Penderecki, il musicista amato dai grandi registi

È morto all’età di 86 anni il compositore polacco che nel 2019 diresse i Solisti Aquilani in ricordo delle vittime del sisma
«Fare musica, per me, è la stessa cosa che vivere». Anche chi non ha mai sentito pronunciare il suo nome o visto la sua faccia conosce la musica di Krzysztof Penderecki, il musicista polacco morto, ieri, a Cracovia all’età di 86 anni.
Un gigante della musica del Novecento, Penderecki ha composto alcuni brani che hanno accompagnato e alimentato i nostri incubi al cinema. Sono sue le musiche di alcune sequenze di classici dei film horror d’autore come Shining di Stanley Kubrick, L’Esorcista di Wiliam Friedkin, Shutter Island di Martin Scorsese, e Inland Empire di David Lynch. Il 6 aprile del 2015, all’Aquila, Penderecki diresse i Solisti Aquilani in un concerto commemorativo dei morti del terremoto del 2009 . In una pausa delle prove di quel concerto il musicista polacco rilasciò un’intervista al Centro di cui pubblichiamo qui alcuni estratti.
C’è un rapporto fra i brani che saranno eseguiti e il terremoto dell’Aquila?
Mi ricordo del terremoto dell’Aquila. Ne lessi sui giornali, all’epoca. Mi ricordo che mi trovavo a Cracovia in Polonia quando accadde. Fu una tragedia. Quando mi hanno contattato dall’Aquila per questo evento sapevo che sarebbe stato un concerto per le vittime del terremoto del 2009. Vengo da un Paese, la Polonia, che non ha mai conosciuto terremoti, ma mi è capitato di viverne uno. Accadde una decina di anni fa a Tokyo. Ero in una sala da concerto dove eseguivano mie composizioni. Pensate che, quando ci fu il terremoto, nessuno abbandonò la sala da concerto e anche l’orchestra suonò il pezzo che stava eseguendo fino alla fine, per altri dieci minuti dopo la scossa. Io, invece, ero spaventato a morte».
Perché, per questo concerto, ha scelto brani di musica da camera?
Credo che la musica da camera sia qualcosa di più intimo rispetto alla musica eseguita da una grande orchestra. Eseguire musica da camera è quasi come rivolgersi personalmente a ciascuno degli spettatori in sala. E’ fare musica per noi, per il nostro piacere, oltre che per quello del pubblico. E poi lavorare con questi musicisti, i Solisti Aquilani, è davvero qualcosa di speciale.
Lei ha un rapporto stretto anche con il cinema e con alcuni registi, fra cui, per esempio Stanley Kubrick, che usò la sua musica per la colonna sonora di Shining. Che cosa ricorda di quel rapporto?
Parlammo al telefono un paio di volte perché lui voleva che componessi della musica per Shining. Mi chiamò lui. Mi disse che amava molto la mia musica e che voleva che scrivessi qualcosa per lui. Ma io, in quel periodo, ero molto occupato a comporre un’opera, per cui gli suggerii un mio brano che, secondo me, poteva utilizzare bene per il suo film.
Che cosa c’è nella sua musica che attira certi registi?
Forse il fatto che componga musica, come posso dire?, molto dinamica e piena di colore, che per un film è molto importante.
Ci sono musicisti che ama più di altri e che l’hanno ispirata?
Tutti i grandi sono morti. Potrei citare Monteverdi, Palestrina, Bach che sono stati i più importanti per la mia tecnica di composizione. Ma anche Stravinskij, Šostakovic, di cui sono stato amico, e Messiaen.
A cosa serve la musica?
Non lo so. Quello che posso dire è che ho iniziato a suonare il violino a 5-6 anni, perché mio padre suonava quello strumento, e che, da allora fino ad oggi, la musica ha sempre fatto parte della mia vita. Per me fare musica è la stessa cosa che vivere.
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