esattamente come Delitto e Castigo. Eliminare Dostoevskij vuol dire toglierci pezzi di noi stessi, è insensato». Della guerra in Ucraina dice: «È terribile. È una guerra fratricida, tra due popoli vicini. Quasi tutti i miei amici russi hanno un parente ucraino e quasi tutti i russi hanno un parente caro in Ucraina. A me se penso a questa guerra mi viene da piangere».