Parole e suoni evocano “Il Principe” con Morgese e Antonella Ruggiero

L’AQUILA. Il TeatroZeta dell’Aquila fa il suo ingresso solenne ai Cantieri dell’Immaginario con “Il Principe” di Niccolo Machiavelli, regia di Livio Galassi. In scena alla Scalinata di San Bernardino...
L’AQUILA. Il TeatroZeta dell’Aquila fa il suo ingresso solenne ai Cantieri dell’Immaginario con “Il Principe” di Niccolo Machiavelli, regia di Livio Galassi. In scena alla Scalinata di San Bernardino (stasera ore 21.30) Manuele Morgese (voce recitante) e Antonella Ruggiero. Alla fisarmonica Renzo Ruggieri, al pianoforte Paolo Di Sabatino. Il progetto fa parte della “Trilogia del Potere” che Morgese ha pensato per il triennio 2022/2024 e che si chiuderà con “Amleto”. La scelta di una delle voci più belle del panorama canoro italiano, Antonella Ruggiero, segna una sofisticata ricerca e pluralità di stili che impreziosisce questa nuova produzione del Teatrozeta. Morgese sperimenta stavolta con il linguaggio illustre del Machiavelli, una forma teatrale legata alla sonorità, alla ricerca di nuove forme espressive e all’innovazione. Perché, oggi, il “Principe”? «Perché Machiavelli va oltre il suo momento storico», spiegano le note dello spettacolo, «parlandoci del potere quale impulso, antico quanto l’uomo, privo d’epoca. Perché quando si parla di potere, non ci si può esimere dal pensare a quel “fine che giustifica i mezzi” vessillo del Machiavelli e dalla derivazione machiavellica che qualifica un’azione ispirata a principi che esaltano l’astuzia e la mancanza di scrupolo nei rapporti politici e sociali. Il Principe è un’opera caustica quanto mai attuale, un autentico manuale di quella che oggi si suole chiamare realpolitik. Ma della penna di Machiavelli», viene sottolineato, «in scena, ci piace pensare alla restituzione di quella suggestione di pensieri che si fa azione. La voce dell’attore che mastica la parola trasformandola in carne e poi in pietre, massi, piante, animali. Non di uno spettacolo teatrale in senso stretto ma, attraverso la ricerca di nuovi linguaggi, parleremo di un’evocazione teatrale che fonde parole e suoni, canto e recitazione, musica e silenzio esecuzioni ricercate ed evocate, che come siparietti brechtiani alla Kurt Weill dipingono quell’essere maledettamente umano, il Principe, in cerca di potere».