Pasotti: «Da solo in scena con gli scrittori abruzzesi»

9 Maggio 2017

L’attore è interprete dello spettacolo di Davide Cavuti “Forza, il meglio è passato” giovedì a Giulianova e venerdì a Pescara: amo questa terra accogliente e laboriosa

Il titolo dello spettacolo prende spunto dalle celebri parole di Ennio Flaiano. «Forza, il meglio è passato…», con protagonista Giorgio Pasotti, è un omaggio ad autori del teatro e della letteratura di straordinaria grandezza. Shakespeare, Pirandello. Con particolare risalto a grandi nomi abruzzesi: D’Annunzio, Michetti, Tosti, Silone, Flaiano, per citarne solo alcuni. Lo spettacolo, scritto e diretto dal musicista Davide Cavuti, frutto della collaborazione del Tsa (Teatro stabile d’Abruzzo) con la Stefano Francioni Produzioni, andrà in scena giovedì alle 21 al teatro Kursaal di Giulianova e venerdì all’Auditorium Flaiano di Pescara sempre a partire dalle 21.10. I biglietti sono disponibili su circuiti CiaoTickets al costo di 15 euro (diritti di prevendita inclusi). «Il titolo prende spunto da Ennio Flaiano, per raccontare che, in fondo, anche partendo dai grandi autori classici, ci si può divertire e trattare tematiche attuali con leggerezza», racconta al Centro, Giorgio Pasotti.
Lo spettacolo è un omaggio ai grandi autori classici, ma anche alla terra d’Abruzzo e ai suoi celebri personaggi.
Ma anche un viaggio attraverso gli autori, che davano lo spunto ideale per trattare argomenti di pura attualità, con lo scopo di intrattenere. Ci sono pezzi di Shakespeare, Pirandello. Nella fattispecie si è dato un po’ più di risalto agli autori abruzzesi. Intrattenere con i grandi classici: questo era l’obiettivo che ci eravamo prefissati. Abbiamo fatto una selezione accurata. Ogni testo ha al suo interno quello spunto molto ironico e, nel contempo, serio. E’ uno spettacolo per tutti che strizza l’occhio a un pubblico giovane. Ci auguriamo di portarlo in giro per le scuole.
Nello spettacolo figurano i nomi di due abruzzesi, il produttore Stefano Francioni e il musicista Davide Cavuti, con cui collabora. Con Francioni, nello specifico, si è avviata una sinergia che strizza l’occhio ai più giovani…
Francioni è uno di quei giovani produttori che si affacciano a questo mondo con quell’entusiasmo e capacità che non è facile trovare, che sta riuscendo a portare avanti un discorso artistico e teatrale innovativo. Partendo dalle radici del pubblico del futuro, mi riferisco alle scuole, agli studenti, sta cercando di educare questo pubblico a una nuova forma di intrattenimento. E’ uno sforzo notevole che sto approcciando con tutto me stesso, l’intento è molto nobile. Credo che quello che si è imposto di fare sia un qualcosa che dovrebbero fare tutti i produttori. Il pubblico che va a teatro, oggi, è fatto soprattutto di adulti. C’è un vuoto che va colmato.
Lei è stato di recente protagonista dell’Open Night dell’Istituto comprensivo Pescara 4, iniziativa in cui parlò agli studenti della sua opera prima da regista “Io Arlecchino”. In quella occasione rivelò che le sarebbe piaciuto realizzare un film su Gabriele D’Annunzio. A che punto è il progetto?
Sono in attività, ma è un progetto che richiede tempo. L’autore trattato è complesso e per raccontare quello che ha fatto nella vita non basterebbe un’intera enciclopedia filmica. Sono per il recupero della nostra tradizione. Il mio proposito è recuperare pezzi di storia e tradizione e riproporli al pubblico attraverso il cinema, che è di grande impatto e forza emotiva.
“Io Arlecchino”, in cui recita anche come attore, ruota intorno alle radici e alla ridefinizione della propria identità. Ma al centro ci sono anche la televisione e lo spettacolo. Secondo lei cosa manca oggi al cinema e alla televisione italiani?
Manca il coraggio di rischiare. I produttori che rischiano e si assumono la responsabilità di portare qualcosa di nuovo. Ci si siede su quello che viene considerato sicuro, ma ci vuole il coraggio di osare. Il mondo dello spettacolo ci ha insegnato che nulla è garantito. “Io Arlecchino” è un film inaspettato. Le persone pensano che sia un film autoriale, invece è puro intrattenimento. Quello che facciamo con questo spettacolo, anche se in termini diversi.
Torna spesso in Abruzzo per lavoro. Cosa ama di questa regione?
È una regione che ho scoperto tardi, una terra che ha dei lati vergini e dei panorami, delle cose che sono inaspettatamente antiche ancora, quei posti che ti rimandano a una vita che non c’è più. E poi un panorama in cui si unisce la bellezza del mare e della montagna. È una terra accogliente e laboriosa.
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