“Pastori”, 50 anni di ricerche tra gli stazzi e i rifugi in pietra

Presentato a Pescara il volume con fotografie “La cultura pastorale in Abruzzo” L’autore Micati: «Racconto il transumante: vita dura e atavici pregiudizi sociali»
PESCARA . «Si parla comunemente di transumanza in riferimento a pecore e pecunia, l’importante economia legata al bestiame in movimento, ma mai si presta attenzione all’uomo, il pastore transumante, figura che sconta un atavico pregiudizio sociale, considerato un estraneo alla comunità, rustico abitatore delle selve, personaggio poco raccomandabile. In realtà un testimone della vita dura ed essenziale di montagna. Vita condivisa da altri frequentatori degli stessi luoghi, briganti ed eremiti insediati in grotte e rifugi pastorali che però hanno meritato tutt’altro genere di narrazione. Con questo lavoro ho voluto ristabilire un po’ le cose».
Cinquant’anni di ricerche sul campo, censimenti di stazzi e rifugi in pietra a secco sui monti d’Abruzzo con approccio scientifico-archeologico e con nel cuore la viva fascinazione per l’avventura umana laddove la natura si fa più aspra e impervia, Edoardo Micati ha raccontato così le ragioni del suo “Pastori. La cultura pastorale in Abruzzo”, straordinaria ricerca pubblicata da Carsa Edizioni (Pescara) per la collana Heritage – Patrimoni con il coordinamento editoriale di Giovanni Tavano, progetto grafico e impaginazione di Roberto Monasterio, autore di alcune delle spettacolari foto nel libro. Un pregevole volume, con custodia, di circa duecento pagine, illustrato con fotografie a colori e immagini storiche. Presentato nell’auditorium Petruzzi del Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara quale «opera conclusiva e riassuntiva di un infaticabile lavoro di riscoperta, senza il quale», ha sottolineato con sentito affetto l’editore, «una cospicua fetta di heritage d’Abruzzo nemmeno sarebbe conosciuta».
«Quando negli anni '70 la ricerca di Micati prendeva il via», ha raccontato Tavano, «in Abruzzo si contavano trenta eremi, grazie a lui ne sono stati censiti oltre cento; per merito suo l’Abruzzo può dirsi la seconda regione italiana dopo la Puglia per numero di capanne a tholos, e l’architettura in pietra a secco è stata riconosciuta Bene regionale. Micati, intellettuale militante che ha lavorato non da tavolino ma sporcandosi le mani, un onore essere stato per una vita il suo editore», ha riconosciuto. Dal canto suo l’antropologo e ricercatore pescarese ha raccontato come in Abruzzo secoli di pastorizia e di cultura pastorale testimonino del legame straordinario con una natura forte. «L'amore per il bello, come nelle tavole rupestri incise dal pastore poeta Francesco Giuliani sugli stazzi di Castel del Monte, e l’eccellenza nelle arti rappresentano espressioni sedimentate nel Dna degli abruzzesi figli di un territorio», sottolinea Micati, «che sa conservare la continuità con un passato arcaico non modernizzabile com’è la transumanza delle greggi, un fenomeno di portata formidabile che ha prodotto larga ricchezza sin dalla più remota antichità, governato dalla figura del pastore e dalla natura immutabile dell’attività che è chiamato a svolgere». Sin dal mondo antico, si legge nella presentazione di “Pastori”, l’Abruzzo è stato terra elettiva di greggi e pastori. Una vocazione certamente sostenuta dalla particolare morfologia del territorio, che vanta non solo i più alti rilievi dell’Appennino, ma anche la più ampia bancata montuosa della dorsale, articolandosi in ben quattro linee parallele di corrugamenti, inframezzati da grandi sistemi di altipiani interni. In un territorio così tormentato, le comunità umane che l’hanno abitato hanno dovuto costantemente confrontarsi con una natura forte, a cui doversi nei millenni adattare per sopravvivere. Con una continuità peraltro impressionante, perché la presenza dell’uomo nell’Abruzzo interno è ininterrotta dal Paleolitico superiore, qualcosa come 700.000 anni.