Pelé presenta il film sulla sua vita «Che bello battere l’Italia in finale»

MILANO. Per spiegare il calcio alle volte basta poco. Quattro lettere possono essere più che sufficienti: Pelé. Per quasi tutti è stato il più grande calciatore di sempre, ma la famosa diatriba...
MILANO. Per spiegare il calcio alle volte basta poco. Quattro lettere possono essere più che sufficienti: Pelé. Per quasi tutti è stato il più grande calciatore di sempre, ma la famosa diatriba «meglio Pelé o Mardona?» è una questione di cui si continuerà a discutere all’infinito. Quel che è certo è che in occasione dell’uscita, prevista per oggi (alle ore 20 al The Space Cinema di Montesilvano per il calendario Extra ), del suo film, “Pelé” (diretto dai fratelli Jeff e Mike Zimbalist e prodotto con Brian Grazer, premio Oscar per A Beautiful Mind), Edson Arantes do Nascimento, 76 anni, si è presentato a Milano con il sorriso di chi ha vissuto il calcio come una gioia infinita, coronamento di un sogno nato nel fango e nella povertà di Bauru.
La pellicola racconta proprio la prima parte della carriera di O’ Rey (il Re), da quando giocava a calcio per strada a piedi nudi alla storica finale del Campionato del mondo di Svezia 1958, quando il suo Brasile sconfisse 5-2 i padroni di casa grazie anche alla sua doppietta e lui, a soli 17 anni, alzò la sua prima delle tre Coppe Rimet conquistate in carriera. «Quando arrivammo in Svezia i giornalisti non sapevano nemmeno chi fossimo», dice Pelè, «pensavano che venissimo dall’Uruguay o dall’Argentina! Non ci considerava nessuno, ma dopo quella vittoria tutti sapevano dove fosse il Brasile e chi fossi io. Fu una vittoria importante perché rappresentò la rivincita di un intero popolo dopo la sconfitta nei Mondiali del 1950 in casa. Allora io ero un bambino, ma fu la prima volta che vidi mio padre piangere (la vittoria per 1-0 dell’Uruguay al Maracanà passò alla storia come il famoso Maracanazo, ndr)».
«Eppure non fu quella la mia vittoria più importante», ha proseguito Pelé, «bensì quella di Messico 1970 (quando il suo Brasile superò in finale l’Italia per 4-1, ndr). Allora ero più grande e più maturo, e sapevo che quello sarebbe stato il mio ultimo Mondiale».
In carriera Pelè ha segnato oltre mille gol, ma tra questi un posto speciale lo merita il numero 1000, segnato il 19 novembre 1969 contro il Vasco de Gama, e ancora ben impresso nella sua mente: «È stata l’unica volta in cui mi sono tremate le gambe al Maracanà! Segnare un rigore sembra una cosa facile, ma non quella volta». Quella fu la sua rete più importante, ma non la più bella: «No, al primo posto metto un gol segnato con la maglia del Santos contro la Juventude: quattro “sombreri” consecutivi e tiro al volo, ma insieme a quello metto anche il primo segnato nella finale contro la Svezia».
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