Pedicini: faccio vivere la mia anima con le voci di Spacey, Carrey e Fiennes

26 Marzo 2017

Il grande doppiatore pescarese racconta i suoi inizi con ’Nduccio fra gli scout ed Elia Iezzi a Tvq «Prima di questo mestiere ho rischiato di fare il Cicerone in una fabbrica di diamanti ad Amsterdam»

di Rosa Anna Buonomo

Con la sua voce, tra le più amate e conosciute del cinema italiano, ma non solo, entra nell'anima dei personaggi e la regala al pubblico. Un grande talento, quello di Roberto Pedicini, che l'ha portato a diventare doppiatore ufficiale di Kevin Spacey, Jim Carrey, Ralph Fiennes e Javier Bardem e a conquistare prestigiosi riconoscimenti quali il Nastro d'argento per il doppiaggio di Carrey in "The Truman Show" e di Kenneth Branagh in "Celebrity".

Classe 1962, beneventano di nascita, Pedicini si definisce «pescarese di adozione». E' a Pescara, infatti, che si trasferisce da bambino; una città diventata a tutti gli effetti la sua casa e il suo mondo. «Ho frequentato le scuole elementari vicine alla Chiesa di Santa Caterina. Avevo una maestra adorabile. Da allora, le donne hanno contato moltissimo nella mia vita scolastica e professionale: ho trovato sempre delle seconde madri», racconta.

Nasce molto presto l'amore per la radio. «Avevo 15 anni all'incirca. Iniziai con Gianni Lussoso, nella radio 7 giorni 7. Un programma musicale. La musica ha sempre accompagnato la mia esistenza, fin da bambino. Mio padre mi regalò una chitarra. Ho imparato a suonarla quando facevo il boy scout, proprio a Santa Caterina». Risale a quel tempo l'incontro con Germano D'Aurelio, ’Nduccio. «Ero un bambino, lui un ragazzo che amava già l'arte musicale. Mi inserì nel gruppo scout, dove sono nate belle amicizie che ho portato avanti nel tempo».

La curiosità e la voglia di scoprire sono state alla base del percorso artistico di Pedicini. «Quando ho iniziato a fare radio, vivevo in un mondo che stimolava alla scoperta. Una cosa che mi accompagna ancora oggi, la curiosità. Mi definisco un esploratore della vita, dell'anima, delle emozioni. E' un aspetto che mi ha portato a sviluppare anche il talento. Amo migliorarmi e aprirmi a nuove esperienze. Sto studiando recitazione a Roma, all'Acting Lab di Alessandro Prete. La recitazione e la vita emotiva sono come due rette parallele: a volte si avvicinano talmente tanto che si vanno anche a fondere Molto spesso un attore gioca, apre i cassetti delle proprie emozioni. Per farlo bisogna aprire quella vulnerabilità a tutto ciò che ti circonda».

Dopo la prima esperienza radiofonica, Pedicini entra a far parte della squadra di Tvq «capitanata e diretta da Elia Iezzi. Cercavano uno speaker pubblicitario e ho deciso di andare a fare il provino. Mi scelsero come voce. Avevo circa 18 anni».

Fu allora che cominciò a farsi strada l'idea di avvicinarsi al magico mondo del doppiaggio. «Elia Iezzi era un appassionato. Ricordo un programma in cui invitava i più famosi doppiatori italiani; ne rimasi folgorato. Prima di allora, non avevo mai pensato al doppiaggio come un'ambizione. Avevo iniziato, invece, a pensare alla possibilità di intraprendere una carriera da attore. Chiesi perciò consiglio a Elia, che aveva iniziato a fare doppiaggio in prima persona. Mi suggerì di provare ad avvicinarmi al doppiaggio, dal momento che usavo già la mia voce». Con Elia Iezzi, Roberto Pedicini raggiunse la Capitale, dove fece un provino con Mimmo Palmara. «Non andò male. Dovevo pulire un po' la dizione, ma mi dissero che potevo funzionare. Andai via armato di grandi speranze e tanta voglia di farcela. Decisi di trasferirmi a Roma. Volevo mettermi in gioco».

Fu quello il periodo di quello che il doppiatore chiama lo «sliding doors», in riferimento all'omonimo film con protagonista Gwyneth Paltrow. «Tutti noi nella vita ne abbiamo uno: un momento che la vita te la cambia. Ero fidanzato con una ragazza olandese e ne ero innamoratissimo. Mi aveva trovato lavoro: fare il Cicerone in italiano in una fabbrica di diamanti ad Amsterdam. In quel periodo avevo iniziato a fare piccoli turni di brusii in sala di doppiaggio, ma non avevo iniziato ancora a lavorare in modo concreto. Avevo davanti due possibilità: trasferirmi in Olanda o continuare una strada molto incerta».

Le risposte arrivarono da un incontro casuale su un treno, mentre Pedicini stava raggiungendo Roma. «Stavo parlando del più e del meno con una ragazza seduta accanto a me. Mi chiese cosa facevo nella vita. Risposi d'impulso: il doppiatore. In quel momento mi resi conto che la mia anima aveva deciso».

Aveva quasi 19 anni quando fece l'incontro che gli cambiò la vita: quello con Grazia Cappabianca. «Feci un provino. Lei mi prese da parte e mi diede un bigliettino con il nome di Giovanna Masini. Mi disse di andare a suo nome e aggiunse: “Le dica: Grazia ha detto che sono stato bravissimo”. Si girò e andò via. Rimasi molte ore a girare a piedi per Roma, con il mio borsone. Questa cosa mi risuonava dentro e capii che stava per cambiarmi la vita. Cominciai a fare tanti provini e a lavorare molto, esplorando questo mondo a me molto congeniale: un mondo di emozioni interiori che riuscivo a trasmettere utilizzando solo la voce. Nel giro di un anno, Giovanna Masini mi mandò a fare un provino con Fede Arnaud, una donna a cui devo tutto».

Arrivò la serie televisiva americana "A-Team", in cui Pedicini prestò la voce al personaggio di Murdock. «Fare questa serie con Fede Arnaud voleva dire avere tante occasioni e migliorare sempre di più. Arrivò un film molto importante di Coppola, 'Rusty il selvaggio', dove doppiai il coprotagonista Mickey Rourke. Doppiai, poi, il mio primo protagonista: Eric Roberts in “Star 80” di Bob Fosse».

Il film che lo ha consacrato è stato "Amadeus". «Avevo 22 anni. Mi scelsero per prestare la voce a Mozart. Ho fatto molti provini per ottenere questo lavoro, sempre più selettivi. Amadeus ha consacrato il mio successo nel mondo del doppiaggio». Nel 1998 ci fu un ritorno alla radio con il personaggio di Jack Folla, che ottenne uno straordinario successo. «Kevin Spacey è diventata la mia carta di identità, ma sono voce ufficiale di almeno 4 attori, tutti straordinari». Una passione, quella per il doppiaggio, che lo ha portato anche a iniziare, 15 anni fa, ad una bella avventura nella sua Pescara con il collega Christian Iansante e Walter Bucciarelli: l'Accademia del Doppiaggio. I corsi si tengono anche a Roma, Firenze, Milano e Padova.

«Sono tornato alla radio, con il programma “Bob Revenant”, in onda dal lunedì al giovedì, dalle 20 alle 22, su Radiofreccia». Un lavoro di emozioni, quello del doppiatore, che va dritto al cuore del pubblico. «Mi piace arrivare al nucleo di un'emozione. Ho fatto vivere la mia anima, per questo ho avuto successo in questo lavoro».

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