Parasite di Joon fa la storia: il miglior film non è americano

11 Febbraio 2020

Phoenix alla sua prima statuetta per Joker: «Diamo voce a chi non ce l’ha» Renee Zellweger vince per Judy: «Garland era eccezionale e non fu premiata» 

LOS ANGELES. Per la prima volta un film straniero vince l’Oscar per il miglior film: Parasite del sudcoreano Bong Joon Ho ha infranto 92 anni di “soffitto di vetro” a Hollywood aggiudicandosi la più prestigiosa delle statuette. Quella del «noir» recitato in lingua originale è stata la vera sorpresa della serata al Dolby Theatre di Los Angeles, aperta da Spike Lee con un omaggio, nello smoking viola e oro con scritto 24, a Kobe Bryant, il gigante del basket morto due settimane fa in un incidente di elicottero.
Già Palma d’oro a Cannes, Parasite ha portato a casa in totale quattro statuette: oltre al Best Film, anche quelle per il miglior regista (con un omaggio a scena aperta a Martin Scorsese sui cui film – ha detto Bong – aveva studiato da giovane), miglior film internazionale e migliore sceneggiatura originale. E c'è un piccolo pezzo di Italia nel successo di Parasite: Gianni Morandi ha postato su Facebook un video messaggio spiritoso inframezzato dalla scena chiave di Parasite dove si sente la sua canzone del ’64 In ginocchio da te: «Oggi mi chiamano tutti come se avessi vinto io l'Oscar », scrive l’artista di Monghidoro, «ma la cosa bella è che in questo film c’è un brano che io ho inciso che non avevo ancora vent'anni. Sono contento: il film è bellissimo e dentro c'è qualcosa di Italiano».
Brad Pitt (elegantissimo nello smoking firmato dalla casa di moda pennese Brioni) e Laura Dern hanno ricevuto i loro primi Academy Awards come miglior attori non protagonisti, rispettivamente per C’era una volta..a Hollywood e Storia di un matrimonio. Scontati alla vigilia anche i due migliori protagonisti, Renee Zellweger in Judy e Joaquin Phoenix, al suo primo Oscar per Joker di Todd Phillips, film che ha vinto anche per la miglior colonna sonora originale. «Dobbiamo lottare contro l’idea che una razza, un’idea, sia dominante rispetto a qualcuno impunemente», ha detto Phoenix spiegando che il dono più grande che gli ha dato il cinema «è quello di poter dare voce a chi voce non ce l'ha». Durante il suo discorso, Phoenix ha lanciato un appello a lottare a favore dei «diritti» contro «le diseguaglianze di genere, il razzismo, o la discriminazione Lgbt. Siamo così disconnessi dalla natura, con un punto di vista egocentrico», ha sottolineato, «che andiamo nella natura e la distruggiamo. Commettiamo crimini contro gli animali. Abbiamo paura dell’idea di cambiare, ma dovremmo usare l’amore e la compassione come principi di guida». Poi citando parole di una poesia scritta dal fratello River quando aveva 17 anni: «Corri verso il rifugio con amore e la pace seguirà».
Renee Zellweger ha citato «l'unicità e l’eccezionalità di Judy Garland» che mai ha ricevuto l’onore della statuetta. Elton John ha vinto per la miglior canzone originale di Rocketman, Jacqueline Durran per i costumi di Piccole Donne, il film di Greta Gerwig snobbato alle nomination per la miglior regia (ma un omaggio alle donne registe lo ha fatto Natalie Portman con i lori nomi ricamati su una cappa di Dior indossata sul red carpet).
A 1917sono andati alcuni premi tecnici e la miglior fotografia di Roger Deakins. Fuori dai premi, nonostante le 10 candidature, The Irishman di Martin Scorsese. Sullo sfondo della cerimonia il tema delle donne e del gender gap a Hollywood. Sigourney Weaver con Brie Larson e Gal Gadot hanno parlato delle «donne super eroine, in questa serata in particolare. Dopo lo show facciamo un Fight Club, tutti gli uomini sono invitati: chi perde deve rispondere alle domande dei giornalisti su come si sente una donna a Hollywood», presentando la prima donna direttrice d'orchestra in 92 anni di Notte degli Oscar: Eimear Noone. A vincere per la colonna sonora è stata giusto appunto una donna: l'islandese Hildur Guonadottir per Joker. Per lei standig ovation dalla platea: «abbiamo bisogno di far sentire la nostra voce» ha detto rivolta alle donne. Con 24 candidature, Netflix oltre alla Dern ha vinto con il documentario American Factory prodotto da Michelle e Barack Obama: in italiano Made in Usa - Una fabbrica in Ohio di Steven Bognar, Julia Reichert e Jeff Reichert, il film è il primo sfornato da Higher Ground, società dell'ex presidente e della moglie che si sono congratulati coi registi «per aver raccontato una storia complessa e commovente sulle conseguenze molto umane del difficile cambiamento economica».
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